Dei tredicenni e della loro uscita da scuola forse si occuperà il Parlamento, difficile dire se questo o il prossimo. Ma intanto i genitori dovranno farsi carico di riportarli a casa alle due del pomeriggio ogni giorno. «Lo dice la legge», ha spiegato la ministra Fedeli intervistata durante la trasmissione «Tagadà». Anzi, avverte: «Attenzione a non fare diventare questo caso un elemento di non assunzione di responsabilità da parte dei genitori nei confronti della legge». Parole un po’ dure per i genitori alle prese generalmente con la responsabilità di far crescere i propri figli. Ma tant’è: il ministero non può essere d’aiuto, non può sciogliere il nodo creato dalle circolari di alcune scuole dopo la sentenza della Cassazione che ha respinto il ricorso del ministero condannato a pagare parte dei danni morali alla famiglia di un ragazzino undicenne morto alla fermata dello scuolabus davanti a scuola quattordici anni fa.
Sull’onda della paura, dopo che da sempre le scuole medie sono la palestra dell’indipendenza e dell’autonomia degli adolescenti, i presidi hanno cominciato a non accettare più le liberatorie dei genitori che autorizzano da sempre gli insegnanti a lasciare i loro figli sulla porta della scuola. E alla fine è arrivata anche la riposta ufficiale del ministero per bocca di Valeria Fedeli che evoca «l’abbandono di minore», fattispecie del codice penale: la legge può essere cambiata solo dal Parlamento ed è in ballo la «tutela dell’incolumità dei minori». Tutto vero dal punto di vista giuridico, tanto che la ministra auspica un intervento delle Camere sulle liberatorie. Ma come la si mette con il fatto che da generazioni sono i genitori che decidono se i propri figli possono essere sufficientemente maturi da poter fare pochi o tanti metri per tornare da scuola? Anche perché tutti gli altri spostamenti dei ragazzi, che proprio la scuola lascia «liberi» inesorabilmente alle due del pomeriggio, sono per così dire concessi, non rientrando nella responsabilità del Miur. Anche all’entrata i ragazzi potrebbero arrivare da soli, l’abbandono in questo caso sarebbe da parte della famiglia. È la ministra anche a dare qualche consiglio ai genitori un po’ spaesati in questi giorni su come comportarsi con i figli: «Se volete far sperimentare ai ragazzi un’autonomia lo si può fare non nel rapporto casa-scuola-casa». Oppure usate i nonni, «per loro è un gran piacere andare a prendere i nipotini», che a tredici anni spesso sono più alti dei nonni stessi.
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