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A meno di 24 ore dalla prima riunione del nuovo Consiglio regionale, convocata per domani alle 11 al Centro direzionale, la formazione della giunta guidata da Roberto Fico resta sospesa. Nei corridoi dei partiti la sintesi è una sola: «è tutto in alto mare». Il rischio concreto è arrivare in aula senza una squadra di governo definita, scenario che aprirebbe una corsa contro il tempo, visto che la legge impone al presidente di nominare gli assessori entro dieci giorni dalla prima seduta.
Il vero snodo politico attorno a cui ruota l’intera trattativa ha un nome preciso: Fulvio Bonavitacola. L’ex vicepresidente della Regione ai tempi di Vincenzo De Luca, indicato dalla lista deluchiana A testa alta, è il rebus più delicato sul tavolo di Fico. Il suo ingresso in giunta è tutt’altro che scontato e condiziona a cascata tutti gli altri equilibri: dalle deleghe pesanti ai nomi del Pd, fino alla presidenza del Consiglio regionale.
Nelle ultime ore starebbe prendendo corpo una mediazione: sì a Bonavitacola in giunta, ma con una delega meno strategica rispetto a quelle gestite negli ultimi dieci anni. Un ridimensionamento politico che consentirebbe di salvare l’asse con l’area deluchiana senza però consegnarle un ruolo dominante. Tra le ipotesi circolate c’è quella delle Attività produttive, soluzione che aprirebbe un complesso gioco di vasi comunicanti tra Pd e alleati.
Se Bonavitacola entrasse in giunta, infatti, cambierebbe anche lo schema dei tre assessorati spettanti al Partito democratico. L’unico nome dato per certo resta quello di Mario Casillo, vicepresidente con delega ai Trasporti. Gli altri due posti, secondo le nuove proiezioni, andrebbero all’area Schlein: Vincenzo Cuomo, sindaco di Portici, sostenuto dal deputato Marco Sarracino, e — mossa che avrebbe del clamoroso — lo stesso Sarracino, pronto a lasciare il seggio alla Camera per assumere il ruolo di assessore e vicepresidente.
L’effetto Bonavitacola si rifletterebbe anche sulla scelta del presidente del Consiglio regionale, poltrona che spetta al Pd. Con l’ex vice di De Luca in giunta, salirebbero le quotazioni di Massimiliano Manfredi, fratello del sindaco di Napoli, finora osteggiato dall’area deluchiana, mentre perderebbe terreno Maurizio Petracca, sponsorizzato dalla segreteria regionale dem. A rendere il quadro ancora più instabile c’è la scadenza del 30 dicembre, termine ultimo per presentare le candidature a segretario provinciale del Pd di Napoli.
Intanto l’opposizione affonda il colpo. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Gennaro Sangiuliano parla di maggioranza impantanata in «alchimie e manuale Cencelli», mentre dal partito di Giorgia Meloni a Roma arriva il paragone impietoso con le altre Regioni andate al voto a fine novembre: «In Veneto la giunta si è insediata il 13 dicembre, in Puglia e Campania siamo ancora alla lotta tra bande».
Dal quartier generale di Fico, invece, si predica calma: nessuna crisi, solo una normale fase di costruzione politica. Ma il tempo stringe. Senza un’intesa su Bonavitacola, l’intero mosaico rischia di restare incompiuto. E il debutto del nuovo corso regionale potrebbe partire con una fotografia tutt’altro che rassicurante: un Consiglio chiamato a votare al buio, mentre la giunta resta ancora un rebus.

