Lotti (Pd) e Palamara, ecco cosa si dicevano per “piazzare i magistrati nelle procure”

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Luca Lotti arriva al Nazareno durante la riunione dei segretari regionali e provinciali del PD, Roma, 21 dicembre 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI
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Luca Lotti s’è autosospeso dal Partito Democratico . Dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni tra lui, il magistrato Luca Palamara, Cosimo Ferri (deputato del Pd) e cinque membri del Csm, il senatore ha deciso un passo di lato. S’è detto innocente e, in una lettera a Nicola Zingaretti, ha contrattaccato. Prima criticando Luigi Zanda che aveva osato chiedere un suo passo indietro («un senatore di lungo corso già coinvolto – a cominciare da una celebre seduta spiritica – in pagine buie della storia istituzionale del nostro Paese», ha definito il neotesoriere del Pd), poi ha parlato di «festival dell’ipocrisia», di «legittima amarezza» e «di moralisti senza morale. Io», ha chiuso, «non ho nulla da nascondere».

Ebbene. Stamattina i giornali hanno pubblicato parte delle registrazioni (ordinate dalla procura di Perugia e effettuate dal Gico della Guardia di Finanza attraverso un trojan inoculato nel cellulare di Palamara), che hanno svelato come Lotti, imputato nel processo Consip a Roma e dunque in pieno conflitto di interessi, discuteva e chiacchierava con membri del Csm in merito alle nomine dei procuratori capo della Capitale («si vira su Marcello Viola, ragazzi», dice) e di dossier per azzoppare la candidatura di Creazzo (il procuratore capo di Firenze che ha fatto arrestare qualche mese fa i genitori di Renzi).

«C’è un clima da P2», ha detto il pm Giuseppe Cascini, oggi membro del Csm. Forse il magistrato esagera.

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Ma leggendo altre trascrizioni di nuove registrazioni trovate dall’Espresso, i toni usati dall’ex ministro e dal pm accusato di corruzione sono pesanti e inquetanti. Perché sfiorano argomenti delicatissimi che mai dovrebbero essere discussi fuori dalle sedi istituzionali. Di più Lotti, il 9 maggio, parla con Palamara di come «spingere» un dossier contro Paolo Ielo. Cioè il magistrato che lo ha rinviato a giudizio per favoreggiamento nel caso Consip.

Lotti: «Va fatta»
Palamara: «È quello che dico…»
Lotti: «La roba che c’è in Prima (commissione del Csm, ndr), Luca…su Roma…è pesante. Sia il Quirinale, sia David (Ermini, ndr), lo vogliono affossare (l’ex ministro parla dell’esposto di Stefano Fava contro Ielo e Pignatone, in cui si ipotizza un conflitto d’interessi per le attività professionali di due fratelli dei magistrati, ndr)
Palamara: «Certo. Ma è chiaro oh…»
Lotti: «A noi la decisione Luca…che si fa? Si spinge? Una volta che si è fatto anche gli Aggiunti…»

Lotti e Palamara, presumibilmente, credono che il loro candidato preferito, quello su cui puntano tutte le fiche, Marcello Viola, sarà presto il nuovo procuratore di Roma.

Palamara: «Te lo spiego subito…»
Lotti: «Eh però non si può mollare anche lì…perché è anche quello…Io non è che ce l’ho…non è che ce l’ho a morte perché…Però questa roba, nulla, nulla, nulla mi toglie dalla testa che è stato uno scambio sulla nostra pelle Luca».
Palamara: «Sulla nostra pelle, io sono certo».
Lotti: «La mia soprattutto…cioè la nostra, intesa come…».
Palamara: «Luca, ma devi capì che so entrato in mezzo pure io…perchè quello che cazzo m’hanno combinato a Perugia ancora nemmeno se sa e non è chiaro….».

Lotti è inferocito. Crede a un grande complotto contro di lui.

Lotti: «La vera storia è che…che Ielo ha detto a Pignatone…tu lasciami stare su questa roba, io te mando avanti Consip».
Palamara: «Bravo»
Lotti: «Questo è vero Luca…E che cazzo, ti pare poco? E poi il fratello di Ielo c’ha na consulenza all’Eni…»
Palamara: «Tu sai…stamme a sentì…ma tu la bastonata…tu giustamente dici, a te t’hanno ammazzato sulla vicenda Consip… A me sai benissimo quello che ho sofferto con questa cosa… (l’inchiesta per corruzione che Ielo ha mandato a Perugia ndr)… Nel mio m’hanno ammazzato… non so come ho fatto a rimanè in piedi… quindi la fortuna che cosa ha voluto? Ha voluto che uscisse fuori Stefano (Fava, che farà l’esposto contro Ielo sui presunti conflitti d’interesse del fratello Domenico ndr)…»
Lotti: «Si si, con la sua pazzia…»
Palamara: «Però lui è un matto che ti dice… io ho capito… che cioè tu hai fatto… puoi aver fatto na… ma questi stanno a’ fa peggio… allora a sto punto io li ammazzo… perché siccome non mi frega un cazzo di nessuno, vado fino in fondo…».

I due, poi, continuano a parlare. Di vendette, di come Ielo conduce le indagini («in condizioni normali Armando Siri veniva arrestato», chiosa Palamara. «Marcello De Vito è stato arrestato per molto meno»), delle loro ambizioni, e di Consip.

Palamara: «Supponiamo che (in procura a Roma, ndr) c’è Viola e c’è Luca Palamara…crediamo a Scafarto o non gli crediamo? Se io vado a fare l’aggiunto (la posizione a cui il pm indagato aspira, ndr) questo gli dico al mio procuratore Viola che si consulta con me: “Gli vogliamo credere? Rompiamogli il culo. Non gli vogliamo credere? Si chiude, e fine”».
Lotti, che sembra sperare che Viola prenda presto il posto di Pignatone e l’amico Palamara quello di Ielo, ribadisce: «Certo… Se il rapporto tra voi… vorrà farlo, lo farà».

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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