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Sono accusati del gravissimo reato di sequestro di persona a scopo estorsivo (punito da 25 a 30 anni di carcere) con l’aggravante mafiosa di aver agito per il clan Mazzarella, a processo gli imputati
• LAMA Arturo, nato a Napoli il 24.8.1970
•DE FILIPPO Salvatore, nato a Napoli il 4.10.1982
•CICCARELLI Giuseppe, nato ad Aversa il 29.10.1987
•GIANNETTI Salvatore, nato a Napoli il 26.9.1982
•AMARO Mario, nato a Napoli il 10.3.1987
•MARTORI Antonio, nato a Pozzuoli il 17.5.1983
Il processo è stato fissato per il 27 Gennaio del 2026, quando gli imputati verranno giudicati dal giudice dell’udienza preliminare di Napoli Dottor Antonio Baldassarre. Gli imputati, difesi dagli avvocati Leopoldo Perone, Luigi Poziello, Domenico Dello Iacono, Diego Pedicini, Antonio Bucci, Alessandro Pignataro e Nicola Marino, sono attualmente detenuti presso il carcere di Secondigliano.
Sequestrati e picchiati selvaggiamente da uomini del clan Mazzarella per ottenere la restituzione di un’auto presa a noleggio dal valore di 80mila euro. I Carabinieri del NOR di Napoli hanno arrestato sei persone indagate per sequestro di persona a scopo estorsivo e lesioni aggravate dal metodo mafioso. Le accuse includono lesioni con una prognosi di 10 giorni per ferite al cuoio capelluto curate con diversi punti di sutura a una delle due vittime.
Secondo l’accusa, i sei avrebbero sequestrato V. V. e A. G. per ottenere la restituzione di un’Audi RS3 grigia presa a noleggio da una società con sede a Giugliano in Campania o, in alternativa, la somma equivalente al valore dell’auto, circa 80.000 euro. Le vittime avrebbero preso la macchina di lusso a noleggio e poi avrebbero simulato un furto con lo scopo di rivenderla autonomamente.
Scoperto il raggiro, i due sono stati aggrediti e costretti a salire su uno scooter e su un’auto, per poi essere condotti in un appartamento a piano terra in via Castagnola, Napoli. Qui sono stati brutalmente picchiati mentre i sequestratori,dichiarando di appartenere al clan Mazzarella, proferivano minacce di morte: “Dacci subito la macchina; non lo sapevi che era nostra”. “Avvisa la tua compagna che stai con noi. Se non ci restituisci l’auto o il suo valore, ti chiudiamo in uno scantinato fino a quando un tuo familiare non ci porta i soldi”. “O ci porti la macchina o ci dai 80.000 euro, o ti ammazziamo, ti abbiamo già scavato la fossa”.
In particolare, A.G. è stato picchiato selvaggiamente con calci e pugni all’interno di un bar, per poi essere costretto a salire su una Fiat Panda bianca. Una volta arrivati nell’appartamento, è stato nuovamente picchiato da vari membri del gruppo e persino bruciato con una sigaretta sulla fronte. Le lesioni riportate da A.G. sono state giudicate guaribili in 10 giorni e comprendono una ferita lacero-contusa nella regione occipitale suturata con punti. L’accusa è aggravata dall’uso del metodo mafioso, con l’intento, secondo l’accusa, di agevolare il clan Mazzarella e mantenere il controllo del territorio attraverso la violenza e l’intimidazione.
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