Quarto-Marano-Pozzuoli. Spaccio di droga: coinvolta l’insegnante di sostegno e l’uomo dei Polverino

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Una fiorente attività di spaccio di cocaina gestita da due coniugi nel territorio di Quarto e in altri punti dell’area flegrea. Pasquale Di Criscio, 43 enne disoccupato, e Maria Antonietta Maisto, 45 anni, per un periodo insegnante di sostegno a Roma: erano loro a rifornire – presso la propria abitazione o mediante appuntamenti in strada – gli acquirenti, perlopiù noti assuntori di sostanzi stupefacenti. Per Di Criscio si sono aperte le porte del carcere, mentre per la moglie – che in alcune occasioni non disdegnava di coinvolgere il figlio minorenne nella distribuzione della droga – è scattata la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

In manette sono finiti anche Vincenzo Vaccaro, 44 anni, già condannato in passato per reati associativi e ritenuto organico al clan Polverino, e Giuseppe Velluso, 64 anni, entrambi con l’accusa di aver messo a disposizione di Di Criscio ingenti quantitativi di stupefacenti. L’indagine, coordinata dai magistrati della Dda di Napoli e condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli, trae origine da una più complessa, seppur non direttamente connessa, attività investigativa che ha acceso i riflettori sui traffici e le dinamiche delittuose del clan Polverino-Orlando-Nuvoletta, da qualche anno federato in un’unica fazione ed egemone nei comuni di Quarto, Marano e Calvizzano.

L’attività di spaccio, orchestrata essenzialmente attraverso contatti su utenze telefoniche intestate ad extracomunitari, si riferisce a un periodo alquanto limitato: dall’ottobre del 2020 alla prima decade di dicembre dello stesso anno. E’ frenetico in quel breve lasso di tempo – come descritto dagli inquirenti nelle 35 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare – l’attivismo di Di Criscio, che pur consapevole dei rischi non disdegna di interloquire – prevalentemente attraverso l’uso di messaggi – con il suo cospicuo numero di clienti, con un linguaggio criptico da tempo in uso agli spacciatori e trafficanti del territorio. La droga viene definita in molti modi: “piccolino”, “fotocopie”, “documenti”, “pizze”, “uova” e “sigarette”, ma non mancano – come si rileva in alcuni passaggi dell’ordinanza – riferimenti ben più espliciti.

Gli acquirenti si recavano (di norma) presso l’abitazione di Di Criscio, dove ad attenderli – armata di paniere, poi calato dal balcone con la droga all’interno – c’era Maria Antonietta Maisto. Da quanto ricostruito dagli inquirenti, la donna – in qualche occasione – veniva coinvolta dal marito anche in attività di spaccio itineranti. Di Criscio veniva arrestato, in flagranza di reato, il 9 dicembre di due anni fa. Nel corso della perquisizione della Mercedes sulla quale viaggiava, i militari dell’Arma sequestrarono oltre due grammi di cocaina, occultata in un borsello nero e suddivisa in sette dosi. I carabinieri, in quell’occasione, sequestrarono anche 2 mila euro in contanti.

L’uomo al quale Di Criscio aveva venduto la cocaina, interrogato dai carabinieri, ammetteva di essere un cliente abituale dell’indagato. Tale circostanza scatenava l’ira di Di Criscio, che a distanza di nove giorni dall’arresto aggrediva in strada il cliente accusandolo di aver reso dichiarazioni compromettenti ai carabinieri. Nelle pagine dell’ordinanza si fa spesso riferimento anche alla figura di Vaccaro, che sarebbe – sempre secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – inserito in un traffico di stupefacenti ben più ampio.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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