Marano, i nuovi pentiti fanno luce sugli omicidi di Vigna e Pastella. “Mandanti ed esecutori carrisiani e polveriniani”

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L’organizzazione criminale guidata da ORLANDO Antonio detto mazzolino – all’epoca dei fatti latitante – nell’anno 2015, si era trovata a dover fronteggiare il tentativo di «invasione» del territorio di Marano di Napoli, da parte della frangia scissionista di Secondigliano capeggiata da RICCIO Mariano. Nello stesso periodo, il clan POLVERINO pur potendo contare ancora su tre elementi di spicco in libertà – benché latitanti – ovvero SIMIOLI Giuseppe, RUGGIERO Giuseppe e NAPPI Carlo, non si era schierato militarmente contro gli uomini di RICCIO Mariano per la mancanza di affiliati affidabili. Ad ogni modo, come ricostruito successivamente dai collaboratori di giustizia d’area, il gruppo ORLANDO pianificava nei minimi dettagli l’uccisione dei due individui «maranesi» che si erano alleati con RICCIO Mariano e che, in qualche modo, ne stavano agevolando l’ingresso nel territorio di loro influenza. E così, a distanza di due mesi l’uno dall’altro, erano stati giustiziati PASTELLA Antonio – in maniera eclatante ed in pieno giorno, all’interno del centralissimo bar “DE ROSA” – e, successivamente, VIGNA Salvatore intercettato e fatto oggetto di colpi d’arma da fuoco mentre percorreva la via Padreterno – a bordo della propria autovettura – freddato poco distante, dopo una breve fuga a piedi.

Interrogatorio di SIMIOLI Giuseppe del 9/2/2021:

Domanda: Ha fatto parte di organizzazioni criminali di stampo camorristico?

Risposta: Si, ho fatto parte del clan POLVERINO sin dall’inizio degli anni ’90. Il capo del clan è Giuseppe POLVERINO, insieme a POLVERINO Antonio detto zi Totonno loro luogotenenti – nel tempo – sono stati CAMMAROTA Salvatore, ALLEGRO Fabio, D’ALTERIO Raffaele, CERULLO Sabatino, PERRONE Roberto e io stesso. Con riferimento al PERRONE, dopo la sua scarcerazione è stato un po’ parcheggiato.

A.D.R.: Dal 2015, il clan POLVERINO è stato soppiantato dal clan ORLANDO/NUVOLETTA. Nei fatti, dopo l’arresto di POLVERINO Giuseppe del marzo 2012, la nostra zona di interesse criminale è stata oggetto delle “attenzioni” criminali di RICCIO Mariano, genero di Cesare PAGANO, che con l’aiuto di altri soggetti quali RUGGIERO Salvatore, ed i suoi figli e nipoti, hanno tentato di “prendersi” Marano. Nel mese di settembre 2012 abbiamo vissuto un periodo di forte tensione a causa di questa situazione. Ho incontrato gli ORLANDO e i fratelli LUBRANO, i quali mi garantirono il loro appoggio in caso di contrasti col RICCIO. Ho avuto anche modo di parlare con RUGGIERO Salvatore, spiegandogli che il loro comportamento poteva portare solo ad una “guerra di camorra”. Fummo rassicurati sul punto, ma ciò nonostante tenemmo alta la guardia in attesa di ulteriori eventi.

…omissis…

Tornando agli assetti criminali determinatisi nel tempo vi riferisco che gli ORLANDO, a seguito degli arresti che avevano decimato il clan POLVERINO, tornarono alla ribalta. Devo comunque precisare che durante il nostro predominio gli ORLANDO erano relegati ad un ruolo assolutamente marginale e, anzi, a seguito di incontri tenuti da Giuseppe POLVERINO con esponenti degli ORLANDO, il nostro capo clan decise di elargire loro una piccola “quota” derivante dal traffico internazionale di droga.

Trovandoci noi POLVERINO in difficoltà e con penuria di uomini decidemmo di fare un accordo con gli ORLANDO che, all’epoca, avevano scarse risorse economiche. Approfittando del fatto che gli ORLANDO avevano due “paranze” dedite al traffico di droga, ovvero quelle composte da MERCURIO Luigi e fratello e l’altra composta da CERULLO Luigi e dal fratello Carmine.

In quel periodo custodivo la somma di 500.000 € che era di VALLEFUOCO Raffaele, che a seguito di richiesta consegnai agli ORLANDO per fare un loro investimento di droga non avendo gli stessi liquidità disponibile. Nel mese di gennaio 2013 gli ORLANDO tornarono da me richiedendo una forte disponibilità economica, nella fattispecie mi chiesero 2/3 milioni di euro e 40.000 € al mese. Considerati anche i nostri impegni economici dovuti al sostentamento delle famiglie dei nostri affiliati detenuti, dissi loro che non era possibile far fronte alle loro richieste. Quanto alla somma di 2/3 milioni di euro, non ho mai corrisposto tale cifra, ho invece corrisposto per diverse mesi la somma di 20.000 €. Specificherò in seguito, i nomi delle persone con cui mi incontravo, la località dove avvenivano tali summit e la composizione del mio gruppo criminale dell’epoca.

Ad ogni modo, gli ORLANDO mi dissero che a Torre Annunziata avevano un “contatto” che disponeva di un ingente quantitativo di hashish e mi richiesero di nuovo una grossa somma per acquistare lo stupefacente, ma non se ne fece niente.

Gli ORLANDO tornarono nuovamente da me offrendomi un affare edile, ovvero la realizzazione di un palazzo: si trattava di sborsare la somma di 450.000 € oltre ad altre spese. Anche in tale occasione non diedi la mia adesione.

Ed ancora, tra il 2013 e il 2014, sempre gli ORLANDO mi proposero di far realizzare ad un imprenditore di Giugliano, loro compiacente, la predetta costruzione edile, all’esito della quale avrebbe corrisposto al clan 150.000 €. Non fui d’accordo e proposi di intervenire in prima persona acquistando il terreno, attraverso DI MARO Isidoro che fungeva da mero prestanome. Per il pagamento fu utilizzata una metà in contanti registrata ed un’altra parte in nero. Il DI MARO fu sottoposto anche ad accertamento patrimoniale per tale vicenda. Non sono a conoscenza se la costruzione sia mai stata realizzata e se vi siano stai passaggi di proprietà, ma ho appreso nel corso dei colloqui che avevo “perso” tali beni, nel senso che se ne erano appropriati elementi del clan ORLANDO o altri soggetti liberi.

Nel 2016, ho incontrato esponenti del clan ORLANDO a Capua in una terra. L’appuntamento fu organizzato da Pinotto – di cui in questo momento non ricordo il cognome e che di nome fa Felice – ed in tale circostanza mi dissero che volevano picchiare MARCHESANO Michele, cognato di Giuseppe POLVERINO. Invero, già in passato, lo stesso POLVERINO Giuseppe si era interessato dell’andamento degli affari degli ORLANDO che ebbero a lamentarsi del fatto che il MARCHESANO li osteggiava nel senso che distribuiva i cartoni delle pizze. A tal riguardo fu proprio POLVERINO Giuseppe ad imporre al cognato di lasciare campo libero agli ORLANDO per la distribuzione dei cartoni. POLVERINO Giuseppe convocò suo cognato per comunicare la sua decisione ad un incontro a cui avrebbe dovuto presenziare anche ORLANDO Antonio. Nel mese di gennaio 2017 fui raggiunto da un ragazzo di Marano di nome Peppe che mi comunicò che sarei dovuto andare urgentemente ad un incontro con gli ORLANDO poiché Michele MARCHESANO aveva sparato contro dei loro “ragazzi”.

Organizzai un nuovo incontro a Capua attraverso pinotto e Diego – di cui non ricordo il cognome – con esponenti del clan ORLANDO. Invero l’appuntamento non si svolse come io avevo disposto perché invece di presentarsi i predetti pinotto e Diego da soli, vennero dopo diverse ore di ritardo direttamente insieme agli ORLANDO. Nella circostanza gli ORLANDO mi dissero che avrei dovuto uccidere Michele MARCHESANO: anche pinotto e Diego si dichiararono d’accordo e quindi capii che questi due erano di fatto “passati” con gli ORLANDO. Risposi agli ORLANDO che tale loro richiesta non poteva essere in alcun modo accettata: al mio rifiuto gli ORLANDO dichiararono guerra ai POLVERINO, affermando che lo avrebbe ucciso loro e che avrebbero ucciso anche Giuseppe POLVERINO appena scarcerato.

