Omicidio Toscano, tra vittima e carnefice “interessi economici in comune”. Il killer? Apparentemente un uomo mite, in realtà è un freddo

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I carabinieri della Compagnia di Marano, dunque, non hanno dubbi: è Giuseppe Porcelli, il bidello della scuola Marino Guarano di Melito, l’assassino del professor Marcello Toscano. Ad incastrare il 54enne, gravato da alcuni precedenti penali, gli abiti sporchi di sangue e le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza in funzione nella zona a ridosso dell’istituto di via Delle Magnolie. Sono questi i gravi indizi di colpevolezza che hanno spinto gli inquirenti a firmare il decreto di fermo nei confronti dell’uomo, condotto ieri mattina nel carcere di Poggioreale. Porcelli non ha confessato il delitto, ma le sue parole – fin dalle prime battute delle indagini – non hanno convinto i militari dell’Arma. Troppe incongruenze sarebbero emerse nel suo racconto. Circostanze e fatti puntualmente smentiti dai racconti delle numerose persone ascoltate dai carabinieri e dalle immagini registrate delle telecamere acquisite, che hanno permesso di ricostruire i movimenti con i relativi orari della vittima e del collaboratore scolastico. L’altro indizio è arrivato dagli abiti di Porcelli, rinvenuti anche nella sua abitazione e sequestrati dalla Procura. Gli indumenti, infatti, presentavano tracce di sangue ritenute compatibili con l’efferato omicidio.

Sul movente che ha spinto l’assistente scolastico ad uccidere Toscano poco si sa. Qualcosa, tuttavia, è trapelato: vittima e carnefice avevano qualche affare in comune. Interessi di natura economica non meglio specificati. Un prestito non restituito, forse per l’apertura di un’attività commerciale? Un investimento sul fronte immobiliare o altro? Si vocifera con insistenza – ma al momento non ci sono conferme ufficiali – di un forte interesse del docente per alcune case messe all’asta. Scartata dunque l’ipotesi di un dissidio – paventato da qualche collega di Toscano nelle ore successive al ritrovamento del cadavere – derivante dall’ambito lavorativo e poi sfociato nella brutale aggressione di martedì. L’insegnante, impegnato anche in politica (ha ricoperto più volte il ruolo di consigliere comunale nel vicino comune di Mugnano), era un uomo con una pluralità di interessi, alcuni dei quali del tutto estranei all’ambiente scolastico.

Giuseppe Porcelli, messo sotto torchio per ore dagli inquirenti, viene descritto invece come un uomo apparentemente mite, ma in realtà – secondo quanto riferito da chi lo conosce bene – è un freddo. Un profilo psicologico particolare, quello del presunto assassino, difeso dal penalista Emanuele Caianiello, che ha molto colpito gli inquirenti. “Ho incontrato il mio assistito soltanto nelle fasi precedenti al fermo – spiega l’avvocato Caianiello – Non abbiamo in alcun modo parlato dell’accaduto. Saprò fornire qualche dettaglio nelle prossime ore o giorni, a cavallo con l’interrogatorio di garanzia”. L’unica figlia del presunto assassino si è intanto scusata con la famiglia della vittima: “Ci vergogniamo per quel che è accaduto – spiega la ragazza – Se le ipotesi investigative dovessero trovare conferma, chiediamo fin da ora scusa ai suoi familiari, anche se so che le scuse in questi casi servono a ben poco”.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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