Condivido l’ultima intervista di Giuliano Pisapia su Repubblica : la sinistra ha bisogno di rotazione, non di rottamazione. Suggerisco un ulteriore approfondimento all’attenzione dell’area progressista.
Il Paese ha bisogno di una rotazione di idee e di politici che sappiano rappresentare al meglio i bisogni della gente e non limitarsi all’approssimazione, al piccolo cabotaggio garantito, al personalismo.
Come sostenevo nel mio ultimo articolo sulla casa comune pubblicato su Terranostranews, per costruire un nuovo centro- sinistra vincente bisogna recuperare una buona parte di coloro che hanno disertato le urne o si sono riversati su altri soggetti. “Popolo di sfiduciati, delusi, per buona parte popolo di sinistra”.
Il primo interrogativo da porci e’ come recuperare la fiducia, per cui e’ sufficiente una coalizione tra gli attuali partiti e movimenti che si richiamano al centro-sinistra, oppure pensare ad un nuovo soggetto politico, plurale ed inclusivo che si dia un programma di lungo respiro e regole ben definite?;. Con l’avvicinarsi dell’elezioni politiche bisogna, con questo sistema elettorale, lavorare ad una lista di “discontinuità'” ed auspicarci in una sua affermazione, questo serve nel prossimo domani, a costringere Renzi e la maggioranza del P.D. a rivedere la posizione di un futuro Governo di centro- sinistra. Il distinguo ci spinge ad intercettare gli elettori che ancora credono in un recupero del P.D., se non si dovesse riuscire ad una costituente, tentativi in precedenza ne sono stati fatti, se il processo non parte dal basso l’obbiettivo sara’ deludente. Un esempio tangibile la costituente socialista, nella quale con Arturo Scotto, a livello provinciale ci siamo prodigati, finita con un nulla di fatto, con i socialisti con percentuali meno dell’Uno per cento, che, come furbetti di quartiere, ne rivendicavano la vittoria con le elezioni dei propri rappresentanti nel penultimo consiglio regionale e con alcuni di questi, attualmente parlamentari nominati, che pensano ancora di condizionare la vita politica nazionale. Motivo per cui mi sono allontanato dall’attuale partito socialista.
Il secondo interrogativo, non meno importante del primo, agli occhi del cittadino, e’ sufficiente una unita’ d’intenti tra i maggiorenti dei partiti e dei movimenti che richiedono una discontinuita’ e, non coinvolgere i cittadini alle scelte da adottare? La posta in gioco ha bisogno di una attenta riflessione ed una svolta radicale.
Se pensiamo che si sia concluso un ciclo, la seconda Repubblica, con il respingimento della politica dell’alternanza, ripercorrere le strade del passato e’ un errore, bisogna pensare ad un soggetto politico che possa rappresentare la maggioranza del paese non sulla spinta della ricerca del diverso, dell’uomo solo al comando ma del collettivo che sappia interpretare al meglio le esigenze del paese. Passando per un soggetto federato, darci delle regole certe, primo al nostro interno, per poi, con una probabile maggioranza parlamentare imporre le medesime regole con leggi che non permettono cambio di casacca che e’ la peggiore iattura che si e’ verificata nell’ultima legislatura, ed, una legge elettorale chiara che eviti nominati, al tempo stesso, prevedere una riforma della sfiducia costruttiva che ridia al Parlamento il ruolo assegnatoli dalla Costituzione. Stiamo alla funzionalita’ degli Organi legislativo ed esecutivo, ma quello di cui maggiormente ha bisogno il paese sono le riforme di strutture che solo con un Governo ispirato al valori del riformismo si possano realizzare.
Non a caso mi ricordo il modo di pensare, tutto individualista, dei vari Di Donato, Cirino Pomicino, per citarne alcuni, che avevano portato la prima Repubblica alla sua fine, convinti di essere i migliori “se ritorniamo in Parlamento faremo…,” senza comprendere che i cittadini avevano gia’ decretato la loro fine per il loro dire e fare.
Non vorrei che si ripetesse la medesima convinzione negli elettori, dove, se pur con responsabilita’ diverse, per la carenza di partiti veri, organizzati, un tempo, i propri rappresentanti venivano individuati da un lavoro di sintesi-analisi-sintesi che partiva dal basso e non dal carrierismo tuttora dilagante coinvolgendo i cittadini nelle scelte che ne diventavano espressione e con i quali gli eletti potevano interloquire ed i cittadini valutarne l’operato. Ai tanti nominati che nulla hanno fatto per un reale cambiamento, se credono nella causa, si puoi essere utili e costruttivi senza ricoprire nessuna carica istituzionale come sottolineato dallo stesso Pisapia, o di organismi di partito come Speranza ha tenuto a sottolineare ad un attacco del renzismo con la sua rottamazione, verso Bersani o D’Alema, i quali non ne fanno parte, per la loro onesta’ intellettuale e lungimiranza, sicuramente non sono spinti da un rivendicazionismo di bottega, ma da una visione di cambiamento quando ne rivendicano la discontinuita’. Per un reale cambiamento della politica e del modo di far politica serve il contributo delle vecchie e nuove generazioni, dove i quadri dirigenti scaturiscano dal sapere, dall’abnegazione, dall’apprendere e non dal carrierismo male endemico della democrazia.
Franco De Magistris
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