Marano, ditte sequestrate o interdette? In città tutto è come prima, lavorano grazie a piccoli escamotage: controlli blandi e autorità lente e in confusione

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Società interdette dalla prefettura o sequestrate dall’autorità giudiziaria continuano a fare il bello e il cattivo tempo. Grazie agli escamotage burocratico-amministrativi le aziende vicine alle cosche criminali hanno trovato il modo per eludere le norme vigenti: variare la ragione sociale, modificare l’assetto societario e assicurare solo sulla carta una discontinuità con la precedente gestione. È questo l’inquietante quadro che emerge nel territorio maranese e in più in generale in tutta Napoli nord. Nella città record per numero di scioglimento del Consiglio comunale, in particolare, le imprese funebri e le aziende gestite (di fatto) da soggetti borderline sono ritornate a conquistare terreno e a riprendere la loro mole di affari. Sul fronte dei controlli lo Stato ha mollato. Da un paio di anni sembra che anche le forze dell’ordine, la magistratura e la prefettura abbiano allentato la presa lasciando la cittadina in balia degli eventi. Eppure i clan, o quanto meno i soggetti che ruotano intorno al malaffare, non hanno affatto smesso di muoversi. Continuano a gestire ciò che hanno sempre gestito approfittando delle falle normative e della lentezza nei controlli da parte delle autorità preposte. Se un paese con 60mila anime deve smettere di credere che si possa ripristinare, una volta e per tutte, la legalità sul territorio lo dicessero. Se così bisogna vivere lo facessero presente. Ne prenderemo atto. Se l’autorità giudiziaria, se il Ministero dell’Interno, la Prefettura, i carabinieri, la polizia locale e gli uffici comunali preposti (quanto meno alle verifiche sui permessi) non riescono ad arginare certi fenomeni, allora come si potrà rendere questo paese più vivibile? Eppure in altri tempi (quando c’era “lei”) il pugno duro, la presenza costante, i continui controlli, hanno prodotto risultati importanti. Ma ora che succede? Cosa ne sarà di questo territorio? Dalle piccolissime cose si evince una disattenzione allarmante. Ditte sconosciute, come accadeva già anni fa (ma furono prontamente stoppate), che lavorano in “subappalto” per quelle illegali; ditte sequestrate e interdette che lavorano grazie ad escamotage; tabelle o insegne che pubblicizzano ancora imprese più volte fermate dalla prefettura di Napoli. Anomalie, peraltro, segnalate nella relazione che portò allo scioglimento del municipio per infiltrazioni della criminalità organizzata. L’andazzo non è cambiato e il modus operandi è in perfetta continuità rispetto al passato. Cosa che ne sarà di questa città? Vedremo. Il tempo, quasi sempre, è galantuomo.

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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