Cinque mesi. Tanto è passato da quando il Tribunale di Napoli Nord è chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di incandidabilità avanzata dal Ministero dell’Interno nei confronti dell’ex sindaco di Marano, Matteo Morra, e dell’ex vicesindaco Luigi Carandente, dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Da allora, il tempo è trascorso con una puntualità impeccabile. La sentenza, invece, no.
Nel frattempo è successo un po’ di tutto. A marzo il collegio è stato cambiato per l’incompatibilità di uno dei magistrati, sostituito con un nuovo componente. Ad aprile i giudici si sono riuniti. Poi… il silenzio. Un silenzio così lungo da far pensare che la sentenza sia stata smarrita in qualche cassetto del palazzo di giustizia.
Le previsioni parlavano di una decisione tra la fine di maggio e il mese di giugno. Siamo ormai ben oltre e tutto resta fermo. Una situazione che, inevitabilmente, ha alimentato malumori e imbarazzi, anche perché si tratta di una vicenda destinata a incidere direttamente sulle prossime elezioni amministrative.
Non va molto più veloce nemmeno al Tar Campania, chiamato a pronunciarsi sul ricorso contro lo scioglimento del Comune. La decisione viene annunciata come imminente, ma anche in questo caso i tempi si sono allungati oltre i quaranta giorni indicati dalla normativa come termine ordinatorio e non perentorio.
Insomma, tra attese, rinvii e decisioni che sembrano viaggiare con il freno a mano tirato, a Marano c’è chi ormai guarda il calendario con più interesse delle aule di giustizia. Perché, a questo punto, il vero interrogativo non è più quale sarà la sentenza (il punto non è cosa abbiano deciso, ma perché impiegano tanto tempo), ma quando qualcuno deciderà finalmente di scriverne la parola “fine”. Decidano, in un senso o nell’altro, ma decidano.
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