Un sindaco politicamente modesto ma ostinatamente pieno di sé. È questa, ormai, l’immagine che restituisce Matteo Morra alla comunità maranese, dopo l’ennesimo colpo di scena nella gestione della scuola media di San Rocco: quella stessa scuola che aveva promesso di salvare, garantendo genitori e docenti, viene ora chiusa e gli alunni trasferiti all’istituto D’Azeglio.
Una retromarcia clamorosa, arrivata dopo mesi di rassicurazioni, dirette social e attacchi gratuiti alla stampa libera – in particolare a Terranostranews, che per prima aveva sollevato il caso denunciando l’inadeguatezza dell’edificio e l’ombra di un’urbanistica malgestita. Proprio quella testata, e il suo direttore, accusati di “terrorismo informativo”, avevano anticipato lo scenario attuale, con tanto di autosalone costruito a ridosso dell’edificio scolastico. Struttura passata sotto gli occhi dell’ufficio SUAP senza un battito di ciglia, almeno inizialmente.
Oggi il sindaco, di fronte all’evidenza, cambia rotta, usa, forse, l’autosalone come pretesto e chiude la scuola. Ma chi ha seguito la vicenda sa bene che il vero problema non è solo il contesto urbanistico: la scuola era abusiva, sanata in fretta e furia dal Comune, senza alcun serio restyling né intervento strutturale e con un cambio di destinazione d’uso che avvantaggia in primis il privato.
La figura politica di Morra appare così sempre più sopravvalutata, costruita su testardaggine e retorica autoreferenziale, piuttosto che su competenza o visione. Un sindaco che – per salvarsi dalla prospettiva dello scioglimento per mafia del Comune – ha saccheggiato idee e battaglie altrui: dai beni confiscati alla vicenda San Rocco, passando per un Piano Urbanistico Comunale definito a “consumo di suolo zero”, ma ancora pieno di ombre.
Tutto questo attivismo – come nel caso del PUC o dei beni confiscati – appare ora come un disperato tentativo di impressionare il Viminale. La giunta, sostenuta da tecnici che da tempo fanno politica più che consulenza, sta inviando atti agli organi competenti, ma lo fa quando ormai le indagini sono concluse, e a volte con provvedimenti presi dopo l’arrivo della commissione d’accesso. Una strategia goffa e tardiva, utile solo a cercare pezze d’appoggio in caso di ricorsi al TAR o al Consiglio di Stato.
Le carte, però, parlano chiaro. Gli elementi per lo scioglimento ci sono tutti. E in questo contesto, il caso San Rocco, con la sua gestione fallimentare e opaca, diventa simbolo di un’amministrazione al capolinea. Una situazione imbarazzante anche per chi ha svolto indagini sull’ente, costretto oggi ad assistere a mosse che sanno più di propaganda che di reale risoluzione.
Ora non resta che una domanda: qualcuno in Consiglio comunale avrà il coraggio di proporre una mozione di sfiducia al sindaco? Non lo faranno di certo i “quattro dell’Ave Maria”, i finti oppositori che continuano a lisciare il pelo al primo cittadino. Lo faranno invece i veri oppositori, Savanelli, Izzo, Santoro (insomma), De Stefano? Diranno che i numeri non ci sono, ma almeno potrebbero dimostrare che l’opposizione esiste davvero.
Marano merita di più. Di certo merita di meglio.
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