Da quel momento in poi si sono “divise” le nostre strade: dopo pochi mesi gli ORLANDO sono stati colpiti da numerosi arresti e poi, nel luglio 2017, sono stato arrestato io.

Interrogatorio di SIMIOLI Giuseppe del 19/2/2021:

Cercherò di illustrare alla S.V. i contenuti della mia collaborazione: mi sono affiliato al clan POLVERINO intorno agli anni ’90, in realtà già da prima “facevo” hashish per conto mio. Era l’epoca in cui i POLVERINO, piano piano, stavano superando i NUVOLETTA. Sono entrato nel clan intorno al 1993, più o meno, ma all’epoca la gerarchia era Peppe POLVERINO, CAMMAROTA Salvatore, ALLEGRO Fabio e altri e io, nel corso degli anni mi son avvicinato alle posizioni di vertice. Poi nel 2000 sono stato arrestato.

…omissis…

La S.V. mi chiede quali sono gli omicidi sui quali posso riferire, consumati tra il 1990 e il 2000.

…omissis…

Posso ancora riferire sui seguenti omicidi commessi dopo il 2007.

…omissis…

Nel 2015 sono stati uccisi PASTELLA Antonio fratello di Egidio, tale o’ pitbull ed un altro ragazzo di cui ora non ricordo il nome. Quest’ultimo ragazzo non è morto per vicende di camorra ma perché era sposato ed usciva con la figlia di uno degli ORLANDO, non so dirvi chi in particolare. Me lo ha riferito RUGGIERO Salvatore detto o’ russ, mi disse che i nipoti degli ORLANDO lo avevano ucciso.

A.D.R. all’epoca, come poi vi riferirò in seguito nel dettaglio, il gruppo ORLANDO era un gruppo emergente composto dai tre fratelli LUBRANO, Armando Raffaele e Vincenzo che erano il braccio armato dei fratelli ORLANDO – Antonio, Gaetano e Raffaele detti papele – vi era poi Angioletto o’ malomm ma vi dirò in dettaglio successivamente.

PASTELLA Antonio, invece, è stato ucciso sempre nel 2015 dai fratelli LUBRANO Armando, Vincenzo e Raffaele, nonché da ORLANDO Angelo detto o’ malomm. A tale omicidio ha preso parte anche POLVERINO Vincenzo detto peruzzo che stava in un’altra auto, insieme a ORLANDO Gaetano e Raffaele, e fungevano da supporto. All’epoca peruzzo era diventato tutto uno con gli ORLANDO, come poi vi dirò. Dopo l’agguato, incendiarono il furgone con le armi a Mugnano, ma la circostanza mi è stata riferita da RUGGIERO Salvatore quando venne a trovarmi a Roma.

Anche il pitbull è stato ucciso dai predetti fratelli LUBRANO per come mi ha riferito, in maniera generica POLVERINO Vincenzo detto peruzzo, che sempre in maniera generica mi disse di aver preso parte a tale agguato.

…omissis…

Sempre con riferimento agli argomenti che posso sviluppare nel corso della mia collaborazione, posso riferirvi dell’alleanza con il clan ORLANDO, del ruolo degli ORLANDO e dei contrasti con NUVOLETTA Antonio e degli incontri svolti anche con NAPPI Carlo e RUGGIERO Giuseppe a Santa Maria Capua Vetere, in una masseria dove noi dei POLVERINO ci incontravamo spesso e ci siamo incontrati in un paio di occasioni con gli ORLANDO, in particolare nel 2015, dopo gli omicidi di cui ho appena detto.

…omissis…

A.D.R.: Sono in grado di riferirvi il ruolo di tutti gli affiliati ai clan POLVERINO e ORLANDO e dei summit che abbiamo effettuato sia noi Polveriniani sia quando, nel 2015, si sono fusi con gli ORLANDO, fusione voluta da POLVERINO Vincenzo peruzzo e da POLVERINO Crescenzo, tanto che ritirarono da me il foglio delle mesate e delle estorsioni.

Alle mie dipendenze, addetti alle estorsioni erano GRANATA Antonio, D’AGOSTINO Fabio, CANDELA Cristofaro, CERULLO Luigi detto o’ chiattone, DI MARO Raffaele detto recchie ‘e puorc, Nicola il nipote di Armando DEL CORE dal 2014, e altri che mi riservo di indicare.

I soldi delle estorsioni venivano destinati al pagamento delle mesate per le famiglie dei carcerati e gli obiettivi erano prevalentemente i cantieri edili che all’epoca fioccavano per lo più a Quarto. In quel periodo, con il medesimo gruppo ed anche con DI MARO Giuseppe detto Bobby Solo, gestivo carichi da hashish dalla Spagna. Vi racconterò nel dettaglio i contrasti insorti con gli ORLANDO che ho poi saputo aver introdotto anche la cocaina a Marano.

 

Più recentemente, anche RUGGIERO Giuseppe – a lungo latitante contemporaneamente al SIMIOLI – intraprendeva la collaborazione con la giustizia, confermando sostanzialmente quanto in precedenza affermato da o’ petruocelo, con particolare riferimento alla causale omicidiaria e ai mandanti – tra i quali egli stesso – dei due omicidi.

Interrogatorio di RUGGIERO Giuseppe del 27/10/2023:

Cercherò di illustrare alla S.V. i contenuti della mia collaborazione: mi sono affiliato al clan POLVERINO nell’anno 1993. Sono stato affiliato da ZANNELLA Domenico detto o’ lione ed inizialmente ho ricoperto tutti gli incarichi, dalla gestione degli stipendi agli affiliati, alle estorsioni, alla droga – campo nel quale io facevo solo il “quotista” – agli omicidi. Per circa trent’anni ho gestito la cassa del clan utilizzata per il pagamento degli affiliati liberi e i detenuti; in tale cassa confluivano i soldi delle estorsioni e delle altre attività criminose, eccetto quelle derivanti dal traffico di droga. In seguito specificherò meglio.

Sono stato affiliato al clan POLVERINO sino al mio arresto avvenuto nel 2016. Sin da subito ho “scalato” le gerarchie del clan POLVERINO, tant’è che dopo sette/otto mesi già gestivo la cassa del clan ed anche il lotto clandestino, unitamente a CAMMAROTA Salvatore.

Sono stato detenuto dal 19/01/1991 AL 5/5/1992 (agli Arresti Domiciliari dal 20/6/1991).

Possiamo dire che per circa trent’anni con Peppe POLVERINO al vertice, abbiamo guidato il clan io, SIMIOLI Giuseppe, CAMMAROTA Salvatore, CERULLO Sabatino, ALLEGRO Fabio e MAZZI Publio. A questi poi, vanno aggiunti i luogotenenti di Quarto, ovvero PERRONE Roberto, MICILLO Giuseppe e LICCARDI Salvatore detto pataniello.

A.D.R.: Quando si decideva un omicidio, dovevamo discuterne tutti noi “capi”, con l’ultima parola spettante a Peppe POLVERINO. L’unico caso in cui Peppe POLVERINO non veniva informato era solo quando era detenuto, mentre quando era in Spagna doveva essere notiziato delle scelte fatte in Italia e dare il suo beneplacito. Nessuno di noi luogotenenti aveva il potere di autorizzare in autonomia un omicidio.

A.D.R.: In questa fase Le dico che il nostro rapporto con gli ORLANDO è stato, fino ad un certo punto, di collaborazione e quasi di fusione. Tale rapporto si è evoluto e degenerato dopo il nostro arresto e del loro conseguente sopravvento.

