GIUDICE DI PACE, MARANO NON PUÒ SUBIRE L’ENNESIMA UMILIAZIONE

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Ieri sul Mattino di Napoli è stato pubblicato un articolo, a firma di Fernando Bocchetti, “Soldi finiti, i commissari fermano il Giudice di Pace”. Tralasciando momentaneamente le responsabilità sia politiche che personali, bisogna risalire al Secolo scorso se non all’Unita’ d’Italia per comprendere il ruolo che veniva svolto nel campo della Giustizia dalla Città di Marano. Esisteva sia la sede Pretorile che il Carcere Mandamentale, che serviva i vari
Comuni del comprensorio compreso la città di Giugliano. Con la soppressione prima delle carceri mandamentali e poi delle sedi Pretorili con una nuova l’organizzazione dei Tribunali Ordinari e degli uffici del P.M, come logica conseguenza Marano si trovò ad usufruire della sede distaccata del Tribunale Napoli Nord, per l’occasione fu costruita la sede ad hoc in via Nuvoletta e gli uffici divennero funzionanti.

Poi, successivamente, con il riordino e raggruppamento dei Tribunali Ordinari, assistiamo alla soppressione del Tribunale Napoli Nord a Marano ed il trasferimento del medesimo ad Aversa.. Sempre con legge n.274/2000 fu istituito il Giudice Onorario di Pace, la legge prevedeva che le sedi fossero nei capoluoghi dei vecchi mandamenti di pretura e Marano divenne sede del Giudice di Pace. I dati storici ci permettono di ricordare anche le discordanze esistenti tra i due Comuni: Marano e Giugliano, maggiori del circondario e solo il loro superamento ci consentirebbe di fare quel salto culturale che l’intero territorio a Nord di Napoli ha bisogno per raggiungere quel salto socio-economico, occupazionale che la collettività richiede, diversificando i ruoli e le competenze di ognuno di essi.

Da non dimenticare mai le motivazioni addotte dal Ministero degli Interni sull’ultimo scioglimento del consiglio Comunale di Marano per infiltrazioni camorristiche: “il fenomeno è diffuso a livello comprensoriale”. Se diatriba ci fu si è conclusa con un nulla di fatto per entrambi: Marano per l’incuria degli Amministratori si è trovato senza la sede; a Giugliano, con la Legge 155/1999 che prevedeva !’istituzione di nuovi Tribunali venne assegnata la sede, mai realizzata, conclusosi con la sede del Tribunale definitiva ad Aversa, servendo una metà dei Comuni a Nord di Napoli ed una metà dell’Agro Aversano, in discontinuità ai fini che la stessa Città Metropolitana sancisse con l’Unione dei Comuni poiché solo metà di essi ne fanno parte. Tra l’altro, perfino gli Ordini Professionali non trovano un intento comune..

Nel merito, come più volte sottolineato dall’autore dell’articolo pubblicato su Terranostranwes, “Perché l’ufficio del giudice di Pace si appresta a chiudere ? Ecco i motivi che bisogna conoscere…..”. Comprendere i motivi non giustifica la chiusura per cui un estremo tentativo politico bisogna esercitarlo. La triade Commissariale non si deve limitare ad una presa d’atto tutta di matrice ragionieristica, “non esistono fondi in Bilancio” ma, come sicuramente fatto, invitare i Comuni morosi a versare il dovuto; bisogna poi espletare l’ennesimo tentativo per appianare la vertenza con i Cavallo che rivendicano la proprietà dei 2/3 del manufatto.

Ieri mattina mi sono incontrato con un caro amico che ha ricoperto l’incarico di assessore al ramo, subentrante al precedente con il quale si verificò l’evento, durante la gestione Perrotta. Alla mia domanda sulla crisi degli uffici del Giudice di Pace e l’articolo in questione, mi rispondeva che era la conseguenza di un degrado della politica locale, circa la responsabilità politica del caso, il mancato esproprio dei terreni su cui è sorto l’attuale edificio dove oggi sono ubicati gli uffici del giudice di Pace, la Giunta Perrotta deliberò
l’atto di esproprio dei terreni di proprietà dei due eredi Cavallo, ma l’atto di esproprio non fu firmato dal Tecnico al ramo, il quale poco dopo si trasferì in un Comune nel salernitano. Tutto è nato da un errore da parte del Responsabile dell’Ufficio Tecnico di allora, non aver firmato l’atto di esproprio dei terreni in questione, conseguenza una sentenza del Tribunale competente a favore dei proprietari dei terreni su cui sorge il manufatto per cui, successivamente il Giudice applicando alla lettera la legge sui diritti di superficie
senza entrare nel merito, poiché la vertenza è tra un privato ed un ente pubblico ed il manufatto era stato costruito con un finanziamento regionale e della Comunità Europea sarebbe stato più opportuno nominare il C.T.U, valutare il terreno a mq, moltiplicarlo per i mq di terreno utilizzati e quantificare il danno arrecato, mentre decide che i 2/3 della proprietà dell’edificio è di proprietà dei Cavallo.

Se tutto si racchiude in un errore commesso dal Responsabile dell’Ufficio Tecnico, conoscendo personalmente le famiglie Cavallo in particolare quella “ dei carrisi” ed il capo stipite, il defunto Don Antonio, sono certo che i Germani, figli del mio fraterno amico Mimmo, non derogherebbero dalla morale del nonno che mai avrebbe approfittato di un errore tecnico per impossessarsi di un bene pubblico arrecando un ulteriore danno alla collettività, se viceversa sussistano occulti accordi sottostanti è giusto adire le vie legali e paghino i responsabili.
Conoscendo personalmente il Sindaco di Giugliano, dott. Nicola Pirozzi ed alcuni Assessori, mi rifiuto di credere che da parte loro esista un disegno perverso ai danni della Città di Marano.

Franco De Magistris

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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