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Il Comune di Napoli punta a trasformare lo stadio Diego Armando Maradona in un impianto moderno da 70mila posti, grazie alla riapertura del terzo anello, all’avvicinamento delle tribune al campo e alla rimozione della separazione tra i settori superiori e inferiori. Sono i principali dettagli del masterplan annunciati dall’assessore alle Infrastrutture Edoardo Cosenza in un post su Facebook, che rilancia l’ambiziosa visione di restyling dell’ex San Paolo.
Il piano, consegnato alla SSC Napoli lo scorso aprile, prevede:
Riapertura del terzo anello (chiuso da 21 anni), che porterebbe circa 10mila posti aggiuntivi;
Modifica del primo anello, con tribune più vicine al campo, in stile Maracanà;
Ampliamento della copertura con tre nuove campate, sfruttando la struttura in acciaio di Italia ’90;
Installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto;
Creazione di un museo all’interno dello stadio.
L’obiettivo complessivo è raggiungere una capienza tra i 68.000 e i 70.000 spettatori, avvicinandosi agli standard di stadi come l’Olimpico di Roma e il Maracanà di Rio de Janeiro.
Nonostante il parere positivo dei delegati Uefa e Figc (che hanno definito il progetto «interessante e intelligente» durante una riunione il 24 luglio), resta il nodo principale: la contrapposizione tra Comune e SSC Napoli.
Il club di Aurelio De Laurentiis, infatti, ha ribadito la sua intenzione di costruire un nuovo stadio al Caramanico, già presentato alla ZES e in attesa della conferenza dei servizi prevista per il 4 settembre. Il Comune, dal canto suo, ha espresso perplessità su quell’area, in particolare sulla presenza del mercato.
Il Municipio ha già stanziato 10 milioni di euro per il progetto del terzo anello e punta a ottenere altri 150 milioni dalla Regione per completare l’intervento. Tuttavia, senza un’intesa con la SSC Napoli, qualsiasi investimento rischia di restare in stallo.
Il progetto del nuovo Maradona è pronto, ma il vero ostacolo resta la distanza tra l’amministrazione comunale e la società calcistica. Una convergenza tra le due parti è indispensabile per trasformare le ambizioni in realtà e per consentire a Napoli di candidarsi con successo come sede degli Europei 2032.