 

 

  1. Omicidio di PASTELLA Antonio. Ricostruzione degli eventi e rilievi svolti.

 

Alle ore 12,00 circa del 12 marzo 2015, PASTELLA Antonio veniva ucciso in un chiaro agguato di stampo camorristico, mentre si trovava all’interno del bar “DE ROSA”, ubicato in Marano di Napoli al Corso Europa civ. 200. Il commando entrato in azione, composto almeno da tre soggetti travisati e armati di pistole semiautomatiche e fucile a pompa, viaggiava a bordo del veicolo FIAT Doblò[3] di colore verde, successivamente rinvenuto[4] completamente distrutto dalle fiamme. Mentre un componente del commando, travisato ed armato di fucile a pompa provvedeva ad interrompere il traffico lungo la citata arteria, bloccando l’autovettura FIAT 500 targata DP968JK – nella circostanza condotta da MANCO Simona[5] e con a bordo in qualità di passeggera MUSTO Raffaella[6] – due killer armati di pistola facevano irruzione nella predetta attività commerciale facendo oggetto di numerosi colpi d’arma da fuoco il PASTELLA che, pur riuscendo a guadagnare l’uscita del bar, era «freddato» a pochi passi da un “fiume” di pallottole. Il commando si allontanava repentinamente con il veicolo a bordo del quale aveva raggiunto la zona del raid.

I primissimi accertamenti esperiti consentivano di repertare, sul luogo, numerosi bossoli appartenenti a due armi semiautomatiche di diverso tipo, ovvero una pistola calibro 9 x 19 ed un’altra calibro 9 x 21. La celerità dell’azione omicidiaria e il travisamento dei killer non consentiva, nonostante la presenza di telecamere di videosorveglianza e di numerosi testimoni, di raccogliere elementi utili all’identificazione degli stessi, descritti genericamente per l’abbigliamento di colore scuro indossato – che tra l’altro ne camuffava, ingrossandola, la reale fisicità – di altezza circa di 1,75 – 1, 80 mt.

L’esame autoptico confermava, del resto, le numerose letali ferite provocate dai 18 (diciotto) colpi d’arma da fuoco a carica unica che attinsero il PASTELLA a livello del cranio, del torace-addome e dell’arto superiore di destra, provocandone il decesso immediato, nello specifico:

  • Sette proiettili che hanno attinto il PASTELLA a livello della nuca, e dell’orecchio destro ebbero a presentare un tramite penetrante in cavità cranica determinando fratture multiple della volta cranica e lesioni cerebrali. Solo un colpo ha attinto la vittima “di striscio” in regione parieto-occipitale di destra realizzante una ferita a semicanale;
  • Due proiettili (e relativi frammenti) sono stati ritenuti (uno a livello della fossa cranica media ed una a livello del mento a destra) e repertati nel corso dell’esame autoptico;
  • Quattro proiettili che hanno attinto il PASTELLA a livello del dorso, evidenziati all’esame esterno, ebbero a presentare: uno, un tramite penetrante in cavità toracica che lede nel suo percorso intratoracico il lobo superiore e medio del polmone di destra (con emotorace) con fuoriuscita in regione toracica antero-laterale destra sull’ ascellare anteriore; un altro un tramite penetrante in cavità toracica che lede nel suo percorso l’antro gastrico ed (inferiormente) la grande ala del fegato con fuoriuscita a livello della regione laterale lombare destra.
  • Sette proiettili che hanno attinto il PASTELLA in regione spalla ed arto superiore destro, ebbero a presentare: uno (quello sul versante posteriore della spalla destra) un tramite sottocutaneo di pochi cm realizzante una ferita “a setola”; le specializzazioni delle altre undici soluzioni di continuo della cute lasciano rilevare dei tramiti penetranti nel braccio (due soluzioni di continuo della cute si trovano sulla faccia laterale del braccio, tre sulla faccia mediale del braccio, tre sulla faccia mediale dell’antibraccio e tre sulla faccia inferiore dell’antibraccio). Un proiettile frantumato, indovatosi nell’antibraccio destro, viene repertato.

 

A seguito dell’omicidio di PASTELLA Antonio si instaurava il procedimento penale n. 518059/2015 R.G.N.R. mod. 44, successivamente archiviato.

 

  1. Omicidio di VIGNA Salvatore. Ricostruzione degli eventi e rilievi svolti.

 

Alle ore 20,30 circa del 13 maggio 2015, VIGNA Salvatore veniva ucciso in un chiaro agguato di stampo camorristico, mentre – a bordo dell’autovettura RENAULT Scenic targata CH402FY – percorreva la via Padreterno di Marano di Napoli. Il commando entrato in azione, composto da un numero imprecisato componenti (dai tre ai cinque/sei), utilizzava una moto Honda Hornet[7] ed un furgone CITROEN Nemo[8], entrambi successivamente rinvenuti abbandonati e distrutti dalle fiamme, e almeno due pistole. Sulla scena del crimine, infatti, erano rinvenuti in n. 16 (sedici) bossoli con fondello percosso calibro 9, riportanti sul fondello la scritta G.F.L. 9 mm. LUGER.

Stante l’assenza di testimoni e di telecamere di videosorveglianza, la dinamica dell’agguato desunta dalla scena del crimine induceva a ritenere che l’autovettura RENAULT Scenic condotta dalla vittima, fosse stata inizialmente oggetto dei primi colpi d’arma da fuoco esplosi dai killer presenti a bordo dal furgone CITROEN Nemo che aveva tagliato la strada al veicolo facendolo impattare e terminare la propria corsa contro il palo dell’illuminazione pubblica. In effetti, all’esito dell’esame autoptico era stato possibile appurare che: “I colpi che hanno attinto la vittima hanno seguito più traiettorie compatibilmente con la dinamica dei fatti: la vittima è stata colpita sia mentre era in auto e sia mentre tentava di allontanarsi a piedi per sfuggire agli aggressori”. Il VIGNA, aveva tentato la disperata fuga a piedi nel senso opposto a quello di marcia – ed in effetti era stato rinvenuto esanime a circa 30 metri di distanza dietro al veicolo – ma era stato raggiunto dai killer a bordo del motociclo che avevano portato a compimento la loro missione di morte. L’esame autoptico confermava, del resto, le numerose ferite letali provocate dai 11 (undici) proiettili a carica unica che avevano attinto il VIGNA a livello del capo, del tronco e degli arti, provocandone il decesso immediato.

In particolare:

  • al capo, sono state evidenziate due soluzioni di continuo in regione frontale mediana, delle quali una sola da riferire ad un forame di ingresso da colpo d’arma da fuoco (l’altra di minori dimensioni e forma irregolare, da riferire verosimilmente all’impatto con un piccolo frammento di proiettile), il cui forame di uscita corrisponde alla lesione in regione occipitale mediana. A tal proposito, la breccia cranica rilevata sull’osso frontale presentava la caratteristica svasatura del tavolato verso l’interno a conferma che il proiettile era entrato in tale sede;
  • sempre alla fronte si è evidenziata una lesione da striscio sopra l’arcata sopraciliare sinistra, compatibile, quindi, con l’impatto sulla cute di un altro proiettile.
  • Il forame al capo descritto sulla nuca, invece, è da ritenere compatibile per caratteristiche di forma e dimensioni all’ingresso di altro proiettile la cui uscita corrisponde al forame descritto in regione laterocervicale sinistra;
  • Infine il colpo penetrato in regione retro auricolare dx corrisponde all’ingresso del proiettile ritenuto rinvenuto nel lobo occipitale dell’emisfero di sinistra;
  • Per quanto riguarda le lesioni al tronco sulla base delle caratteristiche dei forami e dei tramiti intracorporei, l’esame autoptico ha messo in evidenza una lesione di entrata e di uscita di un colpo d’arma da fuoco al dorso, non penetrata in cavità toracica; una lesione di entrata ed uscita al torace, anteriormente il cui proiettile nell’uscita ha impattato contro la regione;
  • una lesione di entrata in regione mamillare sinistra corrispondente al forame di uscita al fianco dx ed infine una lesione da ingresso all’emitorace dx (a 123 cm dalla pianta dei piedi) il cui proiettile è rimasto ritenuto in regione diaframmatica dx;
  • Infine la salma presentava ulteriori lesioni da arma da fuoco agli arti in particolare una entrata ed uscita al braccio sinistro, una lesione cosiddetta a “setone”, non penetrata ed interessante solo gli stati cutanei più superficiali, al braccio dx, e due soluzioni di continuo alla gamba dx riferite anch’esse ad un ulteriore colpo d’arma da fuoco entrato dal cavo popliteo e fuoriuscito alla gamba;

In definitiva, quindi, il VIGNA è stato attinto complessivamente da almeno 11 colpi d’arma da fuoco dei quali però solo 6 possono ritenersi idonei a cagionare il decesso avendo provocato lesioni di organi interni (4 colpi descritti al capo e 2 al tronco); i restanti colpi, già ampiamente sopra descritti, hanno interessato gli arti o comunque non sono penetrati in cavità toracica.

