Gentile dottore,
Ho letto i pareri che dà sul sito Terranostranews e ho pensato di poterle comunicare la mia problematica.
Sono un ragazzo di 22 che da circa tre anni soffre di colon irritabile. Questa diagnosi è stata effettuata tramite analisi, escludendo tutte le altre patologie associati a tali sintomi. Il colon irritabile è dovuto essenzialmente a motivi ansiogeni. Mi capita spesso prima di un esame o di un evento importante di avere mal di pancia, diarrea e stomaco chiuso. Devo ammettere di essere anche una persona molto ipocondriaca. Purtroppo 14 anni fa mio padre ci ha lasciati per un brutto tumore al pancreas. Ogni piccolo dolore addominale mi getta nello sconforto, ho paura e lo ammetto. Effettuo regolarmente esami clinici, l’ultimo un paio di annetti fa, ma sono spaventato comunque. Due settimane fa mi sono talmente spaventato per un dolorino alla schiena, che ho avuto lo stomaco chiuso e per qualche giorno ho mangiato solo riso e tè. Adesso la fame è un po’ tornata, anche se tendo sempre a tenere sotto controllo tutto (colore feci, urine…). Tutto questo non è accompagnato da dolori forti e perforanti, allora mi sono detto che il problema è nella mia mente. Voglio riacquistare il controllo della mia vita e Le chiedo quindi come fare. Grazie
Leonardo, Marano
La parola si fa “sintomo” quando è ostruita la via d’accesso alle emozioni. Sono queste che, nel loro non venire alla luce, provocano tensione, malessere, malinconia, solitudine…L’ansia la fa da padrona, in queste situazioni, su cui si focalizzano tutte le attenzioni per arrivare poi, dopo un lungo peregrinare, tra medici e specialisti, senza una diagnosi certa, che possa attestare in modo preciso una patologia organica. Paradossalmente sarebbe proprio questa a mettere a tacere gran parte delle inquietudini presenti nell’individuo, riconosciuto così come una persona malata. Questo succede perché in genere non si tiene conto della propria storia, che non può essere racchiusa in una raccolta anamnestica di dati clinici, essendo fatta di tutt’altro. E’ la propria storia che, ora e qui, compare e ci porta a parlare di determinate situazioni fatte di ansia, di emozioni, di inciampi, e anche di desideri. E’ da essa che vengono fuori le nostre possibilità esistenziali, che a volte sembrano fermarsi, perché hanno subito un arresto, trovato un ostacolo, che la vita ha propinato sotto forma di eventi traumatici, luttuosi, dai quali bisogna venire fuori, facendoli diventare i propri punti di partenza per l’inizio di un qualcosa di nuovo. Dalla caduta bisogna rialzarsi, per riprendere il cammino, con i propri tempi, con le proprie modalità, attraverso l’elaborazione delle proprie sofferenze, per ritrovare il tempo della narrazione della propria vita, che altrimenti può rimanere congelata negli aspetti sintomatici fatti di tempi morti, fissati ad altri momenti, che la strada dell’oblio non può portare via.
Dott. Raffaele Virgilio
Psicologo e psicoterapeuta – virgilioraffaele@gmail.com
Si comunica agli affezionati lettori che la rubrica viene sospesa per riprendere dopo le vacanze estive.
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