MARANO, IL NUOVO PENTITO E LE DOMANDE CHE ATTENDONO ANCORA RISPOSTE. NON SOLO OMICIDI, MATTONE E DROGA, VOGLIAMO SAPERE CHI TRADI’ LO STATO NEL VENTENNIO DEI POLVERINO?

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Cosa ci aspetta dal nuovo pentito del clan Polverino? Qualcosa di diverso rispetto a quanto non abbiamo già riferito i vari Perrone (quello che ha raccontato con maggiori dettagli), Simioli, Verde, Di Lanno, D’Ausilio, Tipaldi, Giannuzzi e via discorrendo.

Da Giuseppe Ruggiero, alias “Cepp ‘e fung”, si attende altro: non solo riferimenti ai delitti di sangue mai risolti (ve ne sono ancora parecchi), ma anche altro, soprattutto in relazione agli affari tra il clan Polverino e i colletti bianchi maranesi e quartesi, gli imprenditori, i commercianti che in qualche modo hanno beneficiato del supporto della cosca un tempo egemone a Marano. Ma c’è anche altro da sapere: chi ha sostenuto i Polverino all’interno delle istituzioni? Molte cose sono già note, grazie alle dichiarazioni dei precedenti pentiti, ma soprattutto grazie alle inchieste giornalistiche e della magistratura. Ci sono ancora, però, tanti quesiti inevasi. I cittadini di Marano hanno diritto di sapere chi furono gli esponenti delle forze dell’ordine ed eventuali funzionari o tecnici pubblici che diedero una mano al clan. Chi tradì, insomma, lo Stato negli anni a cavallo tra 1991 e il 2012-2013, anno in cui andò in archivio l’impero criminale dei Polverino, che tuttora però ha ancora una forte pericolosità perché inserito perfettamente nel circuito economico e commerciale.

Ruggiero, che non era ed è uno sprovveduto, qualcosa deve pur saperlo. Sui fatti di sangue, sul cemento e sulla droga sappiamo tanto, anche se non tutto, sui fatti istituzionali e sul rapporto con alcuni apparati dello Stato e della pubblica amministrazione ancora poco o comunque non tutto. O comunque andrebbe confermato ciò che ha già rivelato Perrone.

Ma chi è il nuovo collaboratore di giustizia?

Giuseppe Ruggiero, 60 anni, meglio noto come “Geppino Ceppa ‘e fung”, è un esponente di primo piano del clan capeggiato da Giuseppe Polverino. Quando fu arrestato, nel lontano 2016, figurava nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi d’Italia. “Ceppa ‘a fung” fu catturato a Pomezia, assieme ad un altro pericoloso latitante (Carlo Nappi), dai carabinieri del nucleo investigativo di Napoli. E’ detenuto e proprio di recente è stato destinatario di una ordinanza di custodia cautelare: è coinvolto, infatti, nell’omicidio di Tammaro Solli, freddato dagli uomini di Polverino il 22 gennaio del 1998 all’altezza della Rotonda Maradona, al confine tra Marano, Quarto e Villaricca. Fino ad allora, Ruggiero doveva rispondere esclusivamente di altre tipologie di reato: traffico di droga, associazione mafiosa ed estorsione. Il coinvolgimento nel delitto del giovane Solli, e la prospettiva di una ipotetica condanna all’ergastolo, avrebbe forse spinto il 60enne a collaborare con lo Stato. Giuseppe Ruggiero è uno dei personaggi più noti della mala cittadina. La sua carriera criminale inizia in giovane età e da adolescente viene rinchiuso nel carcere minorile di Nisida. Successivamente si avvicina ai Nuvoletta, clan egemone a Marano tra gli anni Settanta e Ottanta, e infine si affilia ai Polverino, che a partire dal 1991 subentrano ai padrini di “Montesanto” nella gestione dei traffici illeciti. Scala le gerarchie interne, divenendo nel giro di pochi anni uno dei luogotenenti del super boss Giuseppe Polverino. E’ uno degli uomini più influenti nei momenti in cui il padrino, braccato dalle forze di polizia, è costretto a rifugiarsi in Spagna o a darsi alla latitanza tra Quarto, Marano e Pozzuoli. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Ruggiero – come altri boss dei Polverino – è sempre stato attratto dalla “bella vita”: amante dei viaggi, delle auto di lusso nonché habitué di importanti casinò. Salvatore, uno dei suoi figli, è attualmente detenuto: fu arrestato cinque anni fa in un blitz che azzerò parte dell’ala polveriniana di For ‘o Truglio e parte della fazione degli Orlando che in quel periodo era in forte ascesa.

Castrese, il fratello dell’uomo che ha scelto la strada del pentimento, perse la vita – per futili motivi – nel corso di un conflitto a fuoco avvenuto all’interno di un locale di Calvizzano, nel bel mezzo dei festeggiamenti di un battesimo. Con lui, dopo giorni di agonia, morì anche Antonio Ferrillo.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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