A seguito dell’omicidio di VIGNA Salvatore si instaurava il procedimento penale n. 532407/2015 R.G.N.R. mod. 44, poi confluito in quello n. 2506/15 R.G.N.R. mod. 21 con persona da identificare, successivamente archiviato.

  1. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

 

Come accennato sopra, i due efferati fatti di sangue erano immediatamente ricondotti per le modalità esecutive ad agguati di camorra, anche se non era possibile inquadrarne meglio il contesto. Solo grazie alle plurime propalazioni dei collaboratori d’area, intervenute a partire dal 2017 (quelle di GIANNUZZI Teodoro), successivamente rese maggiormente pregnanti da coloro i quali quel momento storico/criminale lo avevano vissuto in prima persona (SIMIOLI Giuseppe prima e RUGGIERO Giuseppe per ultimo) gli omicidi di PASTELLA Antonio e di VIGNA Salvatore ricevevano il giusto inquadramento.

Era proprio il GIANNUZZI, per primo, ad indicare una convergenza di interessi e di mandanti dietro l’omicidio del PASTELLA, reo di aver effettivamente affiancato RICCIO Mariano nel suo tentativo di impadronirsi criminalmente del territorio di Marano. In tale contesto emergeva la circostanza, risultata poi infondata, che uomini di RICCIO Mariano avevano violentemente pestato CERULLO Luigi figlio di CERULLO Sabatino[9] detto “Ciccio pertuso” – all’epoca detenuto – per una vicenda immobiliare che riguardava il già menzionato CERULLO e i fratelli PASTELLA Egidio e Antonio, all’epoca dei fatti affiliati al gruppo del RICCIO.

Interrogatorio di GIANNUZZI Teodoro del 20/7/2017:

…omissis… ADR Sono a conoscenza del fatto che RANIELLO Giovanni ha effettuato azioni di sangue, in particolare ha sparato lui e Claudio Caccone, ad una persona nelle gambe per una questione di debiti, me lo ha raccontato stesso lui un giorno mentre eravamo a casa sua, aggiungendomi che se fosse stato per lui lo avrebbe ucciso. Tanto mi raccontò subito dopo la sua scarcerazione – il predetto fu scarcerato per vizio di forma e poi fu riarrestato – ed anzi in quell’occasione mi disse delle cose molto delicate. In realtà avevamo già fatto la riunione al casale in provincia di Caserta, riunione nella quale a un certo punto, come vi ho detto, io, Raffaele RUGGIERO, CANDELA Cristofaro, GALA Antonio, fummo allontanati – in realtà CANDELA lo fece spontaneamente, in quella circostanza, cioè quando io e RANIELLO rimanemmo fuori a casa sua, il RANIELLO mi disse: “ora sei diventato uno di noi” e prima mi confidò l’episodio della sparatoria e poi mi disse che i due omicidi a Marano u russ, fratello di PASTELLA Egidio e Totore pittbull, VIGNA Salvatore, erano stati uccisi dai Carrisiani che avevano fatto un piacere a SIMIOLI Giuseppe o Petruocelo, in quanto entrambi molto amici, si erano alleati con Mariano RICCIO. Anzi fu proprio questo grosso piacere che i Carrisiani avevano fatto al Petruocelo, che diede l’avvio alla fusione di questi due gruppi criminali. Mi sono anche ricordato che in occasione del pestaggio consumato ai danni del figlio di cicc e l’acqua, non solo c’era anche RANIELLO Giovanni ma Raimondo NICOLA, disse a CANDELA Cristofaro di andare a prendere una pistola, tanto fu ordinato da Salvatore “u russ”. CANDELA si allontanò ed andò di fronte a dove noi stavamo, e cioè una strada di fronte al Truglio e ritornò con una pistola dopo pochi minuti; se non mi sbaglio li abita la madre di CANDELA Cristofaro. Sempre in ordine al pestaggio devo dirvi che a dare il colpo di pistola in testa alla vittima non fu solo Cristofaro CANDELA ma anche Nicola RAIMONDO detto o spagnolo. Vi riferirò poi dei beni della disponibilità del RANIELLO e di tuti gli altri. …omissis

 

Interrogatorio di GIANNUZZI Teodoro del 12/10/2018:

…omissis… Foto nr.7: riconosco Tommaso “il pollastro”, soprannome in realtà del padre. Ha iniziato a lavorare droga con Franco “Badoglio” ed il figlio, nel 2010 invece aveva iniziato a lavorare con i figli di “Ciccio pertuso”. Quando ruppero la testa al figlio di “Ciccio pertuso”, questo Tommaso, che all’epoca stava con lui, camminava armato. Vi spiego, in quel periodo i fratelli PASTELLA erano affiliati a Mariano RICCIO. Io all’epoca ero detenuto, quando poi sono uscito, Giovanni “il milanese” e GALA Antonio mi dissero che il motivo del predetto contrasto fu che il padre di Giggino, “Ciccio pertuso”, si era preso degli appartamenti di Mariano RICCIO a Marano. Lo pestarono selvaggiamente, tanto che SIMIOLI Giuseppe, per dare soddisfazione a “Peppe POLVERINO, del quale “Ciccio pertuso” era uomo di fiducia, diede disposizioni di uccidere uno dei due fratelli PASTELLA, non ricordo se era “o’ russ” o il fratello Egidio, oltre che il “pitbull”, vicino ai predetti PASTELLA e quindi vicino alla frangia di Mariano RICCIO. All’epoca Giovanni “il milanese” mi disse che tale omicidio era stato consumato dagli ORLANDO, motivo per il quale avevano poi preso il sopravvento. L’Ufficio dà atto che si tratta di MANZO Tommaso …omissis…

 

Più recentemente (cfr. verbale del 4/12/2023) il GIANNUZZI, nuovamente interrogato sugli eventi, ribadiva la volontà omicidiaria condivisa dai clan POLVERINO e ORLANDO: l’esecuzione materiale dei due omicidi curata dagli ORLANDO/LUBRANO, del resto, sancì definitivamente l’ascesa criminale di questi ultimi che, progressivamente, sopravanzarono la storica compagine polveriniana.

 

…omissis…

Oggi precisa:

Confermo le dichiarazioni rese e che mi avete appena letto. Ribadisco che l’uccisione del PASTELLA e del VIGNA scaturì dalla volontà comune degli ORLANDO e dei POLVERINO, al fine di impedire il sopravvento di RICCIO Mariano a Marano. L’esecuzione dei due omicidi fu materialmente comunicata dagli ORLANDO/LUBRANO e, come corrispettivo di questa cosa, fu pretesa la divisione al 50% dei proventi delle estorsioni con i POLVERINO. Tali notizie le ho apprese dal racconto di RANIELLO Giovanni.

A.D.R.: Non sono a conoscenza di chi materialmente ha effettuato gli omicidi.

A.D.R.: L’episodio del pestaggio del figlio di CERULLO Sabatino era legato ad una vicenda immobiliare che riguardava il già menzionato CERULLO e i fratelli PASTELLA Egidio e Antonio, come detto, affiliati a RICCIO Mariano.

 

Il collaboratore SIMIOLI Giuseppe introduceva, per primo, la circostanza relativa al “passaggio” di alcuni affiliati dei POLVERINO a quella degli ORLANDO, rivendicando la paternità del mandato omicidiario e la concertazione “comune” degli omicidi sopra dettagliatamente descritti (Dopo l’omicidio di FELACO Luigi, di cui ho accennato in precedenti interrogatori, e dopo l’arresto di RICCIO Mariano e dei suoi uomini, decidemmo di uccidere PASTELLA Antonio che si era affiancato al gruppo dei RUGGIERO dell’acqua – con cui intercorre anche una parentela – per dare appoggio a RICCIO Mariano… All’epoca, unitamente a RUGGIERO Giuseppe e NAPPI Carlo, demmo incarico a POLVERINO Vincenzo detto peruzzo e POLVERINO Crescenzo detto Crescenziello di individuare il PASTELLA e carpire i suoi spostamenti in modo da portare a compimento l’agguato).

