Omicidio Oliva, annullata condanna al presunto assassino

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La Suprema Corte di Cassazione, quinta sezione penale, in totale accoglimento
delle articolate e diffuse ragioni giuridiche espresse dagli avvocati Dario Vannetiello
del Foro di Napoli e Luigi Petrillo del Foro di Avellino, ha annullato la condanna
ad anni 21 di reclusione inflitta a Fabio Furlan con la sentenza emessa in data
28.02.20 dalla Corte di assise di appello di Napoli, la quale aveva ridotto la pena
inizialmente inflitta.
Furlan è oramai da decenni accusato di aver nel lontano novembre 2009
sequestrato un suo amico, Cristofer, commesso l’omicidio ed occultato il cadavere,
mai più rinvenuto.
Un caso di interesse nazionale , oggetto alcuni anni orsono anche della nota
trasmissione della Rai “Chi l’ha visto” atteso che la difesa sostenne ed ancora
sostiene che non può escludersi un allontanamento volontario di Cristofer.
Ma, a distanza di quasi tredici anni, della vittima non vi è alcuna traccia
Un delitto che ha portato nel corso del tempo ad emettere ben quattro sentenze
di condanna da parte dei giudici di merito, la prima ad anni 30 di reclusione.
Ma, quando la vita del giovane ed incensurato accusato sembrava precipitare,
con all’orizzonte un ventennio da trascorrere nelle patrie galere, è intervenuta per
ben due volte la Suprema Corte a stabilire che le motivazioni sottese alla
affermazione della penale responsabilità espresse da vari giudici partenopei erano da
censurare.
Infatti, un primo annullamento si verificò in data 24.06.2016, allorquando la
prima sezione della Suprema Corte, annullò la sentenza di condanna ad anni 23 e
mesi 6 inflitta dalla Corte di assise di appello in data 11.05.2015, disponendo un
nuovo giudizio, sempre grazie anche ai motivi di impugnazione introdotti dal
cassazionista Dario Vannetiello che risulta aver difeso Furlan solo innanzi ai giudici
capitolini.
Nell’esperienza giudiziaria rarissimi sono i casi di omicidio nei quali la Corte di
cassazione ha annullato per ben due volte una sentenza di condanna per un delitto
così grave.
E così dovrà procedersi presso il palazzo di giustizia partenopeo addirittura al
terzo giudizio di appello.
Andrà nuovamente verificata la validità della ipotesi accusatoria fondata sulle
dichiarazioni degli amici della vittima, sugli agganci alle celle telefoniche dei telefoni
in uso alla vittima ed al ritenuto carnefice, indizi che sarebbero rafforzati da un alibi
dell’imputato ritenuto falso.
Sullo sfondo una pluralità di moventi che pare non emergano con la dovuta
chiarezza : gelosia per una ragazza contesa ed interessi divergenti in una attività di
traffico di stupefacenti.

Di estremo interesse sarà apprendere le ragioni che hanno portato la
cassazione alla sorprendente nuova bocciatura della condanna.
Nel frattempo l’accusato, allo stato, nonostante la giuridica esistenza della
pesantissima condanna inflitta dai giudici di primo grado, continua a vivere all’estero in libertà essendo, grazie alla regressione del processo, da tempo stato
scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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