Torna l’ora legale, i danni sulla salute secondo gli esperti

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Domenica 30 marzo 2025 si dormirà un’ora in meno poiché avverrà il passaggio dall’ora solare a quella legale. Nella notte fra sabato 29 e domenica 30, le lancette dei nostri orologi (compreso, ahinoi, quello biologico), dovranno essere spostate in avanti di 60 minuti (un’ora).

Questa convenzione che riguarda molti stati del mondo (in inglese viene chiamata «daylight saving time») è stata introdotta al fine di sfruttare più a lungo la luce del sole durante il periodo estivo e risparmiare energia elettrica. In Italia nacque durante la Prima guerra mondiale, ma fu sospesa per lunghi periodi, per poi venire confermata definitivamente dopo il 1965.

Nel 2018 la Commissione europea aveva presentato una proposta di direttiva per bloccare questa consuetudine, dopo aver esaminato studi che dimostravano la manifestazione di danni alla salute psico-fisica provocati dal cambio di orario e dopo aver considerato la scarsa rilevanza in termini di effettivo risparmio energetico.

Purtroppo, la proposta si era risolta con un nulla di fatto e nessuna decisione sull’abolizione dell’ora legale, è stata presa a tutt’oggi. L’abolizione del cambio dell’ora nell’Unione Europea è comunque ancora tra le proposte e sembra che ci sia in programma una consultazione informale degli Stati membri per chiarire se sia ancora possibile portare avanti la questione.

Un tema non di poco conto, soprattutto considerando non soltanto i fastidi a livello di gestione della quotidianità almeno nei primi giorni dopo il cambio dell’orario, ma soprattutto pensando ai danni alla salute ormai comprovati dagli studi scientifici.

Li sintetizza bene il presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), Alessandro Miani il quale spiega che: «Il passaggio ora legale/ora solare e viceversa determina inoltre ripercussioni negative sulla salute umana. Si altera la ritmicità circadiana, ossia l’orologio biologico del nostro organismo che, in assenza di segnali provenienti dall’ambiente esterno, completa il proprio ciclo in circa 24 ore.

Il mancato rispetto di questi ritmi naturali ha effetti sulla pressione arteriosa e la frequenza cardiaca: diversi studi hanno attestato una correlazione tra cambio di orario e patologie cardiache, con l’Università di Stoccolma che ha riportato un’incidenza del +4% di attacchi cardiaci nella settimana successiva al passaggio al nuovo orario. Si registrano poi problemi del sonno in una consistente fetta di popolazione, con conseguenze negative su concentrazione e umore e quindi su rendimento scolastico, efficienza sul lavoro, relazioni personali, ecc.

© Copyright 2025 redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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