 

Interrogatorio di SIMIOLI Giuseppe del 19/2/2021:

 

Posso ancora riferire sui seguenti omicidi commessi dopo il 2007.

…omissis…

Nel 2015 sono stati uccisi PASTELLA Antonio fratello di Egidio, tale o’ pitbull ed un altro ragazzo di cui ora non ricordo il nome. Quest’ultimo ragazzo non è morto per vicende di camorra ma perché era sposato ed usciva con la figlia di uno degli ORLANDO, non so dirvi chi in particolare. Me lo ha riferito RUGGIERO Salvatore detto o’ russ, mi disse che i nipoti degli ORLANDO lo avevano ucciso.

A.D.R. all’epoca, come poi vi riferirò in seguito nel dettaglio, il gruppo ORLANDO era un gruppo emergente composto dai tre fratelli LUBRANO, Armando, Raffaele e Vincenzo che erano il braccio armato dei fratelli ORLANDO – Antonio, Gaetano e Raffaele detto papele – vi era poi Angioletto o’ malomm ma vi dirò in dettaglio successivamente.

PASTELLA Antonio, invece, è stato ucciso sempre nel 2015 dai fratelli LUBRANO Armando, Vincenzo e Raffaele, nonché da ORLANDO Angelo detto o’ malomm. A tale omicidio ha preso parte anche POLVERINO Vincenzo detto peruzzo che stava in un’altra auto, insieme a ORLANDO Gaetano e Raffaele, e fungevano da supporto. All’epoca peruzzo era diventato tutto uno con gli ORLANDO, come poi vi dirò. Dopo l’agguato, incendiarono il furgone con le armi a Mugnano, ma la circostanza mi è stata riferita da RUGGIERO Salvatore quando venne a trovarmi a Roma.

Anche il pitbull è stato ucciso dai predetti fratelli LUBRANO per come mi ha riferito, in maniera generica POLVERINO Vincenzo detto peruzzo, che sempre in maniera generica mi disse di aver preso parte a tale agguato.

…omissis…

 

Interrogatorio di SIMIOLI Giuseppe del 4/5/2021:

…omissis…

Omicidio PASTELLA Antonio e VIGNA Salvatore detto pitbull

Tale omicidio è stato deciso e commesso dal clan ORLANDO, in particolare per volontà di ORLANDO Antonio detto mazzolino e del fratello ORLANDO Raffaele, materialmente è stato commesso da LUBRANO Armando, LUBRANO Vincenzo e LUBRANO Raffaele e ORLANDO Angelo, come più avanti specificherò nel dettaglio.

All’epoca, siamo nel 2015, io ero latitante e dopo alcuni screzi verificatisi con esponenti del clan ORLANDO, avevamo raggiunto una sorta di accordo ed io provvedevo a corrispondere con i soldi del traffico di droga, gli stipendi per gli affiliati dei POLVERINO e degli ORLANDO.

Dopo l’omicidio di FELACO Luigi, di cui ho accennato in precedenti interrogatori, e dopo l’arresto di RICCIO Mariano e dei suoi uomini, decidemmo di uccidere PASTELLA Antonio che si era affiancato al gruppo dei RUGGIERO dell’acqua – con cui intercorre anche una parentela – per dare appoggio a RICCIO Mariano. All’epoca, unitamente a RUGGIERO Giuseppe e NAPPI Carlo, demmo incarico a POLVERINO Vincenzo detto peruzzo e POLVERINO Crescenzo detto Crescenziello di individuare il PASTELLA e carpire i suoi spostamenti in modo da portare a compimento l’agguato. In più di un’occasione POLVERINO Vincenzo e POLVERINO Crescenzo vennero a riferirci che il PASTELLA non si vedeva più in giro per Marano e che era molto guardingo. Ricordo che all’epoca prendemmo in malo modo i predetti POLVERINO Vincenzo e POLVERINO Crescenzo anche perché, frattanto, apprendemmo da un elettricista di Marano – estraneo alle dinamiche criminali ma che aveva effettuato dei lavori presso un nostro rifugio – che il PASTELLA girava tranquillo e si vedeva tutti i giorni per Marano. Dopo circa un mese, ricordo che era la primavera del 2015, ed io da latitante mi ero spostato nel Lazio, mi raggiunse RUGGIERO Salvatore figlio di Giuseppe, il quale mi comunicò che il PASTELLA era stato ucciso a Marano. Al riguardo, il RUGGIERO ipotizzò che si trattasse di opera di gente di Melito e che l’evento era collegato ad altri due omicidi avvenuti a Melito che avevano riguardato RUGGIERO Antonio – vittima di lupara bianca – ed un suo parente che invece fu trovato morto in strada. Io non feci particolari approfondimenti sulla genesi di questo omicidio; ero tutto sommato contento anche perché era mia intenzione, come ho detto, ammazzare il PASTELLA, e vendicarmi del tradimento che lui comunque aveva fatto, passando temporaneamente negli anni 2012/2013 nella fila di Mariano RICCIO.

Dopo circa un mese, RUGGIERO Salvatore tornò da me a Roma e mi comunicò che nel frattempo vi era stato altro omicidio di un soggetto chiamato Salvatore pitbull; questa persona era originaria della Sanità ma trasferitosi a Marano da molto tempo. Devo dire che questa notizia mi insospettì alquanto, perché vidi una sorta di collegamento con l’omicidio del PASTELLA con il quale Salvatore pitbull da tempo commerciava droga insieme. Di conseguenza, la prima ipotesi che avevamo fatto in ordine all’omicidio del PASTELLA, ossia che era avvenuto per mano di quelli di Melito, era assolutamente sbagliata non Salvatore pitbull alcun legame con quelli di Melito e vedendo invece io un’unica regia dietro entrambi gli agguati.

Alle ore 11:21 si effettua una breve sosta e si interrompe momentaneamente la fono registrazione.

Si riprende la verbalizzazione alle ore 11:23.

A.D.R.: il mio incontro con il RUGGIERO si concluse con la netta sensazione che gli equilibri criminali a Marano stavano cambiando e con la mia ferma volontà di capire e di approfondire su quello che stava accadendo.

Dopo circa uno o due giorni da questo ultimo incontro, tornò da me Salvatore RUGGIERO il quale mi comunicò che POLVERINO Vincenzo detto peruzzo e POLVERINO Crescenzo volevano incontrare me, NAPPI Carlo e RUGGIERO Giuseppe che in quel momento rappresentavamo il vertice del clan ancora rimasto fedele a POLVERINO Giuseppe e non ancora arrestati, per parlarci urgentemente di una cosa, anzi ora ricordo che mi anticipò il fatto che uno degli argomenti era rappresentato dal fatto che avrei dovuto corrispondere agli ORLANDO il 50% dei proventi dell’attività illecita del clan POLVERINO.

Dopo questo messaggio convocai tutti gli affiliati minori, anche per testare la loro disponibilità ad entrare in contrasto armato con gli ORLANDO.

L’incontro avvenne uno o due giorni dopo in una terra ai Camaldoli, nel mese di luglio 2015; allo stesso erano presenti i seguenti soggetti: POLVERINO Vincenzo detto peruzzo e POLVERINO Crescenzo, CATONE Salvatore detto Castrese, io, RUGGIERO Giuseppe e NAPPI Carlo, RUGGIERO Salvatore e altri che al momento non ricordo. Nella circostanza chiedemmo immediatamente spiegazioni a POLVERINO Vincenzo sul fatto della “cessione” dei proventi agli ORLANDO. In quel momento POLVERINO Vincenzo detto peruzzo e POLVERINO Crescenzo, CATONE Salvatore detto Castrese ci comunicarono di aver stretto un’alleanza con gli ORLANDO, unitamente ai quali avevano organizzato e compiuto gli omicidi di PASTELLA Antonio e di Salvatore pitbull.

