La partita tra il Pd e il sindaco Visconti, al netto delle quisquilie di carattere politico, si gioca essenzialmente su due fronti: la futura esternalizzazione del servizio tributi (acqua in particolare), sollecitata dal Ministero che diede il benestare al bilancio stabilmente riequilibrato, e la gestione dei fondi Pics e non solo.
Sul primo punto, il Pd – che non voleva esternalizzare ma che fu poi costretto a ingoiare il rospo per la forzatura decisa dal primo cittadino – vorrebbe affidarsi all’Abc, partecipata del Comune di Napoli. Una vecchia idea maturata a suo tempo anche dai commissari, ma che non sarebbe proponibile vista la natura giuridica di Abc.
I viscontiani, almeno qualcuno dell’entourage di Visconti e forse lo stesso sindaco, sarebbero invece propensi ad affidarsi a un’altra società che è già convenzionata con alcuni comuni della provincia. Il punto, però, è un altro: se dovessero essere attivati gli ambiti di zona per il servizio idrico, Marano potrebbe rimanere incastrata con una società privata o rimetterci tanto per rescindere l’eventuale contratto.
Quanto ai Pics e agli altri fondi, i 4 milioni recuperati dall’uscente Perrotta, la situazione è ancor più complessa. Il Comune, dopo aver consentito la distruzione del palazzo ex Ibab (suore) e di Palazzo Merolla, restaurato pochi anni fa dall’ente per la “modica” cifra di 2 milioni di euro, ora vuole investire nuovamente soldi per rimetterli in sesto.
Un po’ come la storia del Giudice di pace: ce lo facciamo scippare, sprechiamo fondi europei e regionali e poi ce “appizziamo” altri fondi per pagare i privati o per rimettere strutture a nuovo.
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