Un’inchiesta che potrebbe riscrivere la storia d’Italia degli ultimi tre anni. Di quei giorni, quelle interminabili settimane nelle quali si contavano i morti e si aveva paura persino ad abbracciare un parente. Un’indagine, quella sulla gestione del Covid condotta dalla procura bergamasca, che sta evidenziando responsabilità, torti e scelte rivelatesi poi sbagliate nella migliore delle ipotesi, scellerate volendo osservare la parte mezza vuota del famigerato bicchiere. Perché con altre modalità, scrivono i giudici, si sarebbero potuti evitare 4000 morti. Quattromila centoquarantotto per l’esattezza.
È un quadro inquietante quello che sta emergendo dalle prime indiscrezioni sulle settimane che precedettero il lockdown. I magistrati hanno concentrato gli sforzi investigativi sull’arco temporale che va tra la fine di febbraio e l’inizio di aprile del 2010. Nella provincia di Bergamo, in particolar modo, la zona dello Stivale maggiormente colpita con oltre seimila morti in più rispetto alla media dell’anno precedente. Un autentico strazio. Fino ad oggi valutato come la più terribile conseguenza del Covid. Fino ad oggi, appunto. Diciannove, per adesso, gli indagati per epidemia colposa: tra questi spiccano i nome dell’ex premier Giuseppe Conte, dell’ex Ministro della Salute Roberto Speranza, del governatore della Lombardia Attilio Fontana e dell’ex assessore della sanità lombardo Giulio Gallera.
Leggendo con attenzione le carte, si scopre che i magistrati hanno contestato numerosi reati, oltre appunto all’epidemia colposa aggravata. Si va dall’omicidio colposo plurimo al rifiuto di atti di ufficio e anche al falso. Sotto la lente di ingrandimento sono finiti anche il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro, il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, il coordinatore dell’allora Comitato Scientifico Agostino Miozzo, l’ex capo della protezione civile Angelo Borrelli e tra i tecnici del ministero della salute l’ex dirigente Francesco Maraglino. Un lavoro corposo, denso di insidie e di difficoltà.
Ecco che allora le 35 pagine, approdo di un’inchiesta durata tre anni, restituiscono affermazioni come quella che accusa l’ex premier Giuseppe Conte e il ministro Roberto Speranza di aver «cagionato per colpa» la morte di una cinquantina di persone. Con l’attuale leader dei 5 Stelle che «nelle riunioni del 29 febbraio e 1 marzo 2020, con i componenti del Cts», si sarebbe «limitato a proporre misure meramente integrative senza prospettare di estendere la zona rossa ai comuni della Val Seriana nonostante l’ulteriore incremento del contagio in Lombardia» e «l’accertamento delle condizioni che corrispondevano allo scenario più catastrofico». E un passaggio che ritrae il presidente Attilio Fontana come incapace di aver protetto i suoi cittadini perchè in due mail del 27 e 28 febbraio 2020 «chiese il mantenimento delle misure vigenti non segnalando le criticità relative alla diffusione del contagio in Val Seriana, inclusi Nembro e Alzano Lombardo» nonostante l’indicatore R0 segnalasse che ogni infetto ne contagiava altri due.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
