Nello specifico ci raccontarono che l’omicidio di PASTELLA Antonio era stato compiuto materialmente da LUBRANO Armando, LUBRANO Raffaele e LUBRANO Vincenzo, unitamente a ORLANDO Angelo detto o’ malomm, che viaggiavano a bordo di un furgone dal quale scesero per freddare la vittima davanti ad un bar. A bordo di una macchina d’appoggio vi erano invece ORLANDO Gaetano e ORLANDO Raffaele insieme a POLVERINO Vincenzo. Lo stesso POLVERINO Vincenzo mi confermò che la causale dell’omicidio era rappresentata dal fatto che la vittima era “passata” per un periodo con RICCIO Mariano.

Anche per quanto riguarda l’omicidio di Salvatore pitbull, pur senza entrare nel dettaglio, POLVERINO Vincenzo mi confermò che l’organizzazione e l’esecuzione dell’agguato avevano la stessa matrice e vi avevano partecipato i medesimi attori, ivi compresi lui.

Lo stesso POLVERINO Vincenzo ebbe a riferirmi che subito dopo l’omicidio PASTELLA, il furgone utilizzato fu dato alle fiamme con l’arma utilizzata e che i killer si rifugiarono nella stessa località ove Antonio ORLANDO era latitante.

Rimanemmo assolutamente stupiti dalla situazione che si era venuta a creare, tanto che io, NAPPI Carlo e RUGGIERO Giuseppe ci arrabbiammo tantissimo e ricordo di aver detto queste parole: “Vi assumerete la responsabilità di questa scelta anche nei confronti dei carcerati dei clan POLVERINO.” Ricordo altresì di aver detto che dal mese successivo si sarebbero dovuti far carico del mantenimento di tutti i detenuti “in quota” POLVERINO e che avrebbero poi risposto di questa azione nei confronti di POLVERINO Giuseppe una volta tornato in libertà. La riunione fu sciolta senza una soluzione e dopo qualche ora fummo raggiunti da POLVERINO Salvatore detto Toratto che, evidentemente era stato informato dell’accaduto da POLVERINO Vincenzo e Crescenzo, essendo pienamente a conoscenza dei fatti. Nella circostanza, Toratto venne a chiederci di trovare una soluzione rispetto al problema anche perché lui temeva che una eventuale guerra a Marano avrebbe danneggiato i suoi affari imprenditoriali, anche perché era consapevole del fatto che i suoi parenti, ovvero POLVERINO Vincenzo e Crescenzo e CATONE Salvatore, avevano commesso un gravissimo errore ad allearsi con gli ORLANDO e, sostanzialmente, a “venderci”. Dissi a Toratto che eravamo disposti a risolvere il problema, da affrontare militarmente con gli ORLANDO, ma che lui doveva garantirci la risoluzione del problema all’interno della famiglia POLVERINO, previo allontanamento di POLVERINO Vincenzo, che era il vero artefice dell’accordo con gli ORLANDO. In particolare ricordo di aver riferito a Toratto le seguenti parole: “O lo mandate via a questo mongoloide o lo ammazzate proprio!” riferendomi a POLVERINO Vincenzo, in quanto si trattava di un problema tutto interno alla famiglia POLVERINO.

A.D.R.: A queste mie richieste, Toratto mi disse che non si poteva uccidere POLVERINO Vincenzo perché era della famiglia e mi suggeriva di fare una ulteriore riunione per riappacificarci. Io rifiutai questa proposta dicendo di riferire che dal mese successivo mi dovevano mandare i 50.000 € necessari per il mantenimento dei carcerati.

Dopo un paio di giorni ancora ricevemmo l’ambasciata di RUGGIERO Salvatore il quale ci disse che gli ORLANDO avevano iniziato a “chiamare” tutti i soggetti che trafficavano in hashish, imponendo una sorta di tassa su ogni chilogrammo di stupefacente smerciato.

Alcuni giorni dopo fui raggiunto da RUGGIERO Salvatore che mi riportò un messaggio di POLVERINO Vincenzo che, in pratica, mi comunicava che non avrebbe corrisposto nulla in termini economici alle famiglie dei detenuti, che lui avrebbe aiutato solo tre o quattro tra i più anziani del clan e che per il resto, le famiglie degli altri detenuti dovevano provvedere autonomamente. Anzi ricordo che mi disse che a lui non interessava niente degli altri e che le mogli degli affiliati detenuti potevano anche andare a prostituirsi per sostentarsi economicamente.

Tramite il RUGGIERO convocammo POLVERINO Vincenzo detto peruzzo e POLVERINO Crescenzo in una campagna sita a Santa Maria Capua Vetere: in quella circostanza gli contestammo, arrivando alle minacce, la scelta di non aiutare tutti i carcerati e dopo un aspro confronto ci dissero che avrebbero accettato le nostre condizioni ma di doverne parlare in una riunione allargata, anche alla presenza degli ORLANDO. Nell’occasione acquisii ulteriori informazioni sull’omicidio di Salvatore pitbull, in particolare appresi da POLVERINO Vincenzo che la causale non era da individuarsi esclusivamente nella sua vicinanza al PASTELLA, ma anche perché Salvatore pitbull vendeva la cocaina per Marano senza corrispondere alcunché agli ORLANDO che, invece, volevano gestire direttamente tale traffico illecito. Con l’omicidio, quindi, la famiglia ORLANDO voleva anche dare un segnale al territorio.

Organizzammo quindi un nuovo incontro, sempre a Santa Maria Capua Vetere, alla presenza di ORLANDO Antonio detto mazzolino, LUBRANO Armando, ORLANDO Angelo detto o’ malomm, POLVERINO Vincenzo, POLVERINO Crescenzo, DE LUCA Alessandro, RUGGIERO Salvatore, MORACA Felice detto pinotto, VISCONTI Claudio detto Caccone, NAPPI Carlo, io e RUGGIERO Giuseppe e qualche altro che al momento non ricordo. Nel corso della riunione gli ORLANDO accettarono la nostra richiesta di corrispondere i 50.000 € mensili per le famiglie dei carcerati, affermando che “loro” facevano comunque riferimento a POLVERINO Vincenzo, POLVERINO Crescenzo e CATONE Salvatore che avevano affermato di aver parlato a nome della famiglia POLVERINO.

ORLANDO Antonio detto mazzolino, nel corso di questo incontro che ha rappresentato, di fatto, la fine del clan POLVERINO, tenne ad assumersi la paternità della volontà omicidiaria di PASTELLA Antonio e Salvatore pitbull, confermando che il tutto era stato organizzato con la complicità di POLVERINO Vincenzo, POLVERINO Crescenzo e CATONE Salvatore detto Castrese.

…omissis…

L’Ufficio dà atto che nell’interrogatorio del 16/04/2021 è stato sottoposto al collaboratore un album redatto in data 15/04/2021 dai CC del Nucleo Investigativo di Napoli, composto da 11 fotografie, e che il riconoscimento è stato interrotto alla foto n. 6.

Pertanto si procede oggi alla visione dalla fotografia n. 7.

Al riguardo il collaboratore riferisce:

…omissis…

FOTO NR. 9: Riconosco ORLANDO Angelo detto o’ malomm. Si tratta di un affiliato del clan ORLANDO, si occupava del traffico di droga e di estorsioni. Ricordo che tra il 2013/2014 a Calvizzano fu sequestrata un’auto contenente 60 kg. di hashish: si trattava di un carico curato direttamente da LUBRANO Armando e dagli ORLANDO. 

ORLANDO Angelo ha preso parte agli omicidi di PASTELLA Antonio e Salvatore pitbull.

Si dà atto che nella foto n. 9 è effigiato ORLANDO Angelo, nato a Napoli il 31/10/1979.

 

Le dichiarazioni auto ed etero accusatorie formulate dal SIMIOLI, trovavano ulteriore e definitiva conferma dall’interrogatorio reso il 4/12/2023: nel corso dello stesso emergeva, altresì, l’individuazione di ulteriori killer da parte di POLVERINO Crescenzo.

 

Interrogatorio di SIMIOLI Giuseppe del 4/12/2023:

Oggi precisa:

ADR: Quando nel verbale che mi avete appena letto, io dico “decidemmo di uccidere PASTELLA Antonio” mi riferisco a noi POLVERINO, nelle persone di RUGGIERO Giuseppe, NAPPI Carlo, io, POLVERINO Vincenzo e POLVERINO Crescenzo. Questi ultimi due, a seguito della rottura con noi, transitarono negli ORLANDO e materialmente commisero l’omicidio con loro.

