Caro dottore, sono una ancora piacente donna di oltre 40 anni, con una figlia adolescente che fiorisce magnificamente sotto i miei occhi vigili e amorosi. La fase particolare che mia figlia attraversa a tredici anni la porta sempre più spesso a criticare alcuni miei atteggiamenti, che lei ritiene vere e proprie fissazioni: la cura del corpo, dell’alimentazione e della forma fisica, l’esaltazione della mia bellezza, curata fin nei minimi particolari con prodotti a volte anche costosi. Le sue critiche sono a volte aggressive e riguardano le mie spese, vengo inoltre derisa perché “mi illudo di fermare il tempo” e risulto “ridicola”. Tengo molto a preservare la mia forma smagliante, sto già pensando per la seconda volta, a dire il vero, all’aiuto della chirurgia plastica, ma a volte colgo nei suoi sguardi verso di me un misto di ammirazione e rabbia. Io a mia volta sono gelosa di lei, e la vorrei ancora piccola, bambina. Lei invece tende ad atteggiarsi già da donna, con l’uso di trucchi che letteralmente mi sottrae di nascosto, e che scopro usare quando è fuori casa. E così anche i miei sguardi verso di lei, forse, sono di ammirazione mista a rabbia. La tensione tra noi andrebbe stemperata, ma come fare?
Amelia, Vomero
Tempo come concetto legato alla dissoluzione, alla perdita della forma; tempo che passa, che non ritorna, fatto di ricordi, di un passato che ancora non è passato, che si vorrebbe tornare a vivere, attraverso fattezze e modalità adolescenziali, a volte, senza rendersene conto, in maniera goffa. Comportamenti che celano una forte angoscia, legata al concetto di morte, perché non accettata, non elaborata, nel lutto che viviamo nelle diverse fasi di separazione che la vita ci riserva. Allora si corre in-contro al godimento, senza limiti, per far fronte al sentimento angosciante attraverso forme esorcizzanti, che mal rivelano i loro effetti. Strategie estetiche, interventi illusori, il cui unico effetto è quello di fermare il tempo, in un eterno presente che non prevede spazi per progettualità future. Al centro di tutto viene messo il corpo, che diventa oggetto di restauro, attraverso i vari interventi, per negare l’invecchiamento; perché è il corpo vecchio che si vuol negare, cancellare senza tenere conto che una ruga può essere legata a una parte della nostra storia, fatta di emozioni e condivisioni irripetibili. Non è possibile fermare il tempo, viverlo sì! Il tempo va vissuto, anche attraverso uno sguardo che si posa su una figlia adolescente, che nella sua bellezza può suscitare sguardi di ammirazione. Oltre la propria insicurezza, quella ammirazione potrebbe essere anche nostra, se solo provassimo a guardare con gli occhi di chi sente partecipe di quel processo di crescita che ci vede coinvolti e partecipi non come competitori, ma come adulti che consegnano i figli alla vita.
Raffaele Virgilio, psicologo e psicoterapeuta
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