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Il primo ministro britannico Keir Starmer ha presentato un piano per ridurre l’immigrazione verso il Regno Unito che inverte l’approccio che storicamente aveva il suo Partito Laburista, di sinistra. In sintesi renderà per le persone migranti più lungo e difficile stabilirsi nel paese e ottenerne la cittadinanza. Starmer ha presentato le misure con una retorica molto dura, inedita per i Laburisti, con frasi e slogan a tratti del tutto sovrapponibili a quelli della destra: dei Conservatori, che hanno governato nei 14 anni prima di lui, e di Reform UK, il partito di Nigel Farage che dieci giorni fa ha stravinto le elezioni locali inglesi.
Lunedì Starmer ha presentato un white paper (cioè un documento programmatico) di 82 pagine, che era stato commissionato alla ministra dell’Interno, Yvette Cooper. Questo tempismo è stato letto dai media come un tentativo di rispondere ai consensi di Farage, assai aumentati dalle elezioni dell’estate scorsa.
Durante la conferenza stampa a Londra, il primo ministro ha detto che il Regno Unito rischia di diventare «un’isola di stranieri» e ha riesumato lo slogan nazionalista più famoso tra i fautori della Brexit: «Riprendere il controllo dei nostri confini» (in inglese take back control of our borders). Starmer lo ha fatto consapevolmente, appropriandosene per dire che farà quello che i Conservatori non hanno fatto. Ha accusato i governi che lo hanno preceduto – quelli che volevano trasferire i richiedenti asilo in Ruanda – di aver condotto «un esperimento di confini aperti in una sola nazione

