Ribadisco, ancora, che demmo incarico a POLVERINO Crescenzo e POLVERINO Vincenzo di effettuare dei sopralluoghi finalizzati all’individuazione del PASTELLA, anzi, preciso che successivamente POLVERINO Crescenzo mi presentò due persone della Sanità – indicandoli come suoi parenti – che egli stesso aveva incaricato dell’uccisione del PASTELLA. Mi pare che facessero parte della famiglia VASTARELLA.”

 

Grazie alla recente collaborazione con la giustizia di RUGGIERO Giuseppe, è stato possibile corroborare le già preziose indicazioni fornite da GIANNUZZI Teodoro e SIMIOLI Giuseppe, ottenendo un quadro indiziario compiuto con riguardo alla causale, ai mandanti e agli esecutori dei due omicidi oggetto della presente richiesta.

 

Interrogatorio di RUGGIERO Giuseppe del 27/10/2023:

 

Omicidio di PASTELLA Antonio detto o’ russ.

Il PASTELLA era un soggetto criminale di Marano che gravitava, insieme ad altre due o tre persone, nel gruppo di Mariano RICCIO. Quando ci fu il contrasto col predetto RICCIO che voleva “entrare” criminalmente a Marano, decidemmo di bloccare questo progetto uccidendo alcuni suoi affiliati. Le altre persone da colpire erano PASTELLA Egidio, tale RUGGIERO quello dell’acqua insieme a tutta la sua famiglia, VIGNA Salvatore ed altri che al momento non ricordo.

L’omicidio è stato deliberato da SIMIOLI Giuseppe – all’epoca capo dei POLVERINO – e da ORLANDO Antonio detto mazzolino all’epoca latitante e a capo del gruppo ORLANDO. L’accordo prevedeva che chiunque di noi avesse trovato il PASTELLA lo doveva ammazzare. L’omicidio avvenne tra gli anni 2013/2014 e, comunque, quando io ero latitante.

A.D.R.: L’omicidio è stato commesso materialmente dagli affiliati del gruppo ORLANDO. La mia conoscenza è diretta in questi termini: quando ero latitante, non ricordo se ai Camaldoli – appoggiato da DE LUCA Alessandro – o a Santa Maria Capua Vetere, venne a trovarmi POLVERINO Vincenzo detto peruzzo – inviato direttamente da ORLANDO Antonio detto mazzolino – il quale doveva trasmettermi un messaggio. In particolare mi doveva dire che avendo “loro” fatto l’omicidio del PASTELLA avevano diritto ad ottenere il 50% del provento delle estorsioni, mentre prima ricevevano da SIMIOLI Giuseppe soltanto lo “stipendio”. Per quanto mi disse peruzzo, a commettere materialmente l’omicidio erano stati LUBRANO Armando e ORLANDO Angelo detto o’ malomm, più qualche altro soggetto di fuori paese di cui, però, non mi ha fatto il nome.

A.D.R.: Quando ci fu l’incontro con peruzzo, con me c’era NAPPI Carlo.

A.D.R.: Dell’incontro con peruzzo e dell‘informazione ricevuta, informai immediatamente Giuseppe SIMIOLI tramite Antonio NUVOLETTA che in quel momento ne curava la latitanza.

A.D.R.: peruzzo nel corso del nostro incontro non mi disse se avesse partecipato o meno all’omicidio.

Alle ore 10:32 si sospende momentaneamente la verbalizzazione e la registrazione.

Alle ore 10:40 si riprende la verbalizzazione, precisando che la registrazione audio e video viene effettuata con un secondo file.

A.D.R.: Come mi chiedete devo specificare che in quel periodo, SIMIOLI Giuseppe mi chiese di “adoperare” mio figlio Salvatore per la gestione delle sue attività lecite e illecite. In quel periodo, ricordo infatti che mio figlio creò un rapporto strettissimo col SIMIOLI, tant’è che andava più spesso a trovare lui che me, quando eravamo entrambi latitanti. Per scherzare, a volte, dicevo al SIMIOLI che aveva fatto il lavaggio del cervello a mio figlio.

In quel periodo, in pratica, mio figlio si confidava con Peppe SIMIOLI e non con me, anche e soprattutto per questioni di “malavita”, tenuto conto che Giuseppe SIMIOLI lo mandava ovunque in relazione ai suoi affari illeciti, quindi è molto probabile che ci siano cose, anche riferibili a questo omicidio che mio figlio sapeva e di cui ha parlato esclusivamente con il SIMIOLI e non con me.

A.D.R: peruzzo mi raccontò che l’omicidio avvenne nella mattinata sul corso principale di Marano all’esterno di un bar. Non sono a conoscenza delle armi utilizzate ma appresi da peruzzo che i killer utilizzarono un furgoncino.

A.D.R.: all’incontro avvenuto ai Camaldoli con peruzzo, ora ho ricordato che eravamo presenti io, NAPPI Carlo, CATONE Castrese detto pollosud e DE LUCA Alessandro, questi ultimi tre erano venuti tutti insieme.

A.D.R.: Quando peruzzo venne a comunicarmi la notizia dell’omicidio PASTELLA io ebbi la netta sensazione che ormai, lui, avesse fatto il “passaggio” da noi agli ORLANDO. Ciò anche per l’importanza dell’imbasciata che stava recapitando. A seguito di tale incontro vi è stato un ulteriore incontro – avvenuto sempre ai Camaldoli – con SIMIOLI Giuseppe e NAPPI Carlo, in cui discutemmo dell’omicidio PASTELLA e della richiesta degli ORLANDO della ripartizione dei proventi al 50%. A tale incontro sopraggiunsero POLVERINO Vincenzo detto peruzzo e CATONE Castrese detto pollosud; comunicammo agli stessi che eravamo d’accordo sull’equa spartizione dei proventi delle estorsioni. Sul punto, io e NAPPI Carlo dovemmo convincere SIMIOLI Giuseppe che era restio a cedere alla richiesta degli ORLANDO, al punto che lo stesso SIMIOLI, con fare polemico, disse: diamo a loro il foglio degli stipendi e delle estorsioni e noi continuiamo a vivere con la droga.

 

Omicidio di VIGNA Salvatore detto pitbull.

Anche l’omicidio di VIGNA Salvatore rientra nella contrapposizione con Mariano RICCIO. Costui, infatti, era un altro soggetto – come PASTELLA Antonio – vicino al RICCIO, motivo per il quale doveva essere eliminato.

A.D.R.: L’omicidio del VIGNA segue quello del PASTELLA. All’epoca io ero latitante insieme a NAPPI Carlo ai Camaldoli. Anche in questo caso fu peruzzo ad avvisarmi dell’omicidio. Mi pare che l’evento si verificò di sera. Fu NAPPI Carlo a chiedere a peruzzo se fossero stati sempre gli ORLANDO ricevendo conferma dal POLVERINO. In particolare ci disse che il gruppo di fuoco era nuovamente composto da LUBRANO Armando e ORLANDO Angelo.

A.D.R.: nell’occasione peruzzo mi disse che per l’omicidio era stata utilizzata una motocicletta oltre ad una macchina “d’appoggio”.

A.D.R.: Anche questo omicidio aveva come mandante ORLANDO Antonio detto mazzolino, anche perché il movente era lo stesso e rientrava nella strategia di contrapposizione a Mariano RICCIO.

A.D.R.: Come ho già detto in precedenza, io, NAPPI Carlo e SIMIOLI Giuseppe eravamo d’accordo con la strategia degli ORLANDO di uccidere questi soggetti al fine di scongiurare il sopravvento di RICCIO Mariano su Marano. Ciò perché consideravamo le persone poi ammazzate, una sorta di “testa di ponte” di Mariano RICCIO su Marano.

A.D.R.: Questa strategia rientrava nella storica volontà dei POLVERINO di evitare ingressi “esterni” su Marano, in particolare dei secondiglianesi.

A.D.R.: Ho ricordato un particolare rispetto all’omicidio di PASTELLA Antonio. Qualche tempo prima di ricevere la visita di peruzzo che mi raccontava di tale omicidio, io e NAPPI Carlo incontrammo SIMIOLI Giuseppe il quale ci disse di aver visto ABBATIELLO Paolo che si era attribuito l’omicidio del PASTELLA nell’ottica dello scambio di favori esistente tra i due clan. Alla fine, scoprimmo che si trattava di una sorta di truffa che ABBATIELLO ci voleva fare, per disobbligarsi dell’omicidio dell’amante della moglie di LICCIARDI Giovanni, persona da noi uccisa e successivamente disciolta nell’acido. Al riguardo devo precisare che il cadavere della vittima non si è sciolto completamente e che il “tronco” fu seppellito in un terreno che sarei in grado di indicare. Anzi, ricordo che NAPPI Carlo praticò un “segno” sulla pianta nei pressi della quale è stata seppellita la vittima. Alle operazioni di seppellimento – all’interno di una buca di circa due metri di profondità – procedemmo io, NAPPI Carlo, SIMIOLI Giuseppe, POLVERINO Crescenzo e DE LUCA Alessandro.

Mi riservo di fare mente locale ed eventualmente fornire ulteriori elementi in ordine agli omicidi di PASTELLA Antonio e VIGNA Salvatore.

A.D.R.: A seguito del “passaggio” di POLVERINO Vincenzo detto peruzzo, con gli ORLANDO, io, NAPPI Carlo e SIMIOLI Giuseppe ci eravamo orientati ad ammazzarlo e di questa cosa ne parlammo riservatamente con POLVERINO Salvatore detto Toratto. Le dico che avremmo dovuto operare io e NAPPI Carlo sfruttando l’abitudine di peruzzo di “appoggiarsi” ad un macello a Quarto, zona nella quale noi avevamo un appoggio e quindi ci era comodo e facile operare. L’omicidio non fu poi commesso perché avrebbe comportato conseguenze piuttosto serie con la famiglia, anche in relazione a potenziali ritorsioni nei confronti dei nostri familiari che avevamo a Marano.

A.D.R.: Subito dopo il mio arresto anche il mantenimento dei detenuti passò nelle mani degli ORLANDO. Io ho ricevuto da “loro” circa un paio di mesate dopo di che si è interrotto ogni tipo di dazione. Ho appreso in carcere, però, che mentre per noi POLVERINO il “mantenimento” era stato bloccato, i pagamenti per gli affiliati degli ORLANDO continuano tutt’ora.

A.D.R.: Ricordo ancora che ci fu un incontro molto “affollato” avvenuto a Santa Maria Capua Vetere a cui parteciparono tutti gli ORLANDO, nello specifico erano presenti ORLANDO Antonio detto mazzolino, LUBRANO Armando, ORLANDO Angelo detto o’ malomm,; per noi POLVERINO erano presenti POLVERINO Vincenzo, POLVERINO Crescenzo, DE LUCA Alessandro, mio figlio RUGGIERO Salvatore, MORACA Felice detto pinotto, VISCONTI Claudio detto Caccone, NAPPI Carlo, io e SIMIOLI Giuseppe e qualche altro che al momento non ricordo. Nel corso di questa riunione gli ORLANDO avanzarono una richiesta di un milione di euro per le loro necessità e per l’avvio della nuova attività criminale.

 

Più recentemente (cfr. verbale del 4/12/2023), richiesto di opportuni chiarimenti, RUGGIERO Giuseppe confermava la “doppia matrice” (POLVERINO/ORLANDO) a cui era ascrivibile il mandato omicidiario. Nella circostanza era chiarita, poi, la vicenda relativa al “pestaggio” di CERULLO Luigi che, nonostante la capillare diffusione della notizia sul territorio, risultava essere infondata. In ultimo, emergeva il coinvolgimento diretto di POLVERINO Vincenzo detto “peruzzo” nelle fasi preparatorie di entrambi gli omicidi: in particolare il POLVERINO avrebbe effettuato più sopralluoghi finalizzati a rintracciare le vittime e a carpirne abitudini e spostamenti.

 

Chiarimenti in relazione agli omicidi di PASTELLA Antonio e VIGNA Salvatore

ADR: Dopo che lei mi ha letto alcuni passi del verbale del 27.10.2023, le confermo che il progetto di uccidere PASTELLA Antonio e VIGNA Salvatore era comune a noi POLVERINO e agli ORLANDO, in quanto entrambi i gruppi avevano l’interesse a bloccare l’avanzata di Mariano RICCIO a Marano. Confermo quindi che io, Peppe SIMIOLI e NAPPI Carlo insieme agli ORLANDO, di cui ho già parlato nel verbale del 27.10.2023, siamo tra i mandanti dei predetti omicidi. 

ADR: Su sua domanda le posso confermare che, poco prima degli omicidi di PASTELLA e VIGNA, si era diffusa a Marano la notizia che Mariano RICCIO avesse dato mandato di picchiare il figlio Luigi di CERULLO Sabatino. Tale notizia era talmente insistente che i Carabinieri avevano effettuato una verifica proprio presso l’abitazione del ragazzo. Io ebbi modo, tramite mio figlio Salvatore, di accertare che tale notizia non rispondesse al vero, in quanto “Ginotto” venne ispezionato e non aveva alcuna lesione.

ADR: I contrasti tra CERULLO e Mariano RICCIO erano però reali ed afferivano ad un investimento immobiliare avvenuto a Marano, in cui CERULLO era in società con RUGGIERO Antonio e proprio il PASTELLA. Questi ultimi essendo affiliati di Mariano RICCIO avevano chiesto un aiuto per i contrasti su questo investimento che erano sorti con il CERULLO, che nel frattempo era stato arrestato.

ADR: I sopralluoghi effettuati per la ricerca di PASTELLA e VIGNA sono stati certamente curati da POLVERINO Vincenzo detto “Peruzzo”, non so se sia stato accompagnato dagli altri soggetti liberi dei Polverino, ovvero DE LUCA Alessandro e CATONE Crescenzo detto “Castrese”.

 

In definitiva, l’analitica lettura del complesso di dichiarazioni acquisite in relazione agli omicidi di PASTELLA Antonio e VIGNA Salvatore, ha consentito di verificare la sussistenza di gravi elementi d’accusa a carico degli odierni indagati.

Nello specifico:

  • con riguardo alla causale omicidiaria, anche RUGGIERO Giuseppe – rafforzando ulteriormente le dichiarazioni di GIANNUZZI Teodoro e SIMIOLI Giuseppe – indicava l’organicità o comunque la “vicinanza” delle vittime al gruppo criminale capeggiato da RICCIO Mariano. Il solo GIANNUZZI introduceva la tematica della vendetta per il pestaggio subito da CERULLO Luigi – figlio di CERULLO Sabatino – ad opera del predetto RICCIO.
  • con riguardo ai mandanti, risultano convergenti le dichiarazioni dei collaboratori SIMIOLI Giuseppe e RUGGIERO Giuseppe che, oltre a rendere dichiarazioni autoaccusatorie sullo specifico argomento, indicavano in ORLANDO Antonio “mazzolino” altro istigatore. Sul punto, GIANNUZZI Teodoro indicava il solo SIMIOLI Giuseppe come mandante dei due omicidi;
  • con riguardo agli esecutori materiali dei due omicidi, i collaboratori di giustizia SIMIOLI Giuseppe e RUGGIERO Giuseppe indicavano certamente i killer in LUBRANO Armando e ORLANDO Angelo – il primo per averlo appreso da RUGGIERO Salvatore (figlio del collaboratore Giuseppe) ed il secondo per averlo appreso da POLVERINO Vincenzo, frattanto transitato nelle fila degli ORLANDO. Invero, SIMIOLI Giuseppe affermava che ai due omicidi presero parte – con ruolo attivo – anche LUBRANO Raffaele e LUBRANO Vincenzo (fratelli di Armandino), nonché ORLANDO Gaetano e ORLANDO Raffaele (Fratelli di mazzolino) insieme a POLVERINO Vincenzo. Anche RUGGIERO Giuseppe confermava il coinvolgimento di POLVERINO Vincenzo in entrambi i delitti, nello specifico avendo compiuto attività di sopralluogo finalizzato all’individuazione delle vittime. Sul punto, GIANNUZZI Teodoro riferisce genericamente che a commettere i due omicidi furono i carrisiani, ovvero gli affiliati al clan ORLANDO, senza però specificare alcuni di essi.

 

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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