Maria Paola uccisa, amava un ragazzo trans: domani l’udienza preliminare. L’Arcigay è parte civile

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Domani, 2 marzo, si terrà l’udienza preliminare che vede coinvolto come imputato Michele Gaglione, accusato di omicidio volontario- e non preterintenzionale come aveva inizialmente ipotizzato la procura – e tentato omicidio. I fatti risalgono alla notte dell’11 settembre, quando il motorino con a bordo la sorella, Maria Paola Gaglione e il suo ragazzo, Ciro Maglione, veniva speronato da Michele. In quell’episodio, moriva a Caivano, Maria Paola Gaglione, 18 anni appena. Ebbene, nell’udienza di domani, Ciro si costituirà parte civile, e lo stesso chiede di fare l’Arcigay di Napoli, con la presidente Daniela Lourdes Falanga e il segretario Antonello Sannino. Una richiesta che reputano necessaria, alla luce di quelle che ritengono essere le ragioni del delitto.

Ciro ha, sin dal primo momento, sostenuto che alla base del gesto di Michele c’era un solo motivo: il fratello di Maria Paola, e con lui tutta la famiglia, si opponeva a quella relazione perché Ciro è un ragazzo trans. “Non volevano che stessimo insieme perché dicevano che eravamo due femmine. Ma non è vero. Io non sono una femmina. Avevo 15 anni quando ho capito di essere un uomo, mi sentivo e mi sento un uomo”, ha raccontato al Corriere pochi giorni dopo il delitto. Michele, invece, ha dichiarato – anche con una lettera, quando già era in carcere – che la sua intenzione non era uccidere la sorella. E che si opponeva alla relazione tra lei e Ciro non perché quest’ultimo fosse un ragazzo trans, ma per altre ragioni: “Il mio era un no per una persona che frequenta ambienti e persone poco affidabili”, ha scritto il ragazzo.

Ma chi sa cosa è contenuto nel fascicolo d’indagine, e chi conosce da vicino l’ambiente in cui sono cresciuti i ragazzi, è pronto a giurare che non sia così. Che alla base del delitto ci siano l’omofobia e la transfobia. E parte proprio da questa convinzione la decisione dell’Arcigay partenopea di chiedere al giudice la costituzione come parte civile. “Ci auguriamo che sia fatta giustizia e piena chiarezza sulla vicenda – dicono ad HuffPost i vertici dell’Arcigay di Napoli – e che sin da subito si riconosca il movente omofobico e transfobico alla base del gesto. Chiediamo di essere parte civile in giudizio per tutelare e difendere gli interessi della collettività e ci auguriamo che la nostra istanza sia accettata”.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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