Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma ed ex ministro dell’Agricoltura, oggi (mercoledì 24 giugno) ha lasciato il carcere di Rebibbia a Roma dopo quasi 18 mesi di detenzione. Ad accoglierlo fuori dal penitenziario c’erano circa cento sostenitori, che hanno intonato il coro “uno di noi, Gianni uno di noi”. A dare l’annuncio dell’uscita dal carcere era stato lo stesso ex primo cittadino sui social, dopo “un anno, 5 mesi e 24 giorni di reclusione”.
Un’esperienza che “non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente”, ha dichiarato Alemanno, alla guida della capitale dal 2008 al 2013.
“Il carcere in Italia è un’offesa”
“Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica – ha detto Alemanno appena rilasciato, parlando alla folla di giornalisti sul posto -. Il carcere in Italia è un’offesa. In questo carcere la Repubblica italiana perde la faccia per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di uscire a testa alta, di rifarsi una vita, e questa è una vergogna per la Repubblica italiana. Parlerò con Nordio, sul sovraffollamento il governo non ha fatto nulla. E cercherò di avere un incontro al Dap (il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ndr), questa situazione va risolta: c’è il 140% di sovraffollamento, stanotte ha fatto un caldo allucinante come in tutta Europa, però lì non c’è nessuna possibilità di difendersi”.
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