Chi è Raffaele Imperiale, il super ricercato arrestato a Dubai

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La carriera criminale di Imperiale inizia nel 1996, quando eredita dal fratello, ad Amsterdam, un coffee shop, uno di quei locali della Capitale olandese dove è consentito vendere e consumare hashish e marijuana.

Il traffico di droga entra nel vivo tra le fine degli anni Novanta e i primi Duemila quando, dopo aver stretto numerosi contatti ad Amsterdam anche con alcuni criminali sudamericani, Imperiale stringe un patto con il clan Amato-Pagano – che diede vita, in contrapposizioni al clan Di Lauro, alla prima Faida di Scampia – e comincia a rifornire le piazze di spaccio di Napoli e provincia. Nel gennaio 2016 Raffaele Imperiale viene condannato a 8 anni e 4 mesi di reclusione per traffico internazionale di sostanze stupefacenti e comincia la sua latitanza. Già noto, dunque, per le sue attività illecite, in quello stesso anno acquisisce ancor più notorietà quando alla periferia di Castellammare di Stabia, città che come detto gli ha dato i natali, in un’abitazione riconducibile proprio a lui, vengono ritrovati due quadri di Van Gogh, del valore di circa 130 milioni di euro, rubati anni prima nel museo dedicato al pittore olandese ad Amsterdam.

Conosciuto anche come “Lelluccio Ferrarelle” o “Rafael Empire”, l’arresto è avvenuto a Dubai nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotte dal GICO di Napoli e dalla Squadra Mobile della Questura di Napoli, con il supporto dei Servizi Centrali della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato.

Il 22 gennaio del 2021 rilasciò una clamorosa intervista a Il Mattino, dove si dichiarò estraneo alle vicende e alle accuse che arrivavano dalla magistratura italiana. “Ho una condanna non definitiva a otto anni di reclusione. Non credo che questo sia coerente con l’etichetta di wanted più ricercato della Campania. La realtà è che la storia dei quadri di Van Gogh mi ha giovato processualmente ma nuociuto mediaticamente. Se a questo aggiunge che vivo a Dubai e il resto, mi riferisco ai titoloni sulla latitanza dorata, è solo una conseguenza automatica. Tutto ciò stimola facili accuse sul mio conto da parte di chi aspiri ad avere ruoli di collaborazione con la giustizia, ma mette anche e ingiustamente il mio nome al centro di tutte le attività illecite legate al narcotraffico”, aveva ‘confessato’ al quotidiano.

Quanto alla residenza a Dubai e al mancato ritorno in Italia, Imperiale ammise che “probabilmente ho sbagliato e tuttora sbaglio a non farlo, ma ciò non toglie che io non sono mai fuggito dall’Italia. Io vivo all’estero da oramai oltre venti anni. Quando è stata emessa l’ordine di arresto in relazione al procedimento che mi riguarda, io vivevo a Dubai. E lì continuo a vivere”.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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