L’ego smisurato di Renzi, che continua a bloccare il Pd

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Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 16-03-2016 Roma, Italia Politica Camera dei Deputati - Comunicazioni del Presidente del Consiglio sul prossimo Consiglio europeo Nella foto Matteo Renzi, Paolo Gentiloni Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 16-03-2016 Rome (Italy) Politic Chamber of Deputies - Statements by the President of the Council on the next European Council In the pic Matteo Renzi, Paolo Gentiloni
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Non abbiamo capito perché l’ex Premier goda di continuo a dimettersi e poi ritornare. Ci deve essere qualcosa di freudiano. Fuggire da. L’ha fatto dopo il referendum del 2016 da premier e l’ha fatto da segretario dopo il 4 marzo. Non c’è scritto da nessuna parte che dopo una sconfitta un segretario o un premier si debba dimettere (non si spiegherebbe cosa ci fanno in Parlamento, Franceschini, Fassino, Serracchiani e altri, tutti con all’attivo pesanti sconfitte politiche).

Vorrebbe dire che ha sbagliato le proposte, delle quali non è convinto neppure lui, e quindi occorre cambiare. In quel caso avrebbe ragione d’essere la scelta di Martina di collaborare con i 5 Stelle. Ma visto che Renzi ha ribadito che si riparte dal programma del Pd, non si capisce appunto perché si è dimesso. Soprattutto alla luce di un balletto, giornaliero da un mese, su “lo decide Renzi”, “Renzi guida da dietro il Pd”, “Non si fa nulla senza che Renzi approvi.”

E intanto il partito è disorientato. Oggi il Pd ha sete di una guida solida, con esperienza, determinata, in grado di decidere sul momento, senza movimentare di continuo crocchi assembleari, lunghi e tormentosi confronti tra capannelli di partito. Comportarsi come la Spd in Germania senza essere la Spd è una ricerca di identità, del fai la cosa giusta, chiaramente inopportuna. Non bisogna avere sempre un modello da imitare, perché non è detto sia quello giusto.

© Copyright 2018 redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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