L’ennesimo scioglimento del Comune di Marano, il confronto tra il professor Izzo e il direttore di Terranostranews

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La vita democratica amministra elettiva della Città di Marano sospesa per la 4 volta dagli anni 90 per lo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni di camorra. Evento traumatico per la maggioranza della collettività maranese composta da gente laboriosa civile e dabbene. Collettività che si trova un marchio infamante per colpa di persone che scelgono la strada della illegalità, della immoralità e del delinquere, eppure le leggi democratiche ci dicono che la responsabilità civile e penale é del singolo individuo allora perché coinvolgere l’intera comunità. Qualcosa va cambiato nella normativa che oltre ad essere “vecchiotta” ha falle ha cui mettere toppe, infatti andando avanti così il problema non ha soluzione, sciolto un consiglio comunale spesso tutto finisce lí, e chi é stato l’artefice dello scioglimento non viene sanzionato. Quando, con semplice modifica si potrebbe arginare ii fenomeno che é diventato dilagante negli ultimi anni.

Una volta insediata la commissione d’accesso, fatti i dovuti controlli e accertate le responsabilità di chi ha violato le regole e la legge queste persone andrebbero sanzionate. Se il reato investe la sede civile con la incandidabilità perenne del soggetto, se invece la responsabilità riveste l’ambito penale vanno sanzionate con pena certa e celere. Così facendo gli amministratori infedeli” ci penserebbero un po’ sopra prima di confondere il mandato politico che é servizio alla collettività con l’amministrare per propri rendiconti. Applicando ciò che la legge prevede, che la responsabilità é personale non avremo più il susseguirsi continuo di scioglimenti, cosa che avviene adesso, in quanto il personale politico nella maggior parte dei casi alla nuova tornata elettorale è lo stesso, e la collettività verrebbe tirata fuori da un contesto ad essa avulsa, nel rispetto della onorabilità di tante persone che sono vittime inconsapevoli della illegalità e amoralità dei singoli.

Prof. Michele Izzo.

Gentile professore, questa volta siamo parzialmente d’accordo con quanto da lei (legittimamente) sostenuto nel suo scritto. Abbiamo più volte, come giornale, richiamato l’attenzione dei lettori sulla necessità di una riforma della legge sugli scioglimenti dei consigli comunali. Ma va precisato, a tal proposito, che se riforma deve esserci va intesa come potenziamento di quella attuale. Di tale aspetto ne abbiamo parlato anche con i componenti della commissione nazionale antimafia, che abbiamo incontrato meno di una settimana fa negli uffici della prefettura di Napoli. Ciò che è importante, a dire il vero, è che nei comuni si insedino prefetti di livello e non pensionati senza più stimoli. E’ altresì necessario che negli enti locali si applichi il doveroso turn over negli uffici, dove spesso si annidano le principali fonti di illegalità. E’ necessario altresì poter spostare dirigenti e funzionari incapaci o infedeli. Occorre, inoltre, far si che i commissari lavorino per obiettivi: hanno 18 mesi di tempo e devono lavorare sulle anomalie segnalate nella relazione che ha portato allo scioglimento del Comune.

Spesso ciò non avviene e il commissariamento si rileva un mero traghettamento da una giunta all’altra. Quanto ai reati, egregio professore, abbiamo più volte sottolineato che lo scioglimento di un Comune non ha nulla a che fare con la sfera della giustizia penale: si tratta, invero, di una misura preventiva di carattere amministrativo. Se ci fossero reati acclarati e certi, non si procederebbe con lo scioglimento ma con misure cautelari o avvisi di garanzia emessi (in quel caso) dalla autorità giudiziaria e non certo con provvedimenti adottati dal Ministero dell’Interno e dal Consiglio dei Ministri.

Si scioglie un ente pubblico (a meno di clamorosi casi anticipati dall’emissione di provvedimenti cautelari) non perché siano stati commessi reati, ma spesso e volentieri, anzi quasi sempre, per palesi falle amministrative, che in qualche modo hanno potuto fornire un vantaggio ad ambienti controindicanti. Si valuta, in generale, dalla raccolta di numerosi elementi, se vi sia una permeabilità (di carattere generale) degli amministratori o degli uffici nei confronti dei suddetti ambienti. In pratica un condizionamento diretto o indiretto della sfera amministrativa, che talvolta sfocia in immobilismo amministrativo, che quasi mai è determinato dalla commissione di specifici reati. Cosa si può fare? I cittadini devono essere più consapevoli e attenti nella scelta dei futuri amministratori. Ma questo è un richiamo che resta spesso lettera morta. Le forze dell’ordine, quelle locali in primis, dovrebbero essere più attente alla sfera amministrativa, alle vicende più scabrose degli enti locali. Non sempre avviene, purtroppo. Infine lo Stato deve mandare nei territori ad alto indice di mafiosità, come Marano ad esempio, funzionari all’altezza del compito, che non abbiano paura di sporcarsi le mani e di essere (talvolta) anche impopolari.

Fernando Bocchetti

Direttore Terranostranews

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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