Un Comune allo sbando. Il bilancio di due anni di giunta Morra sono – almeno per molti versi – deficitari, se non disastrosi.
Il dossier degli 007 della prefettura.
Si parte dalle 450 pagine di dossier sul Comune, firmato dalla triade ispettiva inviata dalla prefettura di Napoli. Una relazione corposissima, che potrebbe sancire il quinto scioglimento dell’ente per infiltrazioni della criminalità organizzata. 450 pagine, un record visto che i dossier che hanno interessato sia l’ex sindaco Liccardo che l’ex sindaco Visconti non hanno superato le 250 pagine, completate nell’arco di sei mesi e non tre come avvenuto per l’attuale amministrazione. Segno che il lavoro fatto è pregno di vicende, così come sollevato e segnalato a più riprese dal nostro portale, nello scetticismo di tanti pseudo osservatori locali e nell’ostilità continua di sindaco e di due giornaletti del territorio, questi ultimi buoni solo ad abbassarsi i pantaloni.
SCANDALO GIUDICE DI PACE.
Ma non è solo il dossier a preoccupare, ma anche tanto altro. La vicenda del Giudice di Pace, una struttura che fa acqua da tante parti, realizzata senza le necessarie procedure di esproprio, che costa un botto al Comune e che ora torna alla ribalta per le accuse pesantissime di un Ctu che parla di ricatti e minacce e pratiche estorsive di cui sarebbero responsabili dipendenti comunali e addetti ai lavori. Proprio su questa vicenda bisognerebbe chiarire – e dovrebbero farlo le autorità preposte, carabinieri e magistrati di Napoli nord – perché il dipendente comunale accusato dal tecnico in questione era stato dapprima spostato ad altro settore dell’ente dal vertice comunale e poi, pare su pressione di qualcuno, sia stato riportato al suo posto, mentre un’altra dipendente, che era stata dirottata nella struttura giudiziaria, è dovuta invece tornare nel vecchio comparto amministrativo. Bisogna capire anche se la stessa aveva formalizzato denunce e inviato Pec ai competenti funzionari comunali. C’è tutto un mondo su cui indagare, insomma.
CONSIGLIERI MOROSI E DICHIARAZIONI MENDACI
C’è ancora un altro scandalo che agita i sonni di molti amministratori: quello delle irregolarità dei consiglieri nel pagamento dei tributi comunali o sanzioni derivanti da contravvenzioni. Almeno 8-9 consiglieri – di maggioranza e opposizione – avrebbero firmato dichiarazioni mendaci, quindi false, al momento della loro proclamazione. Per loro si procederà penalmente a Napoli nord (gli atti sono già stati inviati), mentre avranno, sotto il profilo amministrativo, la possibilità di sanare – in pochi giorni – le proprie irregolarità. Un giornale molto affine al “potere” (e ci fermiamo qui) ha fatto il nome di un solo consigliere, guarda caso colui che aveva sollevato il caso, ma non degli altri. La privacy, dunque, c’è a corrente alternata. A Marano, dunque, non è dato sapere a chi viene affidato un bene confiscato – è capitato di recente che un atto sia stato completamente oscurato – ma invece si viene sapere il nome di uno dei morosi, che allo stato non ha nemmeno un avviso di garanzia. Era capitato, invece, che per il bene assegnato provvisoriamente alla moglie del consigliere Rusciano non c’era stato alcun omissis; oggi invece si oscurano i dati, anche quelli non sensibili, in nome della privacy.
Bisognerebbe capire, inoltre, la posizione di un consigliere che non avrebbe nemmeno effettuato le volture delle utenze, che devono essere eseguite nel caso in cui un convivente intestatario delle bollette risulti essere defunto. Di questo non se ne parla. Quel che è certo è che la vicenda morosi è finita anch’essa nel dossier presentato al prefetto Di Bari.
Ma c’è tanto altro. E’ un fallimento totale.
Ma non è tutto: basterebbe parlare della condizione dei rifiuti in strada, del manto stradale, dello stadio comunale ancora chiuso, dell’assenza di spazzamento delle arterie, della perdurante chiusura dell’ex mercato ortofrutticolo, dei ritardi e degli annunci farlocco sulla consegna dei nuovi loculi, dei ritardi sul piano urbanistico, per rendersi conto che questa giunta ha miseramente fallito.
Il sindaco Morra, solo pochi mesi fa, con fare presuntuoso accusava chi contestava alcune scelte, come quella pessima della scuola di San Rocco, composta da una delibera che invitata i funzionari ad accelerare la pratica di condono di un privato cittadino, da un cambio di destinazione votato in consiglio comunale di un immobile privato che, da abusivo, è diventato scuola senza alcun lavoro di adeguamento interno. Senza contare l’aver reso carta straccia i precedenti atti e intendimenti della ex commissione straordinaria. Definiva, con aria sprezzante, “circo equestre” chi lo ammoniva su certe vicende e gli spiegava che era alto il rischio di scioglimento dell’ente. Nulla, non ha voluto capire e ascoltare nulla: si è fidato del suo cerchio magico, composto perlopiù da persone di scarsissimo livello culturale e giuridico. Gente, in molti casi, senza alcuna specifica competenza. Se Morra ci avesse ascoltato e si fosse dimesso, il Comune di Marano si sarebbe salvato e si sarebbe salvato anche lui. Contento lui, contenti tutti.
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