Punti di vista. Vaccini e Green pass. Perché non manifestare per altro?

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Per la rubrica “punti di vista” ho scelto di confrontarmi su un argomento complesso quanto delicato e, lungi da me essere nel giusto, il mio è più che altro un desiderio di confronto per meglio comprendere. Si sciopera contro il green pass che da oggi diviene obbligatorio sui posti di lavoro; mi chiedo: perché? Non è esso un mezzo per rendere, almeno così è scientificamente dichiarato, il luogo di lavoro più sicuro da contagi e trasmissione del virus nella sua forma più aggressiva? Avrei sì manifestato, ma per tutt’altro. Contratti di lavoro incerti e indeterminabili (più che “indeterminati”), blocco dei salari, norme di sicurezza opinabili, disparità di trattamento, ecc. Al sud siamo schiavi di un concetto di prestazione lavorativa che pone il dipendente in una condizione di assoluta sudditanza, come se non fosse egli la vera “risorsa” aziendale ed il punto di forza di ogni imprenditore. Vabbè… il mio essere “immaterialista” mi ha portato a divagare… Però, sul serio, mi chiedo: perché al cinema o al teatro, in palestra o semplicemente per mangiare una pizza mostro il green pass e sul lavoro dovrei accettare di contagiarmi? Ognuno può liberamente scegliere di non vaccinarsi optando per il tampone, così è preservata la libertà di scelta di chiunque e fatto salvo il diritto alla salute degli altri. Io ho scelto di vaccinarmi e di certo non l’ho fatto con leggerezza o superficialità, e vorrei che ognuno scegliesse con raziocinio; però se 2+2 fa 4 e se con l’aumento della percentuale dei vaccinati l’indice di contagio è sceso insieme al numero degli ospedalizzati, qualcosa vuol dire: se non è scientifico che i vaccini sono utili ed efficaci, almeno è matematico…

Franca Russo.

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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