Marano: la camorra, la politica e quegli ultimi misteri mai chiariti. Solo Giuseppe Polverino – come Sandokan – potrebbe far chiudere il cerchio

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Quello che è successo a Marano, almeno negli ultimi 40 anni, è storia nota, ma soprattutto agli addetti ai lavori: giornalisti e politici di lungo corso. Molti cittadini, nonostante siano stati costantemente informati dal nostro portale nel corso degli anni, fingono ancora di non sapere o sembrano essere poco interessati. Molte famiglie, poi, direttamente o indirettamente, hanno tuttora contatti e rapporti, anche commerciali, con determinati ambienti. L’omertà, dunque, nonostante il nostro incessante lavoro, regna sovrana, anche perché la classe politica – vecchia e nuova – non ho mai avuto gli attributi per spiegare la vera storia della città. Dagli anni “d’oro” dei Nuvoletta all’epopea dei Polverino, passando per l’impero dei palazzinari (Simeoli) alla fugace apparizione degli scissionisti e per finire all’interregno degli Orlando.

Lo abbiamo scritto tante volte: a parte qualche preziosa operazione della Dda e le nostre incessanti denunce e racconti, poco è stato fatto anche dalle istituzioni competenti: processi e indagini tardive e pentiti non sempre chiari nelle loro esposizioni o comunque non sempre necessariamente informati su fatti, soprattutto politico-amministrativi.

Il sistema Marano, fatto di cemento e hashish, è stato ricostruito abbastanza bene e anche sull’ala militare e organizzativa dei clan si sa tanto. Anche sugli omicidi “storici”, qualcosa è venuto a galla di recente: pensiamo ai casi Giaccio, Passaro, Solli. Ma su alcune importanti vicende politiche o affaristiche si sa ancora (ufficialmente) poco e quello che si sa non è bastato ad incastrare tecnici, amministratori, colletti bianchi, politici che hanno goduto del sostegno dei clan. A pagare sono stati in pochissimi, molti sono riusciti a farla franca anche per le intervenute prescrizioni dei reati.

Ha fatto tanto clamore, di recente, il pentimento – a dir poco tardivo del grande capo dei Casalesi, ovvero “Sandokan”. Quando abbiamo appreso la notizia abbiamo pensato alla nostra città e cosa servirebbe per ricostruire le ultime vicende non ancora chiarite appieno. Ci è venuto, dunque, spontaneo pensare che solo il pentimento di Giuseppe Polverino – il capo incontrastato dal 1991 al 2012-2013 – potrebbe colmare questa falla. ‘O Barone sa tutto e di tanti aspetti, naturalmente molto, ma molto di più di quelli – Perrone, Simioli, Ruggiero, Verde, Tipaldi, D’Ausilio, Di Lanno, Giannuzzi, Di Pierno – che hanno collaborato o collaborano con la giustizia. Non si pentirà mai, lo sappiamo, ma se lo facesse, allora sì che la città potrebbe essere ribaltata come un calzino e si potrebbe finalmente fare tabula rasa dell’inquietante passato.

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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