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La Guardia di Finanza di Torino ha eseguito un sequestro preventivo da circa 7 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta su una presunta frode legata al “Superbonus 110%”. Nel mirino degli investigatori una società edile torinese e cinque professionisti accusati, a vario titolo, di aver generato crediti d’imposta fittizi attraverso false attestazioni e lavori mai eseguiti.
Secondo quanto ricostruito dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, coordinato dalla Procura di Torino, la società avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti relative a interventi di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico su un condominio del capoluogo piemontese. I lavori, però, non sarebbero mai stati realizzati.
L’indagine coinvolge l’amministratore di fatto dell’azienda, due architetti di Torino, un ingegnere di Milano e un commercialista dell’area di Napoli Nord. Le accuse comprendono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione di fatture false e riciclaggio.
Al centro del sistema fraudolento vi sarebbero false asseverazioni tecniche e documentazione mendace utilizzata per ottenere il riconoscimento dei crediti fiscali legati al Superbonus. In particolare, i professionisti avrebbero attestato falsamente l’avanzamento e l’esecuzione dei lavori, consentendo così la creazione “cartolare” di crediti d’imposta per quasi 7 milioni di euro.
Gli investigatori hanno inoltre accertato che ai condomini era stato prospettato un intervento “a costo zero”, tramite sconto in fattura e cessione del credito. Tuttavia, il mancato completamento delle opere entro i termini previsti e il successivo aumento sproporzionato dei costi hanno spinto il condominio ad avviare azioni legali.
Parte dei crediti fiscali ritenuti inesistenti sarebbe già stata ceduta a terzi, mentre una quota era ancora nella disponibilità della società, pronta per ulteriori cessioni o compensazioni fiscali. Da qui il provvedimento del Gip del Tribunale di Torino, che ha disposto il sequestro preventivo dei beni societari e personali riconducibili agli indagati.
Determinante, spiegano le Fiamme Gialle, è stata la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate per ricostruire la movimentazione dei crediti fiscali e bloccare l’intero profitto illecito contestato.
L’inchiesta si inserisce nel più ampio piano di contrasto alle frodi sui bonus edilizi, considerati dagli investigatori uno dei settori più esposti agli abusi negli ultimi anni.
Resta ferma, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.
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