Lloret de mar, tra gare di sesso, droghe e zero regole

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Nel 1975 un operatore turistico milanese sponsorizzava questo antico villaggio di pescatori: «La Costa Brava è il proseguimento della Costa Azzurra: scogliere a picco e arenili sabbiosi».

Ad agosto una settimana tutto compreso costava 98 mila lire. Oggi costa molto meno. Quasi niente.

Lloret de Mar, 75 chilometri da Barcellona, i palazzi della speculazione edilizia in fila sul mare e le pubblicità delle discoteche in formato gigante, è un discount. Appunto dello sfascio.

I posti letto? In cantina
Spacciatori multilingue offrono pallini di cocaina — droga presunta, le truffe sono pratica costante — anche a 5 euro. Nordafricani, gli spacciatori sono ragazzi come i clienti. Del resto qui a trent’anni uno lo battezzano già vecchio, figurarsi oltre: tolti i poliziotti e i netturbini, i «vecchi» sono o predatori o investigatori privati o rappresentanti dell’umanità d’ogni nazione in cerca di un lavoro stagionale. In nero. Lavapiatti, addette alle pulizie. Romeni, albanesi, ucraine. Dopodiché l’apertura di plurimi uffici di plurime agenzie di sicurezza, incaricate dai genitori di sorvegliare i figli previo solido acconto, potrebbe apparire un errore in una cittadina di nemmeno 40 mila abitanti.

Non fosse che da giugno Lloret de Mar moltiplica per X le presenze. Se gli alberghi son pieni, li sostituisce il mercato immobiliare. Ci danno notizia di affitti di cantine e posti-letto in terrazza (su sdraio o stesi sul pavimento). Ma poi, posti-letto: si vive di notte. Infatti le creme solari non sono oggetto d’acquisto.

Video (forse) intimi
In pausa a rollarsi una sigaretta, un farmacista dice che i prodotti più venduti sono i profilattici ultra-sensibili. Siccome i presenti o futuri fidanzati si vergognano, a comprarli sono le ragazze, principali clienti pure dei numerosi sexy-shop dove scelgono oggetti che diversificano il piacere.

Stando sul tema del sesso ci sono gare in spiaggia: vince la lei che permette a lui di superare numericamente gli avversari; si filmano video, nei patti vincolati a diffusioni interne sui cellulari. Di tutto questo le ragazze non parlano. Parlano però — ne incontriamo della provincia di Varese, Parma, Brescia, Padova — di una crescente abitudine nelle discoteche, disposte in sequenza come i benzinai in Canton Ticino: «Maschi sconosciuti ci avvicinano e dicono “Ti pago cinquanta euro, andiamo?”». Lasciando ai sociologi ogni interpretazione, bisogna registrare come questi nostri giovani mostrino una propensione a raccontarsi. A farsi ascoltare. «Devo mandare di continuo la localizzazione alla mamma sennò va in sbatti. Il problema è che me la chiede anche papà, sono separati e non comunicano. L’altro giorno ha chiamato il tipo di mamma. Aspetto una telefonata dall’ultima tizia di papà. Mio padre… Si allena di boxe, ha cominciato a depilare il petto. A sessant’anni…».

Fonte Il Corriere

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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