Napoli al voto. Tempo di bilanci per i candidati sindaco. Ora tocca ai napoletani scegliere

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Napoli, 1 ottobre- Siamo agli sgoccioli della campagna per le elezioni amministrative di Napoli. Pochi minuti ancora e subentrerà il cosiddetto silenzio elettorale. Si ferma dunque la propaganda di liste e candidati. Si attende solo il voto di domenica e lunedì. E’ dunque tempo di bilanci. Il favorito è indubbiamente Gaetano Manfredi. Partito in sordina, ha dapprima accettato con riserva la candidatura, assicurandosi prima che Roma, ovvero il trio di leader nazionali Giuseppe Conte, Enrico Letta, Roberto Speranza, gli garantisse il Patto per Napoli. Dicasi promessa di salvataggio finanziario di Napoli da parte del Governo centrale. Ottenute le rassicurazioni per non dichiarare il dissesto del Comune in caso di vittoria, Manfredi all’inizio si è districato tra le segreterie dei partiti, i coordinamenti delle varie liste e listarelle e i desideri del presidente della Regione Campania, lo sceriffo Vincenzo De Luca, per assicurarsi una coalizione competitiva. Lo è certamente con le sue 13 liste che vanno dai comunisti istituzionalizzati di Napoli Solidale (Cartello politico che riunisce il battitore libero Sergio D’Angelo, Sinistra Italiana e Articolo Uno) agli scissionisti di Forza Italia, allenati (definizione sua) dal consigliere comunale uscente Stanislao Lanzotti. Con un progetto politico dai contorni così indefiniti c’è da chiedersi, però, come l’ex rettore Manfredi, se dovesse diventare sindaco, riuscirà a tenere insieme così tanti galli in un solo pollaio. La lista Azzurri per Napoli, dietro cui parrebbe celarsi anche un veterano della politica campana come Armando Cesaro, e in cui è rientrata anche Italia Viva, è stata al centro di numerose polemiche dovute al fuoco proveniente dall’ex casa madre: Forza Italia, guidata a Napoli dall’europarlamentare Fulvio Martusciello. Dalla candidatura del mitologico Giuseppe Alviti, alla candidata a sua insaputa, Angela Baiano, Martusciello ha attaccato Lanzotti più volte, con quest’ultimo che ha sempre risposto per le rime, spesso sui social. Risultato? Una grande diatriba verbale, spettacolo puro per gli amanti della politica come rappresentazione non solo ideologica ma ormai anche teatrale, prima ancora che tetra e grigia amministrazione. Ma nel mezzo della coalizione manfrediana c’è di tutto: i due grandi azionisti del M5S e del Pd, le liste deluchiane, i Verdi di Borrelli, il sottosegretario Tabacci e il sindaco di Benevento, Clemente Mastella. Il Pd dopo anni di devastazione e guerra tra correnti sembra aver trovato la quadra grazie al lavoro di coordinamento politico portato avanti dal suo segretario metropolitano Marco Sarracino. Per i dem la scommessa è andare sopra al M5S come voti di lista, nella capitale del Reddito di Cittadinanza. Movimento 5 Stelle che su Napoli ha puntato molto. Lo dimostrano le numerose visite dell’ex premier Giuseppe Conte, insieme a quelle dei generalissimi partenopei: il presidente della Camera, Roberto Fico, e il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Il primo ha potuto contare sui fedelissimi, gli onorevoli Gilda Sportiello e Alessandro Amitrano, a fare prima da ambasciatori nel corso delle trattative che hanno portato all’alleanza con il Pd e soprattutto De Luca, poi nel comporre le liste del Movimento. L’obiettivo di Manfredi è tentare di vincere al primo turno, evitando così le forche caudine del ballottaggio. Per farlo serve andare oltre il 50%. Ce la farà? Vedremo. A poterlo insidiare sono in ordine Catello Maresca, candidato civico del centrodestra, e l’indipendente di sinistra, Antonio Bassolino. Il primo, magistrato antimafia in aspettativa, sembrava partire addirittura con i favori del pronostico, o quanto meno, come un candidato che potesse arrivare in scioltezza al ballottaggio. La sua corsa verso Palazzo San Giacomo è divenuta irta di ostacoli con il passare dei mesi. I rapporti lunatici con i partiti del centrodestra, l’abbraccio mortale del segretario della Lega, Salvini, a Piazza Nazionale ma soprattutto la tagliola della giustizia amministrativa per ben 4 delle sue liste (8 quelle superstiti), gli hanno sicuramente complicato il cammino. Negli ultimi giorni sembra aver recuperato terreno, forte di un consenso personale che sembrerebbe non essere stato scalfito dalle vicende di politica politicante e di burocrazia elettorale. Vedremo se ce la farà a insidiare Manfredi al punto da condurlo al ballottaggio che si sa: è un’altra gara.

E poi c’è il vecchio leone Bassolino. Già sindaco per due mandati, Don Antonio ha condotto in pratica una campagna elettorale perfetta, sapendo coniugare le antiche modalità novecentesche come gli incontri nelle case, i comizi, le grandi passeggiate nei quartieri e nei rioni, ad una presenza sul web discreta ma efficace, con una campagna pubblicitaria che ha puntato sulla provocazione paradossale “Ancora Bassolino?”. Sì, ancora Bassolino. Un outsider che non è più tale, e che comunque andrà a finire, sarà il grande saggio del prossimo Consiglio Comunale, padre nobile di una sinistra napoletana che da tanti anni lo ha disconosciuto e scomunicato. Poi c’è Alessandra Clemente, Assessore ai Giovani dalle tante deleghe per 8 anni, espressione dell’ancient regime del sindaco uscente, Luigi de Magistris. Quando rivendica i suoi risultati amministrativi da assessore scappa quasi sempre un sorriso tra l’infastidito e il beffardo: ha poco da poter rivendicare davanti ai cittadini dati i risultati disastrosi della Giunta di cui ha fatto parte, specialmente nel corso del secondo mandato di de Magistris. A lei, però, va riconosciuto il coraggio e la coerenza di aver portato a termine il disegno dell’investitura politica datagli da Giggino che l’ha poi abbandonata sulla via della presidenza della Regione Calabria. Lei, indefessa, ha proseguito a tambur battente la sua campagna elettorale come se le defezioni degli ex fedelissimi del sindaco non la riguardassero. Quest’ultimi, intanto, abbandonavano la barca arancione per accasarsi nei più sicuri lidi degli altri candidati sindaci. Infine, c’è Matteo Brambilla, l’ex capogruppo del M5S in Consiglio Comunale, che in virtù dei numerosi tradimenti, delle regole e dei valori come ci direbbe lui in persona, dei vertici pentastellati ha dato vita insieme alla consigliera regionale, Maria Muscarà, anche lei grillina dissidente, alla lista Napoli in Movimento-No Alleanze. L’obiettivo per loro sarà raggiungere almeno il 3% dei consensi per eleggere almeno un consigliere comunale. Ovviamente quel Matteo Brambilla, bestia nera di de Magistris per numero di esposti alla Corte dei Conte ed interrogazioni in Consiglio Comunale negli ultimi 5 anni.

Per tutti i candidati resta l’incognita affluenza: più sarà bassa, più le truppe cammellate di liste e partiti peseranno nel risultato finale. Cinque anni fa al primo turno andò a votare il 54% degli aventi diritto. Serverebbe pari affluenza per poter affermare che il risultato finale non venga in pratica falsato dalla scarsa rappresentatività. Ballottaggio permettendo.

© Copyright Emiliano Caliendo, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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