L’EDITORIALE. MARANO, MORRA, LO STATUS QUO E GLI ERRORI GIA’ COMMESSI DAI SUOI PREDECESSORI. MATTEO, MEDITA BENE

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Pensavano fosse un competente e invece è già un calesse. Matteo Morra, neo sindaco, è sicuramente animato da qualche buon proposito. Non vuole certo fare la fine dei suoi predecessori, sciolti per camorra o condannati dalla storia politico-giudiziaria. Siamo certi che, al netto di qualcosa che ancora non è chiaro, voglia fare anche cose buone per il territorio.

Il punto è un altro e le avvisaglie ci sono già tutte: sbaglia, come tutti gli altri, commissari compresi, l’approccio. Per cambiare Marano, bisogna innanzitutto cambiare l’ente comunale, stravolgerlo, nonostante sia oggi (così si dice da tempo) a corto di organico. E invece Morra, come gli altri, vuole iniziare con il piglio soft, trovando accordi e accordini in giro e cercando di tirarsi tutti dalla sua parte. Lo status quo, in tal modo, rimarrà tale e ancora per lungo tempo. Cambiare il centro del potere, per poi cambiare la città, possibilmente in meglio.

Su questo specifico punto sono caduti tutti gli ex sindaci e commissari, che in qualche modo hanno circumnavigato la strada del compromesso interno agli uffici, all’ente e a quel ruota attorno. Dispiace per Morra che pare non aver compreso l’antica lezione. A Marano serviva e serve un effetto choc, fatto anche di decisioni impopolari e immediate: Galeota, Pip, stadio comunale, uffici comunali, gestione del potere interno, abusivismo edilizio e commerciale, Puc, Siad (per il commercio), gestione del servizio rifiuti, parcheggi, cimitero. Ci voleva e occorre un grande segnale di svolta, ma da lanciare nell’immediato e non dopo. Il dopo, a Marano, non arriva mai e i sindaci, spesso e volentieri, si impantanano nell’ordinario. Non sono critiche al primo cittadino, come chiunque dotato di un minimo di intelligenza e buon senso può capire, ma consigli. Il sindaco però è diffidente e, secondo tanti, presuntuoso all’inverosimile e quindi non li coglie, anzi si chiude a riccio, risponde con comunicati aggressivi e fuori luogo talvolta, ritenendo, forse, di essere una mente superiore o vedendo nemici laddove non ci sono e amici (cosa ancor più grave) laddove, in realtà, non ci sono. Medita bene, Matteo, di questo passo, in un paio di anni al massimo, sarai anche tu in ricordo sbiadito. C’è tempo per rimediare.

Un amico.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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