Si chiude così una stagione politica disastrosa, che abbiamo provato in tutti i modi ad anticipare e denunciare. Lo avevamo scritto, detto, ribadito: le scelte compiute dal sindaco Morra – dalla composizione della giunta fino alle decisioni amministrative più gravi – avrebbero condotto il Comune allo scioglimento per infiltrazioni mafiose, il quinto di una travagliatissima storia. E così è stato.
Abbiamo segnalato ogni anomalia con mesi – in certi casi anni – di anticipo. Ma le nostre inchieste venivano liquidate come “fandonie”, “dicerie”, il solito repertorio del “circo equestre”. Peccato che fosse tutto vero. Come lo era quando denunciammo gli elementi che portarono agli scioglimenti delle giunte Visconti e Liccardo, o quando anticipammo le indagini sull’ex sindaco Bertini, poi arrestato e condannato per mafia.
Oggi Morra paga gli errori di una gestione disastrosa, le alleanze spregiudicate strette già in fase di ballottaggio, e soprattutto le nomine: su tutte, quella di Luigi Carandente a vicesindaco, già coinvolto nel precedente scioglimento. Un segnale gravissimo, ignorato con superficialità e arroganza.
A questo si aggiungono scelte amministrative errate, imbarazzanti. La vicenda della scuola San Rocco è stata una forzatura plateale, seguita da una marcia indietro d’agosto, quando tutto era ormai compromesso. Poi il mancato controllo sulle tabelle delle ditte interdette, rimosse solo dopo i rilievi dei carabinieri. E ancora: la tentata assegnazione di un bene confiscato alla moglie di un consigliere comunale, uno scandalo evitato per un soffio.
Anomalie, opacità, errori: una lunga catena che ha coinvolto anche la gestione degli affidamenti di appalti e servizi, dove le procedure antimafia sono state spesso ignorate o trattate con leggerezza. Tutto da noi denunciato, tutto documentato. Inascoltati.
Nel frattempo, mentre il castello crollava, Morra e la sua cerchia – il Luongo, la Contessa, la Zarina – ridevano. Ridevano, mentre noi tentavamo di salvare la città. Hanno tradito la fiducia di un popolo che, almeno in parte, li aveva avvisati.
E perdono tutti. Perdono Potere al Popolo e M5s, muti per due anni. Perdono i profili fake, gli “amici del Luongo”, i brindisari, i ballettari, i russi. Perdono quei pochi cittadini che credevano ancora nell’ennesimo sindaco di sinistra, ancora del Pd, che trascina ancora una volta Marano nel fango.
Perdono anche quelli che hanno provato a fare pressioni: l’avvocatone, la “nipotina”, e quei consiglieri – anche di destra, di opposizione – che si sono rivolti ai loro referenti regionali e nazionali pur di salvare il “sindaco comunista”. Il tutto per conservare un sistema che non andava salvato, ma rimosso alla radice.
Vinciamo solo noi, ma non perché auspicassimo lo scioglimento. Vinciamo perché abbiamo fatto tutto il possibile per evitarlo: abbiamo informato, denunciato, scritto, parlato. E siamo stati insultati, derisi, isolati. Ma alla fine, la verità ha vinto. Come sempre.
Un ringraziamento doveroso va ai commissari prefettizi, al vice prefetto Vincenzo Chietti, al comandante Alberto Leso. Hanno lavorato in silenzio, con rigore, senza farsi travolgere dalle chiacchiere da bar in cui alcuni maranesi, va detto, eccellono.
Il Comune è sciolto per mafia. È l’unica verità che conta. Ora la città deve ripartire dalle macerie, con dignità e memoria. E con la speranza – forse l’ultima – che un giorno, Marano possa finalmente liberarsi dalle sue ombre.
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