Marano. A Napoli nord il tempo si è fermato sulle incandidabilità: più che un fascicolo, sembra il “Maxiprocesso 2.0” ma senza fine prevista. I giudici stanno attendendo l’esito del ricorso o c’è qualche cosa che non quadra?

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Ad Aversa il tempo sembra essersi fermato. Dove ha sede il tribunale Napoli Nord, si è inceppato uno dei passaggi più delicati dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Marano: la dichiarazione di incandidabilità degli amministratori coinvolti.

Quella che dovrebbe essere una procedura lineare si è trasformata in una vicenda lenta e poco comprensibile. La prima udienza risale a circa tre mesi fa, poi lo stop improvviso: uno dei giudici designati si è dichiarato incompatibile, il fascicolo è passato a un nuovo magistrato e da allora – dopo nuova udienza – sono trascorsi oltre due mesi senza alcuna decisione.

Un rallentamento che sorprende, soprattutto perché in questi casi il percorso è tutt’altro che complesso. Le incandidabilità non nascono da valutazioni astratte o da istruttorie da costruire, ma si fondano su atti già definiti nella relazione del Ministero dell’Interno, che individua responsabilità e condotte. Si tratta, in sostanza, di un passaggio conseguenziale, previsto dalla legge e applicato regolarmente dopo ogni scioglimento per mafia.

E invece, a Napoli Nord, tutto resta sospeso.

C’è chi ipotizza che si stia aspettando l’esito del ricorso presentato dall’ex sindaco al Tribunale Amministrativo del Lazio, atteso entro fine mese. Una cautela forse eccessiva, considerando che i due procedimenti sono distinti e che la decisione sulle incandidabilità non è subordinata al giudizio amministrativo sullo scioglimento.

Il risultato, però, è sotto gli occhi di tutti: un’attesa che si allunga senza spiegazioni chiare e che finisce per alimentare dubbi e perplessità. Perché se è giusto evitare errori, è altrettanto necessario garantire tempi certi, soprattutto quando si tratta di questioni che incidono direttamente sulla vita democratica di una comunità.

Viene quasi da chiedersi, con un filo di ironia, se si stia celebrando un nuovo Maxiprocesso di Palermo, tanto sono lunghi i tempi e tanto appare complesso ciò che, in realtà, complesso non è. Ma qui non ci sono centinaia di imputati né anni di dibattimenti: ci sono atti già scritti e responsabilità già delineate.

Nel frattempo, il Comune di Marano resta in una zona grigia. Senza una pronuncia sulle incandidabilità, rimane aperta una questione decisiva per il futuro politico della città: stabilire chi potrà tornare a candidarsi e chi no.

E più passa il tempo, più quella che dovrebbe essere una normale applicazione della legge assume i contorni di un caso anomalo. Un ritardo che, inevitabilmente, finisce per pesare sulla fiducia dei cittadini e sulla credibilità delle istituzioni.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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