Punti di vista. Marano, siamo al punto di non ritorno. De Magistris: “I cittadini hanno la chiave per cambiare le cose”

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Caro Direttore,
in riferimento all’articolo “Marano, alla ricerca delle chiavi perdute”, per constatare come siamo di fronte ad un film visto tante volte al Comune. Tu evidenzi, tra le tante cose relative alle cattive gestioni dell’Ente, l’episodio relativo all’impossibilità di effettuare un sopralluogo dei consiglieri comunali sia della maggioranza che dell’opposizione ai beni confiscati per valutare l’idoneità di un locale da adibire a scuola sito in via Puccini ma vanno citate anche la mancanze delle chiavi di Palazzo Merolla o lo scasso forzato per la mancanza di chiavi nel Palazzo del Giudice di Pace. Ironizzando, chiedevi nel frattempo al Sindaco di nominare un assessore alle chiavi! Consentimi, Marano non ha bisogno andare alla ricerca di chiavi.
Bisogna purtroppo constatare, nel corso degli anni, salvo poche eccezioni, si sono praticate
atti che andavano nella direzione opposta ad una corretta amministrazione della cosa
pubblica. Cio’ a portato come noto a quattro scioglimento del Consiglio Comunale per
infiltrazioni camorristiche per cui se si guarda alle motivazioni addotte dal Ministero degli
Interni nell’ultimo scioglimento il fenomeno malavitoso non è soltanto circoscritto nell’ambito comunale ma è zonale. Limitandoci ad analizzare l’intera area giuglianese dove nella generalità dei casi e in particolare nel caso specifico di Marano si sono verificati episodi preoccupanti dovuti sia a carenza di personale che di professionalità quasi in tutti i settori nevralgici della macchina comunale e se a questo aggiungiamo i limiti dei rappresentanti politici che dovrebbero orientare i rispettivi assessorati con l’aggravante che in qualche settore si vocifera la presenza di una corruttela consolidata, il quadro è preoccupante.
Si vocifera per esempio che un tempo non lontano, un assessore al ramo, per occultare
pratiche compromesse, diete i rispettivi fascicoli alle fiamme! Errori se ne sono stati
commessi ad iosa, come quelli di un tempo più lontano, come per esempio, per sconfiggere
un’amministrazione progressista a guida comunista, l’unica nel dopoguerra nell’ambito
provinciale, si invento’ un referendum per dividere la frazione di Quarto da Marano perché la prima era quasi tutta bracciantile e di appannaggio progressista, decisiva per la vittoria del Fronte Popolare.
Dimostrazione ultima il Sindaco va dal Prefetto e se ne torna con un pugno di mosche
motivando da parte dell’autorita’ Prefettizia che la priorità per un Comune è uscire dal
Dissesto Finanziario per intraprendere iniziative sia occupazionale che finanziarie mentre si
procede in modo diverso come evidenziato con la mia intervista di Terranostranews: con
nuovi costi di investimenti per la costruzione della nuova scuola di San Rocco non su terreni
di proprietà del Comune ma terreni di terzi seguito con spese di fitto su fabbricati di proprietà di terzi e non su beni confiscati. Così come non provvedere ad attivare il diritto di rivalsa verso gli attuali proprietari per i due terzi della struttura del Giudice di Pace e continuare a riconoscere ad essi i fitti pattuiti.
Pertanto, come si sono resi ininfluenti la gestione dei diversi periodi commissariati seguiti ai
quattro scioglimento del Consiglio Comunale, ritengo altrettanto influente, se non inutile e
dannosa prolungare l’agonia di questa Amministrazione senza comprendere che una svolta
radicale è doverosa.
Quindi la risposta dovrebbe essere la seguente: esiste un‘UNICA CHIAVE ed è in possesso
dei cittadini, sancito dalla Costituzione e prevista dalla Democrazia Rappresentativa. Gli
elettori possono decidere con il loro voto se cambiare il volto alla città.

Marano è arrivato ad un punto di non ritorno; partendo dalla considerazione di cosa era
Marano nel dopoguerra: città collinare, salubre e di villeggiatura; sede di Giustizia, pretorile e con annesso il carcere mandamentale; un mercato ortofrutticolo e fieristici settimanale che serviva l’intero hinterland e con rete ferrate e tranviarie che la collocavano effettivamente con la città di Napoli il giuglianese e la zona flegrea, bisogna constatare cosa sia oggi , una città dormitorio priva, tra l’altro, di reti primarie e di servizi necessari per il vivere civile. Grazie alla sua conformazione, storia millenaria e sicuramente per una volontà unanime potrebbe e dovrebbe cambiare volto ed assurgere a città vivibile, attrattiva e produttiva, diventare città pilota in un contesto programmatico dell’intera Città Metropolitana, ambientale e residenziale nel mezzo della città di Napoli, dell’intera e vasta zona giuglianese e quella attrattiva flegrea.
A questo punto non mi resta che rivolgere un invito accorato a tutti i cittadini: giovani e meno giovani, indigeni ed immigrati, professionisti, operatori economici ed altrui .
Una svolta è possibile, lavoriamo all’unisono affinché la possiamo raggiungere, il domani ce
ne sara’ grato!

Franco De Magistris

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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