Era partita da Bologna l’indagine che ha portato al sequestro di beni per oltre 21 milioni di euro nei confronti di sette presunti appartenenti al clan dei Casalesi, fazione Schiavone, il cui boss vivente, Vincenzo, detto “‘o Copertone”, era stato arrestato il 25 aprile 2011 mentre era ricoverato in una clinica di riabilitazione a Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino), dopo circa tre anni di latitanza (foto).
Il sistema di riciclaggio studiato dal clan dei Casalesi (fazione Schiavone) è stato scoperto dai militari dei nuclei di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna: il provvedimento è stato emesso dal gip, su richiesta della procura (pm Giuseppe Visone, procuratore aggiunto Michele Del Prete), per i reati di associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, tutti aggravati in quanto commessi per agevolare la criminalità organizzata.
Gli indagati (complessivamente sono 38, sette dei quali destinatari dei sequestri) che avevano stabilito la loro base nella provincia di Caserta, dopo avere acquisito le credenziali Spid degli intestatari compiacenti delle pratiche, gestivano in piena autonomia i loro cassetti fiscali. Il clan utilizzava dei “corrieri” per prelevare e farsi consegnare il denaro frutto della frode.
Il denaro frutto della frode è stato poi utilizzato per acquistare e ristrutturare beni mobili e immobili nel Casertano (a Trentola Ducenta e Castel Volturno) intestati a prestanome e finiti sotto sequestro come una barca di quasi 10 metri con due motori fuoribordo, due auto, una moto, crediti d’imposta ancora nei cassetti fiscali delle ditte e delle società coinvolte: il valore complessivo dei beni supera i 21 milioni di euro.

























