La requisitoria
Nella mattinata di ieri, il pm della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli, nella breve relazione include le richieste di condanne per la famiglia Scognamiglio dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere di Barra, zona a est della città. Pene anche per alcuni elementi di spicco del clan Cuccaro al quale tutti i referenti delle piazze di spaccio dovevano pagare la tangente di duecento euro a settimana. Vincenzo Salzano, Salvatore Busiello e Andrea Andolfi, dodici anni. La pena più pesante è per Gaetano Maddaluno (del clan Cuccaro), sedici anni; Salvatore Campagna, nove anni; Ciro Laricchio, sei anni; Luigi e Vincenzo Minichini, quattro anni; Paolo Scognamiglio (padre) e Antonio, quattro anni; mentre l’altro figlio Gennaro, cinque anni. Invece, la madre Carmela Cureti, due anni di reclusione.
Le intercettazioni
La famiglia Scognamiglio, secondo la tesi dell’accusa, sarebbe stata addirittura vittima del sistema camorristico dei Cuccaro. Sì, perché da imprenditori (illegali), come li definisce il pm, vengono imbrigliati nella rete dei carnefici. Sacrifici per racimolare i crediti cui spettano al clan. In una intercettazione ambientale tra Antonio Scognamiglio – che si lamenta – e Gaetano Maddaluno (l’estorsore) si proverebbe appunto tale teorema: «Mi sento ancora della famiglia ma dovreste avere però un occhio di riguardo nei nostri confronti». Da un lato il lavoro pressante delle forze dell’ordine con il controllo capillare del territorio e quindi minori proventi nelle casse; dall’altro, invece, la crisi economica non permette più il giro di soldi come una volta. Ecco che la famiglia Scognamiglio poneva al clan qualche favore e qualche sconto. È da qui, da questo elemento probatorio, che il pm pone l’accento anche per darne un indirizzo rispetto il giudizio finale da parte della corte nella sua valutazione. Le indagini hanno consentito di smantellare il sistema di vendita della droga architettato dal 37enne Antonio Scognamiglio, che usava la propria abitazione avvalendosi dell’aiuto del padre, che si occupava di riscuotere il denaro, e della madre, che occultava sostanze stupefacenti e bilancini quando c’erano controlli. Lo scambio avveniva calando dal balcone dell’abitazione la droga nascosta all’interno di un paniere.
Il processo
Il rito abbreviato si sta celebrando nella quarantunesima sezione del giudice per le udienze preliminari nella aula giudiziaria 111 del tribunale di Napoli. Gli arresti delle persone coinvolte sono avvenuti lo scorso settembre in base alle intercettazioni (ambientali e telefoniche) del 2014 e ai collaboratori di giustizia. I reati contestati nelle misure cautelari sono: estorsione, porto illegale di armi da fuoco, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Con le prossime udienze, già fissate per il 31 marzo e il 5 aprile, le difese affileranno i coltelli affinché dimostrino alla corte le loro ragioni nei riguardi degli imputati.
© Copyright Mario Conforto, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews


























