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“Quando un cittadino entra in un’aula di giustizia ha diritto ad almeno tre certezze: un giudice davvero terzo e imparziale, magistrati scelti per merito e competenza e il principio che anche per chi giudica valga la regola per cui chi sbaglia paga”. Così il senatore Sergio Rastrelli (FDI), segretario della Commissione Giustizia del Senato introducendo a Qualiano, nella sala consiliare del Comune, l’incontro pubblico dedicato al referendum sulla Giustizia.
Sottolineando come la riforma risponda alle aspettative di giustizia dei cittadini, a partire dalla necessità di distinguere nettamente i ruoli tra giudice e pubblico ministero, Rastrelli ha ricordato come “solo con la separazione delle carriere si garantisce un giudice realmente terzo rispetto alla difesa e all’accusa”.
Quindi il tema del superamento del sistema correntizio nella magistratura: “Oggi il Consiglio Superiore della Magistratura è segnato da logiche di appartenenza che troppo spesso prevalgono sul merito. Per questo la riforma introduce il sorteggio dei componenti, spezzando il meccanismo delle correnti”. E, richiamando il tema della responsabilità disciplinare dei magistrati, ha ricordato i dati sulle ingiuste detenzioni: “Negli ultimi sette anni – ha sottolineato – lo Stato ha pagato 270 milioni di euro per oltre 6.500 cittadini incarcerati ingiustamente. A fronte di tutto questo, le conseguenze disciplinari per i magistrati sono state pochissime, praticamente nulle. Per questo la riforma prevede l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma”.
“Non è una riforma contro la magistratura – ha concluso Rastrelli – ma una riforma per la giustizia e per i cittadini. Non è una battaglia di parte: è una battaglia di civiltà giuridica che l’Italia attende da quarant’anni. E nel referendum confermativo non ci sarà quorum: ogni voto conterà. Questa volta il giudice siete voi”, ha concluso Rastrelli rivolgendosi all’aula gremita.
Sottolineando come la riforma risponda alle aspettative di giustizia dei cittadini, a partire dalla necessità di distinguere nettamente i ruoli tra giudice e pubblico ministero, Rastrelli ha ricordato come “solo con la separazione delle carriere si garantisce un giudice realmente terzo rispetto alla difesa e all’accusa”.
Quindi il tema del superamento del sistema correntizio nella magistratura: “Oggi il Consiglio Superiore della Magistratura è segnato da logiche di appartenenza che troppo spesso prevalgono sul merito. Per questo la riforma introduce il sorteggio dei componenti, spezzando il meccanismo delle correnti”. E, richiamando il tema della responsabilità disciplinare dei magistrati, ha ricordato i dati sulle ingiuste detenzioni: “Negli ultimi sette anni – ha sottolineato – lo Stato ha pagato 270 milioni di euro per oltre 6.500 cittadini incarcerati ingiustamente. A fronte di tutto questo, le conseguenze disciplinari per i magistrati sono state pochissime, praticamente nulle. Per questo la riforma prevede l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma”.
“Non è una riforma contro la magistratura – ha concluso Rastrelli – ma una riforma per la giustizia e per i cittadini. Non è una battaglia di parte: è una battaglia di civiltà giuridica che l’Italia attende da quarant’anni. E nel referendum confermativo non ci sarà quorum: ogni voto conterà. Questa volta il giudice siete voi”, ha concluso Rastrelli rivolgendosi all’aula gremita.


























