GIUGLIANO, IL VOTO CON LA SPADA DI DAMOCLE DELLO SCIOGLIMENTO. STORIA DI UN BRUTTO PASTICCIO, DI MISTERI E DEI SILENZI DEI 5 STELLE

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Domani si vota e si vota, naturalmente, anche a Giugliano, terza città della Campania. Non siamo mai entrati, come giornale, nella contesa elettorale. E non lo faremo ora, anche perché è giusto rispettare la giornata di silenzio.

Ma una considerazione va fatta, perché Giugliano resta uno dei più grandi misteri di questi ultimi mesi. La prefettura di Napoli ha inviato al Comune, mesi fa, una commissione d’accesso: i lavori sono stati conclusi poco dopo Pasqua, ancor prima dei tre mesi di scadenza previsti dalla legge, prorogabili per altri tre. Ma a Giugliano non hanno concesso né tre né sei mesi, ma due.

Gli ispettori hanno lavorato giorno e notte e alla fine hanno presentato un dossier di 150 pagine. Le carte sono state inviate a Roma e lì si sono, stranamente, fermate. Il ministro Piantedosi ha deciso, di concerto con i suoi collaboratori verosimilmente, di non sciogliere per il momento il municipio, che da tempo è sotto i riflettori della magistratura.

Il nostro portale a più riprese ha scritto che il Comune poteva essere sciolto prima delle elezioni o dopo, ma se ciò avvenisse, ovvero dopo, sarebbe stato più agevole, per il nuovo sindaco, approntare e vincere un ricorso al Tar. Il motivo? Gli accessi sono riferibili alla giunta e al consiglio comunale per cui sono stati disposti. Chi vincerà lunedì o dopo, in caso di scioglimento, potrebbe dunque avere il vantaggio di poter predisporre un ricorso con buone possibilità di successo.

Ma le cose, tante cose continuano a non quadrare. Se a Roma hanno deciso che era giusto far votare, perché non si è dato alla commissione d’accesso il tempo di indagare per i canonici tre mesi? Perché si è dato fretta di chiudere? Domani, se il Comune dovesse essere sciolto o se tramonterà ogni ipotesi sullo scioglimento, qualcuno potrebbe obiettare che agli ispettori non è stato dato il tempo di indagare ulteriormente. E non parliamo di giorni, ma di oltre un mese e di oltre quattro mesi in caso di proroga. Un tempo enorme per scoprire fatti e inserirli nella relazione. Un tempo non concesso.

Qualcosa è dunque accaduto ed è verosimile, come raccontato da questo giornale, che qualcuno – di destra o di sinistra o anche a livello bipartisan – sia intervenuto. Pressioni? Fino a due mesi fa, autorevoli esponenti del centrodestra spingevano per lo scioglimento. Poi, improvvisamente, la direzione è cambiata. A sinistra, poi, sono ben noti i personaggi che hanno maniglie nelle sedi prefettizie e ministeriali. Qualcosa è accaduto, perché anche se si sciogliesse dopo il voto l’accesso ispettivo è stato – volente o nolente – privato del tempo necessario per indagare.

Se alla guida della commissione nazionale antimafia ci fosse ancora un personaggio come Nicola Morra, ex esponente dei 5 Stelle, criticabile o meno su alcune uscite, ma sicuramente attento e presente su certe vicende e dinamiche politiche, il caso Giugliano sarebbe assurto a livelli nazionali e avrebbe fatto rumore, molto rumore.

Oggi, invece, i 5 Stelle, pur avendo una importante referente territoriale, tale Mariolina Castellone, su questo caso (e altri) non battono ciglio. Possibile che nessuno noti le incongruenze e che nessuno chieda lumi (pubblicamente) e spiegazioni a Di Bari o a Piantedosi?

Stesso dicasi per il Comune di Marano, altro ente per il quale, a nostro avviso, ci sono tutti i presupposti per lo scioglimento per mafia. Silenzi, tanti silenzi, forse per non far dispiacere gli alleati (in chiave regionale) del Pd.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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