La Legge di Bilancio 2026 potrebbe riaprire un capitolo che in Campania è rimasto sospeso per oltre vent’anni: il condono edilizio del 2003.
Un emendamento presentato dai senatori di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti e Domenico Matera propone infatti la riapertura dei termini dell’ultimo condono, quello introdotto dal governo Berlusconi con l’articolo 32 del decreto-legge 269/2003.
La misura, se approvata, tornerebbe a consentire la definizione delle istanze presentate entro il 31 marzo 2003, secondo gli stessi meccanismi previsti ventidue anni fa. Una proposta che arriva in un momento politicamente delicato e che, inevitabilmente, rianima un tema infuocato: la gestione dell’abusivismo edilizio in Campania, regione in cui la questione non è solo urbanistica, ma anche elettorale.
Condono 2003: cosa prevedeva e perché fu un caso tutto campano
Il provvedimento del 2003 consentiva la sanatoria delle opere ultimate entro il 31 marzo dello stesso anno, purché:
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rispettassero volumetrie e indici previsti dai piani urbanistici;
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non violassero norme antisismiche;
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non ricadessero in aree vincolate;
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non interessassero demani statali o pubblici.
Era possibile regolarizzare interventi privi di titolo edilizio solo se urbanisticamente conformi.
Un esempio classico: la veranda chiusa senza permesso, nei limiti volumetrici e distanziali consentiti, è sanabile; non lo è se viola distanze, indici o destinazioni d’uso.
Fin qui, tutto lineare.
Il problema nasce in Campania.
Il “no” di Bassolino, i ricorsi e la giungla normativa
Nel 2003 la giunta Bassolino decise di non recepire il condono. Lo fece con una delibera (2827/2003) e poi con la legge regionale 10/2004, che di fatto bloccò l’applicazione della sanatoria sul territorio campano.
Contemporaneamente, la Regione impugnò la normativa nazionale davanti alla Corte Costituzionale.
La Consulta, con tre sentenze ravvicinate (196, 198 e 199 del 2004), smontò entrambe le posizioni:
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dichiarò illegittime alcune parti del condono statale perché non lasciavano abbastanza discrezionalità alle Regioni;
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dichiarò illegittime anche le norme campane che avevano vietato del tutto la sanatoria.
Risultato?
Quando la Corte sistemò il quadro giuridico, i termini per presentare domanda erano già scaduti.
E così migliaia di famiglie campane, che avevano presentato istanza e pagato le oblazioni, rimasero in un limbo burocratico unico in Italia.
Da allora, ogni governo ha promesso una soluzione. Nessuno l’ha mai portata fino in fondo.
Il centrodestra e l’occasione del 2026: il ritorno del condono come tema politico
La riapertura dei termini non è solo un atto tecnico: è una mossa politica.
Il centrodestra, in particolare Fratelli d’Italia, ha deciso di inserire il condono nel dibattito pubblico alla vigilia delle Regionali, dove proprio la Campania rappresenta una delle sfide più complesse.
La destra campana – da anni ferma all’opposizione – punta molto sul nodo edilizio:
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perché il blocco del 2003 è percepito come una ferita lasciata dai governi di centrosinistra;
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perché gli elettori colpiti dalla paralisi delle pratiche sono migliaia, distribuiti soprattutto nelle province di Napoli e Caserta;
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perché la questione si intreccia con una narrazione politica consolidata: il centrosinistra “che dice no” e il centrodestra “che sblocca”.
A sua volta, la maggioranza regionale uscente teme che la misura venga utilizzata come cavallo di Troia per un messaggio semplice e potente: “Noi ripariamo errori del passato”.
Cosa prevede l’emendamento Gelmetti–Matera
L’emendamento propone:
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riapertura dei termini della sanatoria del 2003;
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applicazione su tutto il territorio nazionale, ma
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con recepimento regionale obbligatorio, come chiarito dalla Corte Costituzionale.
In sostanza, lo Stato mette a disposizione lo strumento, ma ogni Regione può:
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recepirlo integralmente,
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limitarlo,
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oppure non utilizzarlo.
E qui torna centrale la Campania: è l’unica regione ad aver lasciato in sospeso migliaia di pratiche.
Una riapertura avrebbe un effetto concreto e immediato, non solo politico.
Opere sanabili e limiti
Resterebbero gli stessi criteri del 2003:
✔ opere complete entro il 31 marzo 2003
✔ rispetto di distanze, altezze, indici, destinazioni d’uso
✔ volumi aggiuntivi limitati
✔ opere formalmente illegittime ma sostanzialmente conformi
Esclusioni già previste nel 2003:
✘ immobili non adeguabili alle norme antisismiche
✘ interventi su aree vincolate
✘ immobili su aree demaniali senza concessione
✘ ampliamenti volumetrici non conformi
Cosa succede ora
Se l’emendamento sopravvive nelle prossime settimane:
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La Legge di Bilancio 2026 lo recepirà.
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Le Regioni dovranno varare una legge di attuazione.
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Comuni e uffici tecnici dovranno riaprire i fascicoli del 2003.
In Campania, il dibattito è già politico prima ancora che tecnico.
Il centrodestra vede nella misura un segno di “giustizia amministrativa” dopo il blocco Bassolino.
Il centrosinistra parla di “condono mascherato” e di rischio speculativo.
Intanto, per le migliaia di famiglie che da vent’anni attendono una risposta, il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta o l’ennesima promessa mancata.
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