Fernando Bocchetti
La storia del canestro rubato dal campetto di via Giordano Bruno ha colpito tutti. Ha colpito noi quando abbiamo deciso di raccontarla e ha colpito migliaia di persone che hanno visto il video pubblicato da Terranostranews, poi ripreso da mezzo mondo.
Quelle immagini hanno fatto rapidamente il giro del web. I ragazzi che, privati del canestro da ignoti, non si sono arresi. Hanno continuato a giocare usando la fantasia, immaginando quel ferro che non c’era più. Un gesto semplice, spontaneo, che racchiude un messaggio potente: la voglia di vivere gli spazi pubblici nonostante tutto.
La rete ha reagito con affetto e indignazione. In poche ore il video è diventato virale, raccogliendo migliaia di visualizzazioni e condivisioni e attirando l’attenzione dei principali quotidiani nazionali. La vicenda è stata ripresa da testate prestigiose come il Corriere della Sera e Repubblica, che hanno acceso i riflettori su una storia capace di raccontare non solo un episodio di degrado, ma soprattutto la forza e la creatività di questi ragazzi.
Tutto giusto. Tutto bello.
Ma questa vicenda ci induce anche a una riflessione più ampia. Marano è una città che convive da anni con problemi enormi, alcuni ormai diventati quasi “normali” nella percezione collettiva. Pensiamo allo stadio comunale chiuso da tempo, ai loculi cimiteriali non consegnati da oltre tredici anni, alle periodiche emergenze legate alla carenza di acqua potabile che interessano interi quartieri. Pensiamo alle strade dissestate, al degrado urbano, alle percentuali ridicole di differenziata, alle opere incompiute, ai palazzi pubblici abbandonati da anni, come Palazzo Merolla o Battagliese, ai servizi che spesso arrancano.
Eppure, su molte di queste vicende l’indignazione pubblica raramente raggiunge gli stessi livelli. Gli articoli si leggono, si commentano per qualche ora e poi tutto torna nel silenzio.
La storia del canestro rubato dimostra invece che quando una comunità si mobilita e quando una vicenda riesce a parlare al cuore delle persone, l’attenzione può diventare nazionale. È una lezione importante. Se un campetto di periferia e un gruppo di ragazzi riescono a conquistare le pagine dei più importanti giornali italiani, significa che anche le altre battaglie di questa città meritano ascolto e attenzione.
Per questo l’appello che rivolgiamo ai nostri lettori è semplice: continuate a sostenere le battaglie per i ragazzi e per gli spazi pubblici, ma non dimentichiamo il resto. Non dimentichiamo le tante emergenze che condizionano la qualità della vita di migliaia di cittadini.
Marano ha bisogno di un grande piano di risanamento, materiale e morale. Ha bisogno di attenzione costante, non soltanto quando una storia diventa virale. Ha bisogno di una cittadinanza che faccia sentire la propria voce su tutte le questioni che riguardano il futuro del territorio. Il canestro tornerà. Ce lo auguriamo e faremo di tutto affinché accada. Ma la vera partita che Marano deve vincere è molto più grande.
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