Traffico di hashish tra Marano, Calabria e Sicilia: condanne e assoluzioni. Assolto Filippo Nuvoletta. “Cerbacane”, ex dipendente comunale, condannato a 10 anni, mano pesante anche per altri due

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Un’ampia indagine avviata dalla Guardia di Finanza tra il 2009 e il 2011 ha ricostruito un presunto traffico di hashish che avrebbe collegato Marano, la Calabria e la Sicilia, con canali riforniti da più gruppi criminali attivi sul territorio. Le investigazioni si sono basate anche sui contributi dei collaboratori di giustizia Perrone, Di Lanno e Bonaccorsi, i quali avevano delineato un quadro composto da due aree operative principali: da un lato il gruppo Bonaccorsi, dall’altro l’area riconducibile alla famiglia Nuvoletta, con riferimento a Filippo Nuvoletta, detto “’o Cecato”. Gli stessi collaboratori avevano inoltre descritto contatti con ulteriori gruppi di narcotrafficanti del Sud Italia, evidenziando flussi di hashish diretti soprattutto verso la Sicilia.

Il processo, celebrato in parte con rito ordinario e in parte con rito abbreviato, si è concluso con diverse condanne. In rito ordinario sono stati condannati Ivan Bonaccorsi a 21 anni di reclusione, Gena Caponnetto a 6 anni, e Giuseppe Di Costanzo (nella foto), noto come “Cerbacane” ed ex dipendente comunale, a 10 anni. Sia Bonaccorsi sia Di Costanzo hanno inoltre riportato ulteriori condanne per reati satelliti, comunque connessi alla medesima indagine. Con rito abbreviato è stato condannato anche Patrizio Bonaccorsi.

Accanto alle condanne, la Prima Sezione del Tribunale di Napoli ha pronunciato varie assoluzioni, ridimensionando le ipotesi accusatorie formulate sulla base delle dichiarazioni dei collaboratori. È stato assolto Filippo Nuvoletta, difeso dagli avvocati Antonio Cavallo e Luca Gili, per il quale la procura aveva chiesto 20 di reclusione poiché ritenuto capo e promotore di uno dei due gruppi, così come Gianluca Gala. Assolto anche De Padova, assistito dall’avvocato Giovanna Cacciapuoti, insieme a Raffaele Di Maro, detto “Recchia Puorc”. Nel collegio difensivo anche Emilia Granata. Nelle motivazioni, la Corte ha smontato gran parte delle contestazioni rivolte a questi imputati, ritenendo non sufficientemente riscontrati diversi elementi accusatori.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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