Clan dei Casalesi, omicidio Caterino: ecco le nuove rivelazioni dei pentiti

0
9.098 Visite

A distanza di molti anni si torna a discutere delle sentenze di morte imputabili al clan dei Casalesi. In particolare degli omicidi di Sebastiano Caterino e Umberto De Falco. Quest’ultimo, quel lontano 31 ottobre 2003, era insieme alla vittima designata all’interno della sua autovettura. In videoconferenza dalle loro rispettive case circondariali hanno riferito sia Massimo Vitolo che Nicola Panaro sui particolari del gruppo armato. In Corte assise d’appello, alla presenza del procuratore generale Antonio Iervolino e del presidente Elvi Capecelatro, sono state poste varie domande sia dal procuratore generale che dagli avvocati difensori. Sebastiano Caterino era un boss affiliato al gruppo di Francesco Schiavone detto «Sandokan» e operava nel Comune di Santa Maria Capua Vetere. Principalmente era dedito alle estorsioni dei cantieri. Poiché si rese sempre più autonomo fu deciso, dalla cupola rappresentata da Francesco Schiavone detto «’o cicciariello» (reggente del clan di Casal di Principe), Michele Zagaria e Antonio Iovine, che Caterino doveva morire.

Sia Vitolo (ha ricevuto l’ergastolo) che Panaro (con sentenza di primo grado del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere del dicembre 2015, deve scontare trennt’anni) hanno dato seguito alle dichiarazioni dei verbali, resi al pool anticamorra, nel 2015.  Dunque chi ha partecipato materialmente quel giorno all’assassinio sono stati Vincenzo Schiavone «’o petillo», Vincenzo Conte, Massimo Vitolo, Enrico Martinelli, Francesco Schiavone «’o cicciariello», Oreste Caterino e Massimo Russo.

Mentre Antonio Monaco, Romeo Aversano Stabile, Mario Mauro, Raffaele Piccolo, Salvatore Laiso e Nicola Panaro lavorarono soltanto dal punto di vista della logistica nel preparare l’Alfa 166 con i fucili a pompa e i kalashnikov e gli appostamenti nelle settimane precedenti. Secondo la versione di Panaro l’auto era nascosta nel capannone di Giuseppe Bianco, le armi, di proprietà di Carlo Del Vecchio, furono sotterrate da Mario Cerulo. Il ruolo di specchiettista fu poi affidato ad un uomo di Zagaria per depistare la vittima designata. Panaro ha raccontato che ci fu a metà di ottobre un cambio di strategia. Velocizzare le operazioni era il leit motiv di quel periodo. Anche Massimo Vitolo, dopo aver riammesso le sue colpe e responsabilità di aver fatto parte del commando d’azione ha, anch’egli descritto le funzioni di chi ha eseguito la condanna a morte di Caterino e chi invece non ha più partecipato da protagonista.

Anche in questa sede processuale le dichiarazioni dei due pentiti sono legate da un sol comune denominatore. Il 19 ottobre ci saranno le conclusioni del procuratore generale ed il 29 dello stesso mese le sentenze. Gli strascichi di Spartacus 1, 2 e 3 sono ancora attuali.

Mario Conforto

© Copyright Redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
  • Fascinated
  • Happy
  • Sad
  • Angry
  • Bored
  • Afraid

Commenti