José Mourinho a Istanbul: il Bosforo rischia lo tsunami. Mourinho alla guida del Fenerbahce per due stagioni – nel contratto c’è una clausola di uscita in caso di chiamata della nazionale portoghese – apre una finestra sul campionato turco: si annunciano giorni di fuoco nella parte asiatica della capitale. Il Fenerbahce è riuscito nell’impresa di non vincere l’ultimo campionato, pur avendo totalizzato 99 punti e incassato una sola sconfitta: ha chiuso alle spalle dell’eterno nemico, il Galatasaray, approdato a quota 102. Il Fener ha un seguito impressionante in patria – il 35% dei tifosi -, una buona base di fan in Azerbaigian e a Cipro Nord, il record di campionati turchi (28) in bacheca, ma è a secco dal 2014. Nell’ultimo decennio ha conquistato solo una Coppa nazionale (2022-2023). Dieci anni di amarezze.
Mou ha preso atto e ora, carico di stipendio super e di gloria, si prepara all’avventura turca. Da quelle parti ci vuole poco per scaldare l’ambiente: chiedere a Terim, avvistato in tribuna a Wembley a godersi la finale Champions. La Turchia è un ridimensionamento e Mou è consapevole della situazione, ma riuscirà, con la sua formidabile dialettica, a rovesciare la prospettiva. Farà passare il messaggio di una grande città – e su questo non ci sono dubbi -, di un calcio in ascesa – e qui invece si può discutere -, di una nuova missione da compiere – e questo è l’aspetto più affascinante della questione -. Mourinho ha compiuto 61 anni a gennaio. Il tempo che passa ha allentato il muro che proteggeva e nascondeva le sue emozioni. Nella notte di Wembley, l’abbraccio all’allenatore sconfitto, Eden Terzic, è stata una delle immagini più umane. In quel gesto, c’è tutta la comprensione di chi è stato un gigante della panchina, un serial winner, ma è stato costretto dagli eventi a misurarsi con il peso della sconfitta.


























