Sul caso del gioielliere Roggero, sul quale in tanti hanno più certezze che dubbi, schierandosi ora con i giudici che hanno condannato, ora contro le stesse toghe, colpevoli a giudizio di un’altra tifoseria, politica e non, di non aver assolto o di non aver compreso sino in fondo la dimensione umana e traumatica del caso, Giorgia Meloni sino ad ora è rimasta in silenzio. O quasi. Ma non per questo non si è fatta delle domande, e non coltiva, quantomeno degli interrogativi. Che ha condiviso con il Corriere.
Per la premier in primo luogo ci vorrebbe «maggiore considerazione» non solo per il caso singolo, ma su una fattispecie penale che si ripete più volte durante l’anno nel Paese, e sulla quale in molte circostanze «si possono ravvisare quelle che sia nella procedura di alcune grazie, sia nelle assoluzioni di tanta giurisprudenza, vengono chiamate come dinamiche dettate da disperazione delle vittime, di stress da esasperazione e dolore». La domanda che il suo partito sta portando avanti pubblicamente, in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, è la stessa: quella di cercare di capire perché per questo signore non sia stato debitamente valutato il particolare stato di squilibrio psichico.

























