Caso rifiuti, il Riesame sulla Sma: sì all’inchiesta

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Una condotta penalmente rilevante, quella di Nunzio Perrella, siamo al di fuori della sfera del cosiddetto reato impossibile. Anzi: a seguire il ragionamento dei giudici, in questa storia di agenti provocatori e finte tangenti immortalate da telecamere nascoste, ce n’è abbastanza per portare avanti delle indagini e per costruire un processo, sia a carico di Perrella (che resta indagato per corruzione), sia a carico dei vari interlocutori (pubblici e privati) che accettano le offerte di Perrella. Ottava sezione del Tribunale del Riesame di Napoli, è questo il senso delle motivazioni con cui i giudici hanno rigettato la richiesta di dissequestro avanzata per conto di Agostino Chiatto, stretto collaboratore del consigliere regionale Luciano Passariello. Una inchiesta che ruota attorno alle gare per lo smaltimento dei fanghi dai cinque depuratori che cadono sotto la gestione della Sma Campania, che appena un paio di mesi fa è finita al centro dell’attenzione mediatica.

Decisivo in questa storia il ruolo di Nunzio Perrella, ex boss pentito della camorra, che entra in gioco per conto del giornale on line Fanpage, nell’ambito di una videoinchiesta sulla gestione del rifiuti in Campania. C’è un contatto tra Perrella (nei panni di un finto imprenditore interessato a pagare tangenti in cambio di appalti) e Chiatto, nel corso del quale quest’ultimo consegna al Perrella un foglietto – una sorta di «pizzino» – con «sopra manoscritte le tangenti». Difeso dai penalisti Giorgio Pace e Francesco Paone, Chiatto ha sempre dichiarato di essere estraneo all’accusa di corruzione. Diversa invece la posizione dei pm, anche alla luce del materiale giornalistico raccolto da Perrella. Che storia è questa? Per i giudici del Riesame non ci sono dubbi. Scrivono i giudici della ottava sezione (presidente Di Benedetto, a latere Maddalena e Calabrese), che «non può ritenersi che la condotta sia inidonea ad integrare la fattispecie penalmente rilevante, come sostenuto dalla difesa, perché il Perrella, seppur mosso dalla volontà di smascherare gli affari illeciti, ha operato quale mero intermediario tra la ditta effettivamente interessata e i funzionari – registrandone i diversi contatti – senza che la sua opera abbia inficiato le effettive possibilità di realizzazione del pactum sceleris.

Il Mattino

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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