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Nicola Gratteri ha due caratteristiche. La prima è che è sempre sicuro di quello che dice. La seconda è che, molto spesso, non sa nulla di quello che dice. Il procuratore di Napoli è tornato sul luogo del delitto, “Dimartedì” su La7, dove un mesetto fa diffuse una falsa intervista a Giovanni Falcone per arruolare il magistrato ucciso dalla mafia nella campagna referendaria contro la separazione delle carriere. Stavolta Gratteri, intervistato da Giovanni Floris, ha parlato di qualcosa che dovrebbe conoscere: il traffico di droga. D’altronde era lì per pubblicizzare il suo libro sul tema: “Cartelli di sangue. Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano” (Mondadori).
Il problema è che Gratteri, con la solita sicumera, si è messo di nuovo a inventare la realtà. Il magistrato calabrese si è lanciato nella geopolitica. Anche perché, in questa fase, come dimostrano le iniziative di Donald Trump il traffico di droga ha assunto un’enorme rilevanza nella politica internazionale. Gratteri ha una teoria tutta sua. “Trump ha circondato il Venezuela con la marina militare, deve bombardare il Venezuela perché è un narcostato. Ma non è assolutamente vero”. La realtà è un’altra: “La cocaina si produce in Colombia. Trump dovrebbe bombardare le raffinerie di cocaina nella foresta amazzonica, ma in Colombia non in Venezuela”. E perché non lo fa? “Perché la Colombia è l’unico stato del Sud America rimasto fedele agli Stati Uniti”, dice Gratteri dispiegando la sua teoria del complotto. “Perché non va lì? Perché il presidente della Colombia dice che la cocaina fa male come il whisky? Sa cosa vuol dire questo messaggio? Formare l’opinione pubblica alla legalizzazione della cocaina per far diventare la Colombia ricca come l’Arabia con il petrolio. È da un anno e mezzo che questo discorso strisciante comincia a girare”. Applausi del pubblico, ringraziamenti dell’intervistatore.
Ma la surreale teoria di Gratteri è totalmente falsa. Innanzitutto è esagerato escludere il regime venezuelano dal narcotraffico, non fosse altro perché due nipoti del dittatore Nicolás Maduro sono stati arrestati nel 2015 dalla Dea ad Haiti dove erano andati per spedire 800 chili di cocaina negli Stati Uniti: i narcosobrinos (narco nipoti), condannati a 18 anni, sono poi ritornati nel 2022 in Venezuela in uno scambio con cittadini americani imprigionati dal regime dello zio dittatore. Ma non è neppure questo l’aspetto più grottesco.
Definire la Colombia come “l’unico stato del Sud America fedele agli Usa” dimostra una spaventosa ignoranza della realtà, non solo per un pm ritenuto esperto di narcotraffico ma per un qualsiasi cittadino che abbia sfogliato un giornale nell’ultimo anno. Il presidente della Colombia è Gustavo Petro, un ex guerrigliero marxista, politicamente allineato a Chávez e Maduro, con cui Trump si sta scontrando ferocemente da mesi e mesi. Altro che “alleato fedele”. All’inizio del suo mandato Trump ha imposto dazi abnormi sulla Colombia per il blocco del rimpatrio dei migranti illegali e in risposta Petro lo ha paragonato a Hitler. Siamo, dunque, proprio all’Abc della politica internazionale.
Petro ha poi chiesto all’Onu di avviare un procedimento penale contro Washington per l’affondamento delle barche di presunti trafficanti in Venezuela. Mentre Trump ha prima tagliato gli aiuti economici alla Colombia e, il 24 ottobre, ha imposto sanzioni personali a Petro per il mancato contrasto al narcotraffico. Pochi giorni fa, Trump ha minacciato Bogotà: “La Colombia produce molta droga, hanno fabbriche di cocaina che vendono negli Stati Uniti. È meglio che si dia una svegliata – ha detto riferendosi a Petro – perché sarà il prossimo”.
Non si capisce su quali basi Gratteri costruisca le sue fantasiose teorie. Ormai è diventato, su vari temi, un diffusore di false verità. Forse è esagerato pretendere che, quando il procuratore è ospite in tv, ci sia un contraddittorio o un fact checking. Ma quantomeno un intervistatore che abbia sfogliato i giornali per sapere, anche vagamente, cosa succede nel mondo. Su certi temi l’ignoranza è abissale.
Nicola Capone
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