Napoli: acqua ma quanto mi costi!  

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Alla fine del luglio scorso fu pubblicata un’intervista alla presidente dell’azienda acqua bene comune di Napoli, Alessandra Sardu, che, alle domande formulatele al riguardo, rispondeva che ABC aveva dato attuazione alle direttive Arera con l’abolizione dei “minimi impegnati” e che la stessa azienda avrebbe proceduto a effettuare automaticamente i conguagli nelle bollettazioni successive. Invece siamo alla fine dell’anno e il “minimo impegnato”, pur abolito, ma solo sulla carta, dal 1 gennaio 2020,  è ancora saldamente in sella, al punto che anche per quest’ultimo trimestre a fine dicembre,  per una “unità non abitativa” e per un consumo stimato di 4 mc, mi viene richiesto il pagamento di oltre 70 euro, calcolato  sul “minimo contrattuale impegnato” di 184 mc per utenze non domestiche, a fronte di un consumo stimato di 12 mq all’anno. In pratica pago quasi 15 volte in più di quello che consumo. Al riguardo ho inoltrato anche un reclamo all’azienda che ha risposto con l’ennesimo rinvio, dal momento che ancora “sta provvedendo a implementare il software utenza” e che i conguagli saranno effettuati con la bolletta del secondo trimestre dell’anno prossimo. Un tempo da bradipi, anche per chi ha scarse conoscenze sulle modalità con le quali s’implementa un software. Ritenendo peraltro che la questione riguarda i tanti utenti di “unità non abitative”, è auspicabile che questa assurda  vicenda torni alla ribalta delle cronache e che anche l’amministrazione comunale partenopea, a partire dal sindaco Manfredi, intervenga affinché vengano rispettati, in tempi rapidi, i sacrosanti diritti delle tantissime persone interessate, vale a dire tutti coloro che hanno contratti che prevedevano l’abolito minimo impegnato,  tra i quali i commercianti.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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