IL DOSSIERAGGIO CONTRO LA LEGA. LE CARTE DELLA PROCURA: I CRONISTI DI SINISTRA CHE ISTIGAVANO IL FINANZIERE A TRAFUGARE FILE

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 L’ossessione spasmodica degli spioni per la Lega, così compulsiva da saccheggiare le banche dati alla ricerca di qualsiasi appiglio per attaccare Matteo Salvini. Dai 49 milioni passando per la Russia, fino all’ombra della ’ndrangheta sul Carroccio, attraverso una mole di file trafugati dall’exploit alle Politiche del 2018, che aveva consacrato Salvini come il leader più amato del centrodestra. Ciò che emerge dalle oltre 7mila pagine dell’inchiesta sul dossieraggio all’Antimafia, quel verminaio che si era instillato nel tempio sacro della legalità, delinea il più grande scandalo della Repubblica.

Una fabbrica di dossier illegali con al centro l’ex finanziere Pasquale Striano, il quale setacciava il sistema analisti per spiare i politici del centrodestra su richiesta dei cronisti di Domani Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia, definiti “istigatori” delle condotte dell’infedele servitore dello Stato, al quale commissionavano le ricerche di migliaia di documenti coperti da segreto, attraverso cui cucinavano poi gli scoop pubblicati in prima pagina per colpire gli avversari politici. Primo tra tutti Salvini, leader del partito più dossierato.

Sebbene Il Tempo, già dal marzo del 2024, abbia ricostruito in esclusiva le innumerevoli Sos trafugate dal finanziere e la lunga lista di articoli preparati grazie ai file illeciti, ora che si è arrivati alla conclusione delle indagini e a un processo alle porte per Striano, per i tre cronisti e per l’ex pm Antonio Laudati, emerge un’incredibile mole di documenti sul Carroccio, saccheggiati da Striano e inviati ai giornalisti tra il 21 maggio 2018 e il 21 ottobre 2022. Gli approfondimenti del procuratore aggiunto di Roma Giuseppe De Falco e della pm Giulia Guccione hanno portato alla luce, tra le varie contestazioni agli spioni accusati di accesso abusivo alle banche dati e rivelazione del segreto, come dietro sei cartelle contenute in una sola mail inviata da Striano a Tizian il 10 giugno 2019 con oggetto «pagliuso… troverai omonimi», si nascondessero ben 159 file su decine di affiliati alla criminalità organizzata calabrese. Rapporti dell’Antimafia, intercettazioni, denunce, richieste di custodie cautelari, verbali di interrogatori e sentenze, che nulla avevano a che vedere con la politica. Una selezione frenetica, che coincide con la crisi del governo gialloverde e che, secondo gli inquirenti, avveniva per soddisfare le richieste dei cronisti, considerati non più dei semplici richiedenti informazioni, ma “istigatori” degli accessi abusivi